Secondo un canale Telegram affiliato a Wagner, sino al 20 maggio di quest’anno circa 22mila miliziani della Pmc (Private Military Company) di Evgenij Prigozhin sono stati uccisi nella guerra in Ucraina ovvero quasi un quarto del numero totale delle truppe del gruppo che hanno preso parte al conflitto.
Le statistiche ufficiali della Wagner
Il canale “Wagner Loading”(Разгрузка Вагнера – Razgruzka Vagnera) che sembra essere vicino a Prigozhin, afferma che un totale di 78mila miliziani hanno partecipato alla guerra ucraina e al momento della cattura di Bakhmut (il 20 maggio), 22mila erano sono stati uccisi e 40mila feriti. La Casa Bianca aveva dichiarato a febbraio che il Gruppo Wagner a quel punto aveva avuto 9mila morti e 21mila feriti.
Il canale russo rilascia altri numeri riguardanti la Pmc: 25mila sono attualmente i sopravvissuti ai combattimenti, compresi i feriti, e di questi poco meno di 10mila sono partiti o stanno partendo per la Bielorussia. 15mila sarebbero andati in congedo. Il canale dà anche una stoccata al ministero della Difesa russo, affermando che non si sappia da dove arrivino i 33mila miliziani che hanno firmato per l’esercito regolare, sostenendo con sarcasmo che “se tutti quelli che sono in congedo o sono stati uccisi hanno firmato, allora è possibile”.
Il gruppo Wagner ha svolto un ruolo fondamentale nell’invasione russa dell’Ucraina, e sono diventati sempre più importanti a partire dalla metà del 2022, ovvero dopo l’iniziale fallimento dell’esercito russo nel raggiungere gli obiettivi chiave. Inizialmente Wagner ha fornito piccoli gruppi di personale relativamente ben addestrato ed attrezzato per supportare l’esercito russo, ma con l’allungarsi del conflitto e le scarse prestazioni delle truppe regolari, Mosca si è appoggiata maggiormente ai miliziani di Prigozhin per condurre operazioni su larga scala, in particolare per la cattura della città di Bakhmut.
Il leader della Pmc ha anche reclutato un gran numero di detenuti dalle carceri di tutta la Russia (sotto il nome di Progetto K), che l’intelligence britannica stima in circa 40mila unità, avendo come contropartita l’amnistia.
La strage dei carcerati e le discrepanze
Si ritiene che la maggior parte delle perdite tra i wagneriti sia tra questi ultimi che sono stati usati in attacchi indiscriminati per per indebolire le difese ucraine, in particolare con assalti di massa, a ondate umane, per cercare di sopraffare il nemico col solo peso del numero. Unità Wagner più piccole e più professionali hanno quindi attaccato le posizioni ucraine una volta identificate e indebolite dagli attacchi di massa che hanno causato circa 20mila morti tra i miliziani provenienti dalle carceri russe. Secondo le stime statunitensi, Mosca ha dispiegato, nei primi mesi del 2023, circa 50mila miliziani del Gruppo, e proprio negli stessi mesi si stimava in 40mila quelli che erano detenuti.
Queste cifre però, come quelle delle perdite – in particolare quelle dei morti – sono solo stime: la Russia e i vertici dello stesso gruppo Wagner continuano gli sforzi per nascondere la vera entità delle perdite in Ucraina. A tal proposito sappiamo che il media russo di opposizione Verstka ha riferito che le autorità di almeno 16 amministrazioni federali della Federazione hanno cessato di pubblicare i necrologi dei soldati uccisi in Ucraina, mentre sette non hanno mai pubblicato necrologi coerenti per morti in guerra e 19 non lo hanno mai fatto. Bloomberg ha riferito il 22 giugno, citando i dati della Banca di Russia, che il gruppo Wagner sta pagando le indennità di morte alle famiglie del personale in contanti, probabilmente nel tentativo di nascondere il vero importo pagato, e ha osservato che sono state pagate così tante indennità che il fatturato in contanti in Russia negli ultimi 10 mesi ha superato le previsioni prebelliche di 2,2 trilioni di rubli (circa 25,9 milioni di dollari).
Capire se effettivamente quanto affermato dal canale Telegram corrisponda alla realtà non è facile, ma considerando che lo stesso Prigozhin, durante la sua sollevazione dello scorso 24 giugno, ha affermato di comandare 25mila uomini – ma è evidente che alla “marcia su Mosca” hanno preso parte solo tra i 5 e gli 8 mila uomini – molto probabilmente si tratta solo di propaganda.
Sappiamo che comunque i wagneriti, durante quelle ore convulse, non hanno tutti preso parte all’insurrezione: 3mila erano stanziati a Belgorod e non si sono mossi, quindi, ancora una volta, non è possibile avere una stima precisa di morti, feriti e personale ritirato dal servizio.
In ogni caso, anche se i numeri forniti dal canale fossero verosimili, significherebbe che il Gruppo ha visto la morte del 28% della sua forza mentre il 51% sarebbe stato ferito, quindi fuori combattimento. Perdite enormi che peraltro non si accordano con la media di guerra che vuole, per ogni morto, almeno tre feriti.
Prigozhin, in un video recente – ma di dubbia attribuzione – ha riferito che il personale del Gruppo Wagner non combatterà più in Ucraina. Lo “chef di Putin” sarebbe ora in Bielorussia dove è stato aperto un campo di addestramento che ha già cominciato la sua attività, quindi resta la possibilità di vedere in futuro i wagneriti combattere sotto la bandiera di Minsk.
La sorte dei miliziani presenti nel continente africano, invece, appare diversa: è stato lo stesso ministro degli Esteri Sergej Lavrov a dire che l’attività della Pmc in quel continente non cambierà, sebbene sarà altamente probabile che i volontari verranno inglobati nell’esercito regolare una volta tornati in Russia, oppure congedati qualora di nazionalità diversa, pur mantenendo la possibilità di raggiungere i loro commilitoni in Bielorussia nonostante il 14 luglio lo stesso presidente Vladimir Putin ha dichiarato di aver offerto alla compagnia militare privata l’opzione di continuare a servire come una singola unità sotto il loro stesso comandante.
Il destino del Gruppo Wagner non è quindi ancora segnato, e siamo convinti che rivedremo presto in azione la Pmc, magari sotto altra bandiera e con altro nome.