Skip to content
Guerra

La vendetta contro Prigozhin

La Russia si interroga sul dopo Prigozhin, tra timori di nuove rivolte e domande sui possibili mandanti dell'attentato

La notizia, anche se per certi versi attesa, è piombata a livello mediatico quasi all’improvviso. Forse, proprio perché attesa, è sembrata quasi surreale. Un attentato contro Prigozhin era stato infatti preventivato da molti analisti dopo la tentata marcia verso Mosca del capo della Wagner. L’attacco è arrivato con una tempistica e una dinamica che hanno dato l’idea di una vera e propria operazione chirurgica. A essere colpito è stato infatti l’aereo in cui, almeno secondo la lista di passeggeri, erano seduti tutti i vertici della Wagner. Non solo, ma l’attacco è stato portato avanti nel giorno secondo mesiversario dell’azione contro Mosca. Delle due, l’una: o Prigozhin, assieme al suo staff, si sentiva al sicuro oppure chi lo ha ucciso si è mosso con estrema precisione.

Le indagini sull’incidente aereo

Per adesso sia in Russia che all’estero la prima preoccupazione riguarda la ricostruzione della dinamica dei fatti. In primo luogo, c’è attesa per la comunicazione degli esami del Dna sui corpi dei dieci cadaveri ritrovati attorno l’aereo schiantatosi mercoledì a Tver, a metà strada tra Mosca e San Pietroburgo. Le vittime presentano profonde ustioni e un vero e proprio riconoscimento è stato impossibile. Fonti Wagner giovedì hanno riferito di un parziale riconoscimento da parte di un combattente, il quale ha individuato Prigozhin e il suo vice Dmitry Utkin grazie ad alcuni dettagli presenti sul loro corpo. Ma la vera prova del nove sarà per l’appunto costituita dal test del Dna.

Gli ultimi dubbi sulla morte di Progozhin risiedono sul fatto che gli aerei della Wagner in volo, nel momento dello schianto avvenuto a Tver, erano due. Il velivolo “sopravvissuto” è atterrato regolarmente a San Pietroburgo, prima di rientrare a Mosca nelle ore successive. E in questo venerdì, secondo il sito Flightradar24, si è diretto in Azerbaijan. C’è quindi una possibilità che il leader della compagnia militare privata possa aver preso, magari cambiando idea all’ultimo minuto, l’altro aereo.

Dopo l’eventuale conferma della morte di Prigozhin, occorrerà poi capire in che modo il velivolo è precipitato. Nelle prime ore dopo l’incidente, fonti vicine alla Wagner su Telegram hanno parlato di un vero e proprio abbattimento. L’ipotesi è stata suffragata anche dal fatto che l’aereo è caduto a 51 km da Valdaj, città che ospita una delle più importanti residenze presidenziali e per questo quindi schermata da diverse batterie di S300. Batterie da cui potrebbe essere partito il missile che ha centrato l’aereo di Prigozhin.

In Russia però sembra prendere piede l’ipotesi di un’esplosione a bordo del mezzo. Anche se non ci sono dichiarazioni ufficiali da parte del governo, è noto però che le autorità giudiziarie stanno ricercando in questo momento Artiom Stepanov. Si tratta di un amico di Prigozhin, nonché suo pilota di fiducia e fondatore della compagnia aerea proprietaria dei velivoli usati dal capo della Wagner. Sarebbe stato lui ad avere avuto accesso all’aereo precipitato nei giorni precedenti al disastro, per poi rendersi irreperibile dubito dopo. Il fratello ha dichiarato ai media che Artiom è partito per una vacanza in Kamcatka, nell’estremo oriente russo. Forse il sospetto delle autorità giudiziarie è che il pilota possa aver manomesso il velivolo, prima di allontanarsi da Mosca. Sui media russi sono apparse anche le dichiarazioni dei familiari di Kristina Raspopova, l’hostess a bordo dell’aereo vittima dello schianto. La donna, poco prima di imbarcarsi, aveva lamentato ai parenti un eccessivo ritardo dovuto a “insolite riparazioni”.

Al momento i video dell’incidente mostrano tutti la stessa dinamica: l’aereo perde improvvisamente quota, arrivando a scendere secondo Flightradar24 anche di 2.5 km in appena 22 secondi, dietro di sé una scia di fumo e un’ala sembra danneggiata. Troppo poco per accertare oggi quanto accaduto. Ma abbastanza per capire che l’incidente non è stato frutto di mera casualità.

Le parole di Putin

Qual è stata nelle ultime ore la posizione del Cremlino sull’attacco contro Prigozhin? Il presidente russo Vladimir Putin è ben consapevole di essere il primo sospettato, soprattutto all’estero. Quando si parla di vendetta, il primo pensiero va alla ritorsione contro l’avanzata verso Mosca del 24 giugno attuata dal capo della Wagner. Un’azione che è valsa al Cremlino un grave danno di immagine. Putin ha definito in quell’occasione Prigozhin un “traditore“.

Dopo la notizia dello schianto dell’aereo, il presidente russo in un primo momento non ha modificato la propria agenda ed è rimasto a Kursk dove stava commemorando le vittime della seconda guerra mondiale. Poi però lo scenario è cambiato. In tarda sera a Mosca sono state viste correre le auto del corteo presidenziale dirette al Cremlino. Un’immagine forse studiata dallo stesso Putin, il quale nelle situazioni di emergenza raramente si dirige verso il palazzo presidenziale preferendo invece la residenza presidenziale di Novo-Ogaryevo, nella periferia occidentale della capitale.

In tal modo il capo dello Stato russo ha dato l’idea di voler studiare da vicino la situazione, affrontando la vicenda come un’emergenza. Dopo ore di silenzio, nel pomeriggio di giovedì ha rilasciato le sue prime dichiarazioni. Putin, in particolare, ha espresso le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime, compresa quella di Prigozhin. Del suo ex amico non ha parlato, come fatto il 24 giugno, come di un traditore. Ne ha quasi tessuto le lodi, definendolo “uomo di talento” ma dal “destino difficile”. Successivamente ha reso omaggio agli sforzi fatti dalla Wanger nella guerra in Ucraina, promettendo una “esaustiva inchiesta”. Poche parole che non hanno del tutto tolto la scure di sospetti nei confronti della dirigenza russa. Ma che, al tempo stesso, non hanno del tutto chiuso all’eventualità di mosse attuate all’ombra del Cremlino.

I timori per una nuova rivolta

Poche ore dopo l’incidente aereo che ha coinvolto Prigozhin, alle autorità di Rostov e di Belgorod sono arrivati ordini di mobilitazione. Rostov è nota per essere stata la prima città parzialmente occupata dai combattenti Wagner il 24 giugno scorso. Una località simbolo dunque, da cui si temeva potesse partire nuovamente una rivolta da parte dei contractor. La situazione è poi rientrata nel giro di poche ore, ma diversi elementi fanno ritenere come al Cremlino al momento non si fidino.

Lo spettro è quello di una contro vendetta da parte della Wagner. E questa volta Putin non vuole farsi cogliere di sorpresa. Del resto su molti canali ricollegati alla compagnia, sono in tanti ad aver giurato ritorsioni. Al momento però, con il vertice decapitato, occorre capire in che modo i combattenti si muoveranno. Ma è lecito pensare che in questa fase i “superstiti” della Wagner stiano pensando a come riorganizzarsi e a come lanciare il nuovo guanto di sfida al Cremlino. A dimostrarlo è stata anche l’interruzione della connessione a internet nell’area dove, all’interno del territorio bielorusso, è stata allestita la base per i combattenti che hanno scelto di espatriare dopo la fallita azione di giugno.

Una vendetta da parte di chi?

Non ci sono dubbi sulla natura dell’incidente: si è trattato di un attacco mirato contro Prigozhin. Non resta però solo da capire la dinamica, ma anche il mandante. Si è detto molto sui sospetti verso il Cremlino e Putin, principali indiziati. Ma in Russia diversi analisti hanno sottolineato un altro fatto obiettivamente riscontrabile: Prigozhin aveva molti nemici. Sulla sua testa non pendeva solo l’ira del presidente che si è sentito tradito. Il suo protagonismo in occasione della battaglia di Bakhmut, le sue frasi contro il ministro della Difesa Shoigu e contro il capo di stato maggiore Gerasimov, le sue esternazioni social già prima di giugno, potrebbero avergli attratto un gruppo numeroso di nemici. Molti i potenziali mandanti, ma altrettanto tanti sono ancora i dubbi.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.