Erdogan più veloce di se stesso: quando il presidente turco ha annunciato, lo scorso 26 dicembre, l’approdo in parlamento della mozione per dare il via libera all’invio di truppe turche in Libia, aveva previsto un’approvazione entro il 7 gennaio. Ed invece, in questo secondo giorno del 2020, da Ankara i parlamentari turchi hanno dato definitivo disco verde. Lo scenario libico è pronto adesso a subire un altro importante mutamento.

Il via libera del parlamento di Ankara

Il presidente turco aveva indicato come data per l’approvazione definitiva della mozione parlamentare, come detto, il 7 gennaio. Questo perché anche in Turchia, a ridosso del capodanno, il parlamento chiude e riprende dopo una settimana circa di ferie. Invece, nelle ultime ore del 2019, da Ankara è trapelata la notizia secondo cui il partito di maggioranza Akp, la formazione di Erdogan, ha premuto affinché il parlamento riaprisse in via del tutto eccezionale il 2 gennaio. E così è stato: fissata la seduta, tecnicamente straordinaria e sganciata dal resto del calendario parlamentare già definito, in questo giovedì i deputati turchi sono tornati a riunirsi.

Unico punto all’ordine del giorno era proprio la mozione presentata dal governo per l’invio dei soldati turchi in Libia. Altro non era che l’ultimo passaggio per mettere nero su bianco il progetto di Erdogan immaginato già a fine novembre. Ossia, fare della Turchia il principale alleato del governo libico guidato da Fayez Al Sarraj e dunque diventare attore protagonista del dossier che riguarda il paese africano. Tutto è nato dalla firma del memorandum tra Erdogan ed Al Sarraj, in cui si è sancito il rapporto di collaborazione tra Turchia e Libia. Oltre alla ridefinizione dei confini marittimi, grana non indifferente per le diplomazie dei paesi del Mediterraneo, Ankara e Tripoli hanno dato vita ad un accordo di natura militare.

In particolare, la Libia può richiedere in caso di necessità il supporto dell’esercito turco. E le avanzate di Haftar verso Tripoli sono considerate dal governo di Al Sarraj come una minaccia concreta, tanto da rendere necessario il supporto di Ankara. Dopo la fulminea ratifica nelle due capitali del memorandum, a fine dicembre la Libia ha chiesto ufficialmente l’aiuto militare alla Turchia. L’ultimo cavillo era dunque rappresentato per l’appunto dal cavillo del passaggio parlamentare. Anticipato a questo 2 gennaio, come prevedibile il via libera è arrivato senza troppi scossoni: 325 i voti favorevoli alla mozione voluta da Erdogan, 184 quelli contrari.

Il perché della fretta di Erdogan

Il 7 gennaio era evidentemente una data troppo al limite. Proprio in quella giornata in Libia si terrà la missione europea coordinata dall’Italia e che vedrà la presenza anche dei rappresentanti diplomatici di Francia, Gran Bretagna e Germania. L’8 gennaio invece, ad Istanbul si terrà l’atteso bilaterale tra Putin e lo stesso Erdogan. In poche parole, il presidente turco non voleva correre il rischio di non vedere il formale via libera del suo parlamento a ridosso dei due appuntamenti sopra richiamati. E così, ecco che il governo di Ankara è riuscito a far incastonare in queste ore il provvedimento che adesso renderà operativa la missione turca.

Così come si legge nel testo approvato dai parlamentari turchi, l’esercito del paese anatolico resterà per un anno salvo altre situazioni che richiedano una proroga della missione. I rappresentanti europei arriveranno in una Tripoli dove probabilmente i primi soldati turchi inizieranno a sistemare i propri mezzi. In tal modo, la missione voluta dai ministri del vecchio continente sarà quasi del tutto inutile. Ad Istanbul invece, il prossimo 8 gennaio Putin, che in Libia appoggia il generale Haftar, dovrà prendere atto del nuovo ruolo della Turchia nel sostenere Al Sarraj. L’accelerazione impressa da Erdogan a tutta questa vicenda, potrebbe dare i frutti sperati dal presidente turco già nell’immediato.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME