Non accenna a diminuire la tensione nella provincia di Idlib, l’ultima ancora in mano alle sigle jihadiste in Siria e fuori dall’orbita di Damasco. Così come spiegato venerdì su InsideOver, una svolta importante è arrivata negli ultimi giorni dalla conquista di Saraqib. Si tratta di una città strategica, a pochi chilometri dal capoluogo della provincia e posta lì dove convergono le due autostrade siriane più importanti: la M5 e la M4. Un’avanzata, quella dell’esercito siriano, non gradita dalla Turchia. Il governo di Ankara teme un esodo massiccio di profughi verso le proprie vicine frontiere e lunedì proprie truppe regolari, presenti ad Idlib, si sono scontrate frontalmente con quelle siriane. E adesso Erdogan minaccia massicci interventi contro Damasco.

Duecento blindati turchi nella provincia di Idlib

Ankara già dal 2012 è ben presente all’interno di questa zona settentrionale della Siria. Prima indirettamente ed ufficiosamente, appoggiando milizie islamiste in funzione anti Assad che hanno preso il controllo del territorio, successivamente in modo diretto ed ufficiale. Gli accordi del 2018 con la Russia, con i quali sono stati istituiti le de escalation zone, hanno infatti previsto la presenza di militari turchi in appositi check point posti non lontano dalle linee del fronte. Quando da Damasco, nello scorso mese di gennaio, è emersa la volontà di intraprendere un’altra offensiva nella provincia di Idlib, il governo turco ha mobilitato le truppe presenti in zona. L’avanzata degli ultimi giorni, ha poi messo in ulteriore fibrillazione lo stesso presidente Erdogan. E così, ecco che tra domenica e lunedì è stato ordinato da Ankara di predisporre nuovi check point, questa volta vicini a Saraqib. La mancata comunicazione dei repentini movimenti di truppe, ha fatto sì che i soldati turchi fossero esposti al fuoco siriano. Si è arrivati così allo scontro frontale, in cui sono rimasti uccisi otto soldati di Ankara.

Con la conquista di Saraqib, l’attenzione turca su Idlib è ulteriormente aumentata. In questo sabato mattina, il ministero della difesa turco ha confermato nuovi ed importanti movimenti di truppe nella provincia siriana. In particolare, almeno 200 blindati sarebbero entrati in territorio siriano. Diversi convogli in poche ore hanno raggiunto il capoluogo Idlib, con molti soldati già schierati alle porte della città per prevenire nuove avanzate siriane. E le minacce oltre ad essere costituite dall’invio di nuovi militari, in queste ore sono anche verbali. Erdogan, in particolare, è tornato a mettere in discussione il futuro ruolo del presidente Assad: “Il futuro posto di Bashar Al Assad – ha dichiarato all’agenzia Anadolu Fahrettin Altun, portavoce della presidenza turca –  non è al palazzo presidenziale ma al Tribunale internazionale dell’Aia. Non è possibile stabilire una pace duratura in Siria se prima non cade il regime”.

Intanto Assad avanza

L’obiettivo di Ankara sembra essere quello di alzare i toni e dunque anche la posta in gioco, per arrivare quanto meno al raggiungimento del proprio obiettivo minimo: ossia, evitare un repentino attacco su Idlib e sulle zone lungo la frontiera turca. Nel frattempo, da Damasco si è deciso di intensificare ulteriormente l’operazione nella provincia settentrionale sfruttando la situazione di difficoltà in cui versano i gruppi islamisti. Molte miliziani sono in ritirata, in diverse zone di Idlib centinaia di combattenti sono rimasti senza rifornimenti. Per cui, ecco che l’esercito siriano dopo aver ripreso Saraqib è riuscito nelle ultime ore a conquistare diverse alture vicino quest’ultima città. Adesso gran parte della M5, l’autostrada che collega Damasco con Aleppo, è sotto il controllo del fuoco delle truppe fedeli ad Assad.

E novità potrebbero emergere nei prossimi giorni anche dalla stessa Aleppo: con gli islamisti in ritirata, l’esercito potrebbe definitivamente mettere in sicurezza la periferia occidentale della città, ripresa interamente dai governativi nel dicembre 2016. In tal modo, i militari potrebbero avanzare verso la provincia di Idlib anche da nord.

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