Migliaia di truppe mobilitate e velate minacce nucleari. La tensione ai confini orientali dell’Europa è sempre più alta. La Polonia da settimana rilancia accuse e manifesta preoccupazioni per quanto avviene oltre frontiera, in Bielorussia. Crescono i timori per la presenza del gruppo Wagner a Minsk e dintorni ma soprattutto per la possibilità che riesploda una crisi migratoria ai valichi di frontiera.
A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato anche Alexander Lukashenko nel corso di un’intervista con la giornalista ucraina Diana Panchenko. Il presidente bielorusso ha detto che il Paese non intende usare le armi nucleari russe arrivate recentemente da Mosca “a meno che non ci si trovi di fronte a un atto di aggressione”. Lukashenko ha poi rincarato la dose spiegando di essere pronto a usare “l’intero arsenale delle nostre armi per la deterrenza” nel caso di un’aggressione.
L’instabilità lungo i confini non si ferma a Varsavia ma coinvolge anche la vicina Lituania. Il 17 agosto Vilnius ha deciso di chiudere due valichi di frontiera con la Bielorussia, a Sumskas e Tverecius. Il governo lituano ha motivato la decisione parlando di crescente insicurezza dei confini per il timore di ingressi irregolari di migranti ed operativi del gruppo Wagner, ma anche per porre un freno a eventuale contrabbando di merci.
Gran parte del traffico è stato deviato nella località di Medininkai considerata più attrezzata per i controlli. Il presidente Gitanas Nauseda non ha però escluso di sigillare completamente i confini con la Bielorussia. Proprio su questo tema è in programma un trilaterale tra Lituania, Lettonia e Polonia il prossimo 28 agosto. Sul tavolo ci sarà proprio la decisione se chiudere o i confini con la Bielorussia.
All’origine delle tensioni
Il braccio di ferro tra Est Ue e Bielorussia in realtà è partito circa tre anni fa, quando Minsk venne scossa da diverse proteste di piazza dopo la conferma al potere di Lukashenko e l’Unione europea rispose con sanzioni e dure prese di posizione contro l’autocrate.
L’anno dopo nel 2021 la Bielorussia ha “risposto” facilitando il passaggio oltre confine verso la Polonia di migliaia di migranti provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa. Un atto ostile bollato da Varsavia e Bruxelles come un tentativo di destabilizzare l’Europa orchestrato dal Cremlino con la complicità di Minsk.

Foto: EPA/Wojtek Jargilo POLAND OUT
Poi è arrivato il 24 febbraio 2022 e l’invasione russia dell’Ucraina. Il governo polacco è stato tra i più strenui difensori di Kiev e ha dato da subito ogni tipo di supporto a Zelensky. Non solo. Il Paese si è dimostrato come l’hub perfetto per gestire l’apporto della Nato e dell’Occidente alla causa ucraina. È diventato velocemente il centro di smistamento di aiuti umanitari e armi diretti verso l’Ucraina, ma anche punto di partenza delle operazioni sotto copertura della Cia.
Un percorso analogo è stato quello delle tre repubbliche baltiche: Estonia, Lettonia e Lituania, che sul piano politico e operativo hanno appoggiato ogni iniziativa dell’Alleanza Atlantica in materia di supporto all’Ucraina. Questo scenario ha fatto sì che nell’ultimo anno la tensione che si respira lungo la nuova cortina di ferro sia aumentata a dismisura.
Come si muovono Russia e Bielorussia
I segnali di questa escalation sono tanti, a tratti inquietanti. Minsk e Mosca hanno adottato un approccio basato su due binari. Da un lato un’offensiva diplomatico-comunicativa e dall’altro un approccio muscolare in materia di esercito e Difesa. Sul primo punto da segnalare le reiterate accuse del Cremlino alla Polonia di interessarsi alla causa di Kiev solo perché in realtà mira ad annettere alcune regioni orientali dell’Ucraina.
Ma a destare preoccupazione sono soprattutto le iniziative militari. Una delle mosse che ha destato più scalpore è stata quella di spostare alcune delle sue armi nucleari a corto raggio in territorio bielorusso, una decisione che di fatto ha avvicinato ai confini Nato l’ombra nucleare. L’altro grande fattore destabilizzante sono le esercitazioni militari in territorio bielorusso che hanno punteggiato il 2023.
A rimescolare ancora di più le carte c’ha pensato anche il tentato colpo di Stato di Evgenij Prigozin di giugno. La ritirata del gruppo Wagner da Mosca mediata proprio da Lukashenko ha aperto le porte della Bielorussia ai mercenari russi. Tra conferme e voci di ritiro, oggi nel paese la truppa dei wagneriani pare essere ancora consistente: circa 7mila uomini secondo il canale Telegram filo-Wagner Grey Zone. All’inizio di agosto fonti dell'intelligence britannica hanno rivelato che il gruppo paramilitare è impegnato nell’addestramento dei militari bielorussi. Il 16 agosto poi è arrivata la conferma che la creatura di Prigohzin è stata registrata in Bielorussia come come impresa che si occupa di "istruzione".
A luglio il ministero della Difesa bielorusso ha pubblicato un foto su Telegram confermando l’inizio di giochi di guerra nell’area di Brest, un centro abitato a pochi chilometri dalla Polonia. La foto non solo ha confermato le operazioni, ma mostrato che insieme alle forze regolari di Minsk c’erano operativi del gruppo Wagner.
Qualche settimana dopo, a inizio agosto, la Polonia ha denunciato l’incursione di elicotteri bielorussi sul proprio spazio aereo parlando apertamente di provocazioni. Poi il 7 agosto Minsk ha mosso le truppe di nuovo lanciando un altro segnale all’Europa. Le forze armate bielorusse hanno tenuto una serie di manovre nella zona di Grodno, un centro abitato vicinissimo al confine con Polonia e Lituania. Esercitazioni, ha fatto sapere il ministero della Difesa di Minsk, basate sull’esperienza dell’”operazione militare speciale”, cioè l’attacco russo contro l’Ucraina. Giochi di guerra che avrebbero coinvolto l’uso di droni, ma anche l’interazione tra tank e forze motorizzate di altre unità dell’esercito.
L'importanza della regione per Nato e Ue
L'ultimo round dei giochi di guerra è forse l’episodio più preoccupante perché si è svolto a pochissimi chilometri dal Suwalki Gap, un lembo di terra di circa 96km che separa Polonia e Lituania e che viene considerato il punto debole della Nato e dell’Ue. Secondo diversi esperti occidentali il Suwalki Gap potrebbe essere l’epicentro di uno scontro tra Russia e Nato, un punto in cui Mosca può “tagliare” fuori le tre repubbliche baltiche rendendole un’isola, secondo le parole del ministro del ministero della Difesa estone, Kusti Salm.
Come ha ricordato Associated Press l’area è presidiata da un lato da truppe polacche e statunitensi; e dall’altro da forze tedesche, canadesi e lituane. Recentemente Varsavia ha dispiegato un dispositivo di difesa composto da 10 mila uomini a protezione dei circa 400km di confine con la Bielorussia.

La tensione lungo il confine più orientale dell’Europa è destinata a rimanere alta ancora per diversi mesi. Da Varsavia a Tallin la preoccupazione è elevata. Il 17 agosto il presidente della Lettonia, Edgars Rinkevics ha tenuto una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale proprio sui rapporti tesi con la Bielorussia. Al centro del meeting l’instabilità della frontiera dopo l’arrivo di Wagner in Bielorussia e l’aumento dell’immigrazione clandestina.
Intanto a Varsavia l’allerta è massima. A inizio agosto due cittadini russi sono stati arrestati con l’accusa di diffondere l’ideologia del gruppo Wagner. Ma a preoccupare è anche la cosiddetta Patriotic Force Command, una formazione di attivisti bielorussi che agisce come strumento nelle mani del governo di Minsk. Il gruppo, che diffonde comunicati in lingua polacca, ha accusato i politici di Varsavia di “innescare il fuoco della guerra con la loro retorica, guidati dalla frenesia dello sciovinismo”.

