La Wagner non starebbe lasciando l’Africa, per come trapelato invece nei giorni scorsi. La conferma arriva dalle notizie riguardanti il salvataggio, attuato all’interno del territorio della Repubblica Centrafricana, di minatori cinesi ad opera proprio della compagnia privata di contractors russi. La Repubblica Centrafricana è uno dei Paesi del continente africano in cui la Wagner è presente già da anni. Ufficialmente per aiutare il governo centrale di Bangui nel ristabilire l’ordine nel territorio. Ma i contractors russi qui controllano anche diverse miniere, alcune non distanti dal luogo in cui hanno tratto in salvo i minatori cinesi.

Cosa è successo a Bambari

La storia relativa al salvataggio dei lavoratori inviati da una società di Pechino è stata descritta nelle scorse ore dal Corriere della Sera. La vicenda risale agli ultimi giorni, ma ha in qualche modo avuto inizio a marzo. In quel mese, un gruppo armato ha assaltato la miniera di Bambari, nel sud del Paese. La miniera in questione è gestita dalla Gold Coast Group, gruppo cinese che ha portato qui diversi suoi operatori. Nell’assalto di marzo, nove lavoratori cinesi sono stati uccisi. Negli stessi giorni dell’assalto, era in corso a Mosca l’importante vertice tra Vladimir Putin e Xi Jinping. La notizia non ha mancato di suscitare imbarazzo al Cremlino.

Mappa di Alberto Bellotto

Le autorità centrafricane, appoggiate dalla Russia e con cui Wagner collabora, hanno accusato del massacro il gruppo ribelle della Coalizione dei patrioti per il cambiamento (Cpc). Questi ultimi però, forse approfittando dell’incontro in corso a Mosca, hanno puntato il dito contro la Wagner. Il governo di Pechino non ha dato ascolto alla ricostruzione dei ribelli centrafricani, ma l’imbarazzo con la Russia è stato comunque evidente. E questo perché il gruppo di contractors russi di fatto, pur se non coinvolto nell’agguato, non è riuscito comunque a garantire la sicurezza dei lavoratori cinesi.

Pochi giorni fa un nuovo assalto, sempre attorno la miniera di Bambari. Questa volta i lavoratori cinesi sono riusciti a mettersi in salvo e a fuggire nella foresta vicino la miniera. Sul posto sono arrivati i combattenti della Wagner, i quali hanno raggiunto i lavoratori e li hanno così portati in salvo. Importante sottolineare che la chiamata alla compagnia di contractors sarebbe arrivata direttamente dall’ambasciata cinese di Bangui. Non sono però arrivate conferme in tal senso, anche se il South China Morning Post ha parlato di “consuetudine” a proposito della pratica, operata del governo cinese in caso di necessità, di rivolgersi a compagnie private di sicurezza presenti sul posto.

La conferma che Wagner non ha lasciato l’Africa

Al di là degli aspetti relativi ai rapporti tra Mosca e Pechino, l’operazione dei contractors Wagner nella Repubblica Centrafricana risulta importante soprattutto come testimonianza della presenza dei combattenti in Africa. Nei giorni scorsi invece, si è parlato di un graduale abbandono del continente per trasferire tutti i contractors in Bielorussia. Una conseguenza quest’ultima dell’accordo mediato dal presidente bielorusso Alexandar Lukashenko con il capo della Wagner, Eugvenji Prigozhin, dopo il mancato assalto a Mosca del 24 giugno scorso. Ma sull’addio ai territori africani le incognite non erano affatto poche.

Anche perché la Wagner tra Repubblica Centrafricana, Libia, Sudan e Mali occupa e gestisce diverse miniere e diversi giacimenti petroliferi. Impensabile quindi ipotizzare la fine degli affari portati avanti in questi ultimi anni da Prigozhin e dai suoi sodali. La conferma che la Wagner è ancora importante in Africa è arrivata anche da una recente cerimonia, svolta proprio a Bambari, in cui le autorità locali hanno conferito croci e onorificenze ai contractors russi come premio per il loro impegno volto a supportare il governo locale.

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