Torna a infiammarsi il fronte di Idlib in Siria. La provincia, l’ultima ancora parzialmente fuori dal controllo del governo di Damasco, è interessata in queste ore da combattimenti lungo il quadrante occidentale, tra la cittadina di Maarat Al Numan e l’autostrada M4. L’esercito siriano starebbe puntando verso la località di Al Barah, strategica città controllata da gruppi vicini all’ex Fronte Al Nusra. Questa volta la Turchia, alleata dei gruppi islamisti presente a Idlib, sta lasciando fare. Anzi, le ultime informazioni hanno confermato che i soldati di Ankara stanno abbandonando i punti di osservazione in cui erano stanziati dal settembre 2018.

I turchi “salutano” il sud di Idlib

I militari turchi sono arrivati a Idlib dopo l’ennesima tregua tra il governo siriano e i gruppi islamisti di Idlib mediata dalla Russia e dalla stessa Ankara. A Sochi Putin ed Erdogan si erano accordati per la costituzione di “de escalation zone“, aree cioè dove veniva garantito un cessate il fuoco e dove lungo le linee del fronte russi e turchi potevano piazzare i propri soldati per sorvegliare sul rispetto della tregua. Da allora però i confini sono mutati. Tra la fine del 2019 e il gennaio del 2020, il governo siriano del presidente Assad ha infatti lanciato diverse operazioni volte a riprendere i punti più strategici della provincia di Idlib. Obiettivo di Damasco era soprattutto il recupero integrale dell’autostrada M5, la più importante del Paese in quanto collega la capitale con Aleppo. Meta raggiunta a fine gennaio grazie alla definitiva riconquista di Saraqib e di tutta la periferia ovest della stessa Aleppo.

Questo però ha fatto sì che i punti di osservazione turchi non fossero più lungo le linee del fronte bensì all’interno del territorio ripreso da Assad. Diversi soldati di Ankara sono rimasti per tutti questi mesi a sorvegliare aree non più in guerra. Mantenere qui truppe e mezzi per il governo turco era diventato un dispendio inutile a livello economico e strategico. Da qui la scelta di una smobilitazione generale in grado di ridare alla Siria il definitivo controllo di intere aree della provincia di Idlib. Importante in tal senso la chiusura del checkpoint di Morek, situato a ridosso dell’autostrada M5: senza più i turchi, il governo di Damasco può tornare a distanza di anni ad usufruire per intero dei collegamenti garantiti dalla più importante arteria viaria.

L’offensiva di Damasco

Intanto le operazioni militari dei soldati siriani a Idlib, coadiuvati anche in questo caso dall’aviazione russa, sono entrate nel vivo. L’esercito fedele al presidente Assad sta avanzando ad ovest di Maarat Al Numan. L’obiettivo sembra la messa in sicurezza del fianco occidentale della M5 e la conquista del saliente confinante con un’altra autostrada strategica, la M4. Quest’ultima collega la zona costiera di Latakia con Aleppo. Ma soprattutto è il “confine” individuato da un altro accordo russo – turco, quello di marzo, entro il quale mantenere le avanzate siriane. In poche parole, dopo aver ripreso la zona est di Idlib, Damasco può riprendere il quadrante sud occidentale senza però oltrepassare la linea rappresentata dalla M4. Le azioni dell’esercito stanno procedendo e ad Ankara, alla luce delle intese con Mosca, questo può andar bene. Se nei prossimi giorni i soldati siriani entreranno ad Al Barah potrebbero dilagare in quest’area nel giro di poche settimane.

Nuovo intervento di Ankara contro i curdi?

Inutilità dei checkpoint e attuazione di accordi con i russi: è per questo che i turchi stanno lasciando Idlib. La domanda però sorge spontanea: perché proprio adesso la smobilitazione? La coincidenza con la nuova operazione dell’esercito siriano nella zona non appare casuale. Secondo diverse fonti diplomatiche la Turchia, dopo aver dato silente via libera a Damasco a sud di Idlib, avrebbe rimesso nel mirino le zone orientali della Siria, quelle cioè controllate dalle forze filo curde dell’Sdf. Già da giorni per la verità sono diverse le voci a proposito di possibili interventi di Ankara contro i curdi. Mosse militari che non dovrebbero essere diverse da quelle già viste nell’ottobre del 2019 con l’operazione “Primavera di Pace“, in cui Erdogan ha usato miliziani islamisti prelevati da Idlib per invadere territori in mano all’Sdf.

A confermare le intenzioni della Turchia ci sarebbero anche alcuni bombardamenti attuati negli ultimi giorni nell’area di Ain Issa, tra le più interessate dell’intervento dello scorso anno. Dunque quello di Ankara è un vero e proprio riposizionamento delle proprio forze: da Idlib la difesa turca sta spostando uomini e mezzi verso est, lì dove nelle prossime settimane il fronte potrebbe diventare ancora più caldo.

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