L’incidente aereo di Tver in cui ieri Evgenij Prigozhin sembrerebbe aver perso la vita assieme a buona parte dello stato maggiore del gruppo Wagner da lui fondato, tra cui il comandante centrale Dmitriy Utkin, apre a numerose diatribe sul futuro della più nota e discussa formazione mercenaria di Russia. I cui combattenti si sono distinti in Ucraina prima di tentare il sollevamento del 23-24 giugno scorso contro il governo di Vladimir Putin.

Che fine farà la Wagner

E buona parte del futuro della Wagner dipende dai rapporti che il governo e le forze armate russe sono destinati ad avere con un’unità militare che prima è stata guardata con sospetto ed emarginata per poi venire di fatto decapitata in una tragedia la cui natura è sospetta. In Russia si parla di “attentato” e “incidente”, i media vicini alla Wagner incolpano “traditori” nelle forze armate, gli ultranazionalisti scaricano la colpa sugli ucraini. Conta, in quest’ottica, il messaggio ufficiale: Prigozhin, per lo Stato russo, è morto. E questo per la Wagner impone di pensare al dopo.

Prigozhin era indubbiamente l’uomo simbolo della compagnia di mercenari. Ma non dimentichiamo che i contractor tali sono perché capaci di offrire i loro servizi anche, se non soprattutto, in base alle contropartite economiche attese. E in quest’ottica la fine di Prigozhin e di comandanti a lui vicini come Utkin può aprire al governo di Vladimir Putin una finestra d’opportunità non secondaria per gerarchizzare definitivamente sotto le strutture pubbliche i Wagner.

Improvvisamente, sembra contare molto meno la ritirata dei mercenari in Bielorussia, l’accordo con Alexander Lukashenko che serviva destinato più a non far circolare in Russia Prigozhin dopo i fatti del 23-24 giugno che a risolvere la situazione e le recenti tensioni che hanno portato parte dei militari Wagner a rientrare in Russia dato che Mosca non pagava per il loro alloggio nel Paese vicino. “È la fine definitiva di Wagner come lo conoscevamo”, ha riassunto Samuel Charap della Rand Corporation parlando con Politico. Ma non del ruolo della Wagner in quanto tale. Almeno, non in partenza.

Via dalla Bielorussia e ritorno al fronte? La Wagner deve difendere il suo prestigio

Che scenari sono a disposizione? Due riguardano sicuramente i teatri maggiormente legati all’attività dei mercenari negli ultimi tempi: Bielorussia e Africa. Sul primo fronte, eliminati Prigozhin e Utkin, verrebbe certamente meno la necessità di Vladimir Putin di mantenere in esilio ampi contingenti Wagner ritenuti più utili al fronte. E il fatto potrebbe incentivare un richiamo graduale dei militari nei ranghi di Mosca, cercando accordi economici vantaggiosi per non far perdere loro lo status di prestigio conquistato sul campo.

I combattenti Wagner che si trovano in Europa, senza un uomo come Prigozhin alla loro testa, sono in una sorta di vicolo cieco: da un lato, è il prestigio conquistato combattendo a Bakhmut e non solo ad aver costruito una sorta di leggenda tra la popolazione circa il valore dei mercenari; dall’altro il golpe tentato del 23-24 giugno ha gettato un’ombra di discredito che il regime di Putin non ha fatto nulla per disincentivare. Da ultimo, la diffusione di notizie incontrollate della recidività dei galeotti arruolati nella Wagner e capaci di riconquistare la libertà con il servizio al fronte è stato un duro colpo all’immagine dei mercenari. I quali hanno una necessità impellente di distinguersi sul campo. Non conosciamo la catena di comando della Wagner dopo la morte di Prigozhin e Utkin, unica figura che potesse equivalere di fronte agli uomini il prestigio del fondatore: il grande dilemma sarà, in un primo luogo, capire se ci sarà chi, ai vertici. E il fatto che l’incidente aereo dovrebbe aver causato la morte di un altro vice del gruppo Wagner, Valery Chekalov, aumenta i dubbi.

Lo scenario della continuità africana

Non è detto però che sia necessariamente l’Ucraina a sottrarre i Wagner agli ozi di Capua della Bielorussia. Il contesto geopolitico apre un’opzione di backup per i militari Wagner che potrebbe essere la base di un compromesso sul ruolo futuro dei mercenari: proseguire la proiezione in Africa al soldo diretto della Russia e non di Concord, la “holding” che gestiva l’impero di Prigozhin. Qualora questo fosse confermato, Mosca potrebbe godere della proiezione formale dei mercenari. Sia che il gruppo venga “nazionalizzato” sia che continui così con un nuovo comandante, per Mosca è importante che prosegua la strutturazione delle attività che proprio Prigozhin era andato a supervisionare di recente nel continente conteso.

“Prigozhin o no, i russi volevano mantenere i loro interessi commerciali e di sicurezza in Africa”, ha scritto Rama Yade, direttore senior dell’Africa Center dell’Atlantic Council. “È un obiettivo primario. Putin è stato molto chiaro su questo quando ha detto che gli ammutinati hanno tradito il paese”. Il leader del Cremlino “non poteva più fidarsi di Prigozhin, che era sotto inchiesta per ribellione armata. Anche dopo il suo esilio, Prigozhin era considerato una minaccia per gli interessi russi in Africa, forse un concorrente con interessi rivali”, ma i suoi destini sono stati tenuti ben distinti da quelli della Wagner, che dopo Mali, Burkina Faso e Repubblica Centrafricana è pronta a sbarcare nel Niger fresco di golpe.

Putin non può però dare per certo che basterà riaffermare l’autorità sulla Wagner per tornare nel business as usual. In che misura i mercenari schierati in Africa sono fedeli alla Russia e quanto invece alle paghe di Concord e dell’impero di Prigozhin? Quanto sono innervati nelle corruttele e nei traffici di ogni tipo che animano questi Paesi? Quanta voglia hanno di ribadire la fiducia a un potere considerato come lontano? Domande che la conferma della morte di Prigozhin e Utkin renderebbe ancora più impellenti da risolvere.

Il terzo scenario: l’anarchia mercenaria

C’è una prospettiva remota ma che non si può togliere automaticamente dal campo: quella di una Wagner a macchia di leopardo, divisa tra unità in continuità e gruppi che sceglieranno di fare quello che i mercenari sanno fare meglio da millenni: vendersi al migliore offerente. E l’ipotesi di una serie di mercenari- cani sciolti in movimento per l’Africa pronti a mettersi al soldo di regimi e gruppi desiderosi di conquistare il potere negli Stati più destabilizzati o destinati a combattere con unità di mercenari di altri Paesi in guerre per procura continentali non va esclusa a priori per gli anni a venire.

Incidente o abbattimento deliberato, manovra di intimidazione o omicidio in piena regola che sia, il fatto di Tver sarà gravido di conseguenze. In primo luogo per il ruolo della Wagner nelle forze armate russe. Molto dipenderà dalla volontà di Vladimir Putin di muoversi nella direzione di una subordinazione al potere di Mosca delle attività della Wagner. Che non è da escludere possa trovare resistenze negli stessi ranghi fedeli a Prigozhin e per mesi soggetti a una propaganda che vendeva loro come cinico, ostile e rivale il potere centrale dei decisori su guerra e politica estera.