La Turchia avrebbe inviato nuove armi agli oppositori di Bashar al Assad, a Idlib, impegnati da settimane nei combattimenti contro l’esercito governativo, sostenuto dalla Russia. Un cambio di passo nella strategia turca che, fino a questo momento, mirava al raggiungimento di una tregua tra le parti in conflitto.

Nella notte tra venerdì e sabato – secondo quanto riferito da Reuters – un convoglio militare turco avrebbe raggiunto una base situata nel territorio di Hama, nei pressi della regione del monte Zawiya, da settimane nel mirino dei raid russi e siriani. Qui, Ankara avrebbe trasferito all’opposizione dozzine di veicoli corazzati, lanciarazzi d’artiglieria Grad, missili anticarro e i missili Tow, dando così un contributo concreto alla battaglia dei ribelli contro l’esercito governativo.

La battaglia di Idlib

Da settimane, il governatorato di Idlib – ultima grande roccaforte dei ribelli siriani – è al centro dell’offensiva del governo siriano, il cui scopo è riunire tutto il territorio nazionale sotto il controllo del presidente Al-Assad.

Nel settembre 2018, Russia e Turchia avevano concordato la creazione di una  zona cuscinetto demilitarizzata nell’area, sottoposta al pattugliamento di soldati turchi e russi. Tuttavia, la tregua non è durata a lungo e, in particolare negli ultimi giorni, si è assistito a una escalation di violenza.

Il governo siriano ha affermato di portare avanti una vera e propria campagna contro il terrorismo, in risposta agli attacchi degli estremisti di Idlib. Il loro territorio, infatti, insieme a parte dei vicini governatorati di Aleppo, Hama e Latakia, si troverebbe sotto il controllo delle fazioni dell’opposizione, che governano insieme al gruppo Hayat Tahrir Al-Sham (Hts), un’organizzazione militante del salafismo jihadista coinvolta nella guerra civile siriana.

Negli ultimi giorni, l’avanzata dell’esercito siriano ha portato le varie fazioni dei ribelli e i jihadisti ad accantonare le divergenze e a unire le forze, per la prima volta da anni, contro il nemico comune: l’esercito di Assad.

Gli interessi della Turchia

La Turchia teme che il recente crescendo di violenza nel territorio di Idlib possa minare il raggiungimento di una soluzione pacifica in Siria per due motivi. Innanzitutto, l’intensificarsi degli scontri sta causando lo sfollamento di migliaia di persone e Ankara teme l’arrivo di una nuova ondata di profughi siriani all’interno del suo territorio nazionale.

In secondo luogo, i bombardamenti di Assad contro i ribelli siriani potrebbero minare le relazioni tra Russia e Turchia e mettere a rischio il peso politico assunto da Ankara nel conflitto siriano. Pur essendo sempre state disposte a trattare per il raggiungimento di una soluzione alla guerra civile, Ankara e Mosca sostengono parti avverse del conflitto: la Russia è alleata del presidente siriano, mentre la Turchia sostiene l’opposizione.

Allo stesso tempo, Ankara considera la Russia un alleato chiave per la tutela dei suoi interessi all’interno del territorio siriano. La Turchia, infatti, mira a controllare completamente il confine con la Siria, consolidando la sua presenza nel distretto di Afrin e spingendosi fino a Manbij, attraverso la città di Tel Rifaat. Il suo scopo è impedire la nascita di uno Stato curdo al di là dei suoi confini, tutelando in questo modo la propria sicurezza.

Finora, nonostante i contrasti, Mosca e Ankara sono riuscite a mantenere stabile la cooperazione in Siria, pur ricercando entrambe il proprio interesse. La situazione di Idlib, tuttavia, potrebbe mettere a dura prova questa alleanza. Soprattutto se, come sostiene Joe Macaron, dell’Arab Center Washington Dc, la risposta per uscire dall’impasse risiedesse in un mutuo scambio – un’offensiva russa a Idlib in cambio dell’avanzata turca a Tel Rifaat.

In questo quadro, l’invio da parte della Turchia di nuove armi all’opposizione siriana potrebbe complicare la situazione, accentuando ulteriormente la distanza con la Russia.