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La Turchia avrebbe iniziato la costruzione di una base aerea a Ganja, la seconda città dell’Azerbaigian. La notizia è stata data da un canale Telegram, “Wargonzo”, vicino ad ambienti turchi, ed è stata rilanciata da Agenzia Nova e da Armradio, il sito web della radio pubblica armena.

Secondo le indiscrezioni riportate, Ankara avrebbe già avviato la costruzione di una struttura militare e strategica con il pretesto di ripristinare le infrastrutture civili danneggiate durante gli scontri armati in Nagorno-Karabakh fra il 27 settembre e il 9 novembre.
Sempre secondo “Wargonzo”, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, non sarebbe molto contento del fatto che gli scontri armati in Nagorno-Karabakh abbiano sancito il ruolo centrale della Russia nella risoluzione del conflitto, soprattutto attraverso il dispiegamento delle sue forze di interposizione lungo la nuova linea di contatto stabilitasi nella regione dopo la guerra.

Inoltre, la Russia sta attivamente lavorando per la realizzazione di un nuovo aeroporto a Stepanakert, capitale dell’autoproclamata repubblica del Nagorno-Karabakh. Per questo motivo, secondo la fonte, la costruzione di una base aerea a Ganja, compenserebbe queste attività. Si suppone che nella base aerea la Turchia schiererà, oltre a elicotteri e personale, anche alcuni cacciabombardieri F-16.

Se la notizia fosse confermata, non sarebbe una novità vedere caccia turchi in Azerbaigian. Come vi avevamo già documentato lo scorso ottobre, gli F-16 di Ankara erano stati “scoperti” dalla ricognizione satellitare parcheggiati proprio nella base di Ganja, nel pieno del conflitto tra Armenia e Azerbaigian.

Le immagini, divulgate da Planet Labs e riportate per la prima volta da un reporter del New York Times, erano datate 3 ottobre 2020 e mostravano una coppia di F-16, nonché quello che potrebbe essere un aereo da trasporto leggero Cn-235.

I caccia turchi, per quanto ne sappiamo, non hanno attivamente partecipato al conflitto, come si paventava e come aveva affermato il capo ufficio stampa del ministero della Difesa di Erevan, che aveva sostenuto che uno di questi cacciabombardieri avesse abbattuto un aereo d’attacco armeno Su-25 “Frogfoot”, venendo poi smentito. Risulterebbe però che gli F-16 si siano levati in volo più di una volta per quelle che potremmo definire “missioni dimostrative”, con la finalità sia di tenere a terra la caccia armena, sia di evidenziare l’impegno attivo di Ankara nel conflitto.

Il piccolo contingente aereo turco era stato “dimenticato” in Azerbaigian, insieme ad altro personale militare, sin dallo scorso luglio, quando aveva partecipato a un’esercitazione con l’Aeronautica Azera, la TurAz Qartali-2020. Le manovre erano terminate il 10 agosto, ma le immagini da satellite mostrano che anche un mese dopo, il 10 settembre, i caccia turchi erano ancora presenti nell’aeroporto di Ganja, e a quanto sembra non si sono mai spostati da lì per tutta la durata del conflitto.

La questione dell’apertura di una base aerea turca in Azerbaigian non è affatto recente ed era già stata discussa proprio a ottobre, quando le immagini satellitari di Ganja avevano cominciato a circolare. Il 15 di quel mese, infatti, il presidente azero Ilham Aliyev aveva dichiarato che Baku e Ankara non avevano discusso della costruzione di una base militare turca in Azerbaigian. Come riportava la Tass, Aliyev aveva affermato che “noi e la Turchia abbiamo un ampio quadro di cooperazione. Abbiamo accordi firmati in molti ambiti, che includono anche aiuto reciproco in ambito militare. Questo è un nostro diritto. La Turchia è nostra alleata, e se c’è un serio pericolo per Azerbaigian, possiamo usare queste opportunità. Ma non c’è stata alcuna discussione sulla costruzione di una base militare turca in Azerbaigian”.

Attualmente non abbiamo modo di confermare quanto riportato dai media e da “Wargonzo”, però possiamo azzardare l’ipotesi che questa decisione si porrebbe perfettamente nel solco della politica estera turca, volta a espandere l’influenza di Ankara nel suo “vicinato” e diventare leader del mondo musulmano e turcomanno sparso tra il Medio Oriente e l’Asia Centrale, in quelle repubbliche nate dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica a maggioranza musulmana. Una base permanente in Azerbaigian garantirebbe alla Turchia una posizione avanzata per controllare il Caucaso, sua “porta di casa” come della Russia, e donerebbe prestigio internazionale andando ad aggiungersi agli altri presidi e contingenti militari che Ankara ha nella regione in esame sino a quelli in Africa. Una tale svolta sarebbe forse vista di buon grado anche da Israele, che non ha affatto nascosto il suo sostegno militare all’Azerbaigian in funzione del contenimento dell’Iran: espressione di una realpolitik tutta particolare.

Mosca invece si troverebbe a dover gestire la presenza militare stabile di un Paese della Nato – almeno nominalmente visti gli screzi degli ultimi tempi – o comunque “avversario” – non avendo rapporti considerabili come “idiliaci” – nel Caucaso, dopo che già la Georgia è entrata nell’orbita dell’Alleanza Atlantica, con tutti i problemi di destabilizzazione che potrebbero scaturirne: il timore del Cremlino è infatti un “effetto domino” nella sua sfera di influenza che finirebbe con il coinvolgere la sua stabilità interna mettendo in discussione l’attuale ordinamento dello Stato. Se davvero base turca sarà, quindi, lo sapremo proprio dalla reazione della Russia, che difficilmente potrà permettersi di non rispondere ad una simile eventualità.