I rappresentanti di Iran, Russia e Turchia si sono riuniti in queste ore ad Astana per il sesto round dei negoziati sulla fine del conflitto in Siria. I tre Paesi, garanti del cessate-il-fuoco tra l’esercito siriano e le forze ribelli, hanno raggiunto un accordo sul mantenimento delle de-escalation zones per altri sei mesi e, soprattutto, un accordo di massima sui confini della zona di de-escalation a Idlib, provincia nell’ovest del Paese, roccaforte di Al Qaeda e, prima dell’occupazione da parte dei jihadisti, dei ribelli supportati dalle forze di Ankara. Secondo quanto riferito da Al Jazeera, le zone comprenderanno, come da accordi prestabiliti, Ghouta Est e le province di Idlib, Homs, Latakia, Aleppo e Hama, con possibilità di prorogare il termine di sei mesi – cosa che appare un’eventualità abbastanza probabile, almeno nel prossimo anno.
Secondo fonti citate dall’agenzia di stampa russa, Sputnik, l’accordo prevede, in particolare, che forze russe e iraniane monitorino le aree controllate dalle forze governative nella zona di de-escalation a Idlib. La stessa cosa farà la Turchia, sempre a Idlib, con le forze dell’opposizione. Stando all’agenzia Anadolu, su questo punto ci sarebbero tuttavia ancora negoziati in corso. E proprio per questo motivo, nelle prossime ore, un nuovo round di negoziati si dovrà focalizzare proprio sui dettagli della de-escalation zone prevista nella provincia di Idlib. Il motivo risiede soprattutto nella complessità dell’area, che da tempo è sotto controllo di Al Nusra e che, come riferito da Giordano Stabile per La Stampa, dovrebbe essere liberata proprio dalle forze dei ribelli filoturchi e dunque, in buona sostanza, da parte delle forze di Ankara impiegate a supporto dei ribelli. La liberazione di Idlib non sarà facile: Al Nusra conta almeno 9mila uomini in città e ha dimostrato una capacità di fuoco molto elevate, tanto da essere riuscita non solo a conquistare la città ma anche a rivaleggiare con lo Stato islamico. Proprio per le difficoltà insite nella liberazione, il governo di Recep Erdogan ha chiesto (e sembra anche ottenuto) garanzie strategiche e politiche importanti: il controllo di una linea di confine lunga 130 chilometri e l’invio di migliaia di uomini per supportare e coordinare la presa della città.
L’Iran e la Siria non vorrebbero cedere la provincia di Idlib all’influenza di Ankara, ma l’accordo sulla librazione di Idlib consegna, di fatto, a Erdogan la definitiva capacità di imporre la propria linea politica su quella provincia al confine con la Turchia. Una concessione difficile da accettare per Damasco e Teheran, ma necessaria: solo sguarnendo Idlib è possibile concentrare le forze verso Est per riuscire a sfondare la sacca di resistenza del governatorato di Deir Ezzor e raggiungere l’agognato confine con l’Iraq. E proprio per questo motivo, all’incontro di oggi, oltre ai rappresentanti di Russia, Iran e Turchia, saranno presenti anche gli Stati Uniti, rappresentati dal diplomatico David Satterfield, in qualità di osservatore. Per gli Stati Uniti le zone di de-escalation sono essenziali, come dimostrato dalla ormai famosa stretta di mano di Trump con Putin ad Amburgo, ma vogliono vederci chiaro. Per le forze curdo-arabe e della coalizione internazionale, guidate dagli Stati Uniti, permettere il cessate-il-fuoco in Siria serve a limitare e sconfiggere definitivamente lo Stato islamico, ma rischia di essere un assist fondamentale alle forze dell’esercito siriano e dei suoi alleati per dare il colpo di grazia ai terroristi del Califfato e alle ultime sacche di resistenza delle varie sigle ribelli e jihadiste all’interno del Paese. Quest’obiettivo contrasta, evidentemente, con quelli di Washington, che non ha mai fatto mistero di voler limitare l’avanzata di Damasco cercando di strappare più territori possibili all’Isis ed imporsi come potenza garante del futuro della Siria. E contrasta evidentemente anche con gli interessi di Israele, che teme l’accrescimento dell’influenza iraniana in Siria e la possibilità che le forze di Teheran permangano in territorio siriano e siano collegate via terra con gli alleati di Hezbollah. Gli accordi di Astana su Idlib saranno un punto di svolta fondamentale sul futuro della Siria.



