Negli ultimi due giorni sta rimbalzando su diversi canali Telegram e Twitter la voce di un potenziale ritiro della Wagner che sarebbe stato avviato in Bielorussia, ove solo poche settimane fa il fondatore dei mercenari Evgeniy Prigozhin ha stabilito il nuovo quartier generale. Lo spostamento di Prigozhin e della Wagner è stato concordato a seguito della mediazione di Aleksandr Lukashenko che ha posto fine alla rivolta dei mercenari dello scorso 24 giugno contro il governo di Vladimir Putin.

Il blogger militare Vchk-Ogpu, ritenuto vicino al gruppo, ha scritto sul suo canale Telegram che addirittura la “prima fase” del ritiro sarebbe stata completata e la seconda sarebbe pronta a iniziare il 13 agosto. Destinazione, ovviamente, la Russia, nazione di nascita dei mercenari. In Ucraina la questione è stata molto dibattuta per le possibili implicazioni militari di questo spostamento e un articolo sul Kyiv Independent parla apertamente di un collasso dell’accordo concluso il 20 luglio scorso tra Wagner e governo di Minsk, citando gli stessi blogger militari russi che hanno messo in circolo la voce.

A far partire il ritiro della Wagner, secondo Vchk-Ogpu e le fonti che dice di aver consultato, sarebbe stato il venire meno di una presunta promessa verbale fatta a Lukashenko dai funzionari russi al momento dell’ingresso della Wagner sul suolo bielorusso. Mosca si sarebbe impegnata a pagare il trasferimento, il mantenimento e il soggiorno delle migliaia di mercenari della Wagner che hanno partecipato alla rivolta del 24 giugno e si sono poi spostati in Bielorussia. Ma questo non sarebbe poi avvenuto.

Il leader di Minsk si sarebbe rifiutato di pagarlo di tasca propria e lo stesso avrebbe fatto Mosca, chiamando dunque al rientro in patria i miliziani. I mercenari avrebbero dunque preso a uscire dal Paese diretti a Krasnodar Krai e agli oblast di Voronezh e Rostov a gruppi di 5-600 combattenti alla volta.

L’Institute for the Studies of War che monitora quotidianamente le notizie sul teatro russo-ucraino spiega sui suoi canali che non c’è conferma da fonti aperte di immagini di convogli del gruppo Wagner o di trasferimenti aerei o terrestri che lasciano pensare allo spostamento graduale di quello che è a tutti gli effetti un mini-esercito al completo, con tanto di armi pesanti, blindati e mezzi corazzati. Ma apre a una prospettiva: l’idea che con la controffensiva ucraina in stato latente e una pressione a nuovi risultati militari favorevoli che attanaglia anche la Russia, Mosca possa esser chiamata a servirsi nuovamente degli efficenti servizi sul campo della Wagner in Donbass e nel resto del Paese invaso.

L’ipotesi di un nuovo dispiegamento in Ucraina

In quest’ottica Putin potrebbe aver avviato un tentativo di distacco da Sergej Shoigu, il potente ministro della Difesa, che non vorrebbe più sentirne parlare di reparti mercenari a supporto dell’esercito regolare. “Putin è probabilmente ancora preoccupato per la minaccia che Prigozhin rappresenta per i suoi obiettivi a lungo termine e continua a concentrarsi sulla separazione definitiva di Prigozhin da Wagner”, scrive l’Isw. Del resto il think tank fa notare che “Putin potrebbe voler che le forze di Wagner tornino in Russia in modo da poter facilitare più facilmente la subordinazione di Wagner”.

Le opportunità in Africa

Questa è una prima ipotesi per capire perché un eventuale movimento di truppe possa aver preso piede. Ma ci potrebbero essere almeno altre due ipotesi non da escludere. La prima ha a che fare con i sommovimenti in Africa, regione in cui il golpe in Niger ha dato un’inaspettata opportunità a Mosca di subentrare al vuoto lasciato dalla caduta di un governo filoccidentale in un Paese strategico. E avendo, come spiegato su queste colonne, in Africa la Wagner il fulcro del suo impero economico e la Russia interessi geopolitici crescenti per la sua proiezione, si potrebbe pensare a una “tregua” temporanea Putin-Prigozhin legata alla crescita della volontà di entrambi di approfittare della situazione caotica venutasi a creare.

Un trasferimento di combattenti verso l’Africa, in quest’ottica, sarebbe più difficilmente occultabile in Bielorussia, ma avrebbe modo di essere organizzato più strategicamente nel territorio metropolitano russo. L’idea di una Wagner “centrale appaltante” delle operazioni russe in Africa non può essere esclusa a priori per il post-24 giugno.

La Wagner e le tensioni con la Polonia

L’ultima ipotesi è invece legata a una reazione a una situazione fattasi sempre più incandescente sui confini occidentali della Bielorussia. Di fronte alla corposa mobilitazione militare polacca a Ovest del Bug, fiume che segna il confine polacco-bielorusso, alle tensioni aperte dai movimenti della Wagner nel Paese di Lukashenko e all’attenzione morbosa a cui ogni mossa dei mercenari era soggetta, l’idea di un periodo di decantazione imposto da Lukashenko o concordato tra questi e Prigozhin per dar tempo alla situazione di tranquillizzarsi e evitare incidenti pericolosi per la tenuta interna del Paese e degli accordi Minsk-Mosca-Wagner potrebbe avere un senso.

Le prossime settimane e eventuali conferme Osint di questi movimenti permetteranno di capire l’entità di un trasferimento già discusso ampiamente in Russia e fuori e di risolvere un mistero infittito dal silenzio tombale con cui Prigozhin e i suoi stanno accompagnando le mosse della Wagner dall’arrivo in Bielorussia, il 20 luglio scorso, ad oggi.