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La vendita di armi tedesche alla Turchia non smette di creare problemi. L’ultima polemica è stata lanciata dalla rivista Bild che ha rivelato come i carri armati di fabbricazione tedesca Leopard-2 siano stati forniti dalla Turchia ai miliziani jihadisti supportati da Ankara, gli stessi che stanno combattendo contro i curdi siriani nell’operazione “Sorgente di pace” nella Siria nordorientale.

Come si può vedere dalle immagini pubblicate sulla Bild, i miliziani del Free Syrian Army (Fsa) avrebbero utilizzato questi carri armati durante gli scontri fuori dalla città di Tal Tamir, protetta dai cristiani del Syriac Military Council, componente militare delle Sdf, le milizie filo curde supportate dagli Stati Uniti. La notizia è stata anche confermata dal portavoce delle milizie che ha affermato alla rivista tedesca: “La Turchia ci ha rifornito l’equipaggiamento militare, inclusi i carri armati”.

Dall’inizio dell’offensiva turca, sono stati denunciati innumerevoli crimini dei miliziani supportati dalla Turchia e dell’esercito turco contro civili curdi, giornalisti e personale medico. Eventuali mezzi pesanti di fabbricazione tedesca utilizzati per perpetrare questi crimini creerebbe un notevole imbarazzo ad Angela Merkel e non solo.

La Turchia ha preferito non commentare la notizia, mentre una presa di distanze arriva da Berlino. “Non abbiamo conferme certe,” è stato il commento al Deutsche Welle del vice portavoce del governo tedesco Ulrike Demmer, mentre il portavoce del Ministro della difesa ha dichiarato che il Ministero è ha conoscenza delle immagini ma non ha ulteriori informazioni a riguardo. La Turchia, membro della Nato, ha ricevuto 354 carri armati da combattimento Leopard-2 negli anni ’90 con la clausola di non venderli o fornirli a terzi se non con espressa approvazione della Cancelleria tedesca.

Il Governo della Germania aveva già subito delle fortissime critiche a gennaio 2018 quando delle fotografie diffuse dai principali organi di stampa dimostrarono che gli stessi carri armati venduti dalla Germania alla Turchia venivano utilizzati per massacrare i curdi nella campagna “Ramoscello d’ulivo” lanciata da Erdogan per conquistare il cantone curdo-siriano di Afrin. Le immagini pubblicate dai media turchi mostravano i Leopard entrare nel cantone di Afrin, nonostante l’accordo fra i due governi, turco e tedesco, prevedesse che l’esercito di Ankara utilizzasse questi mezzi esclusivamente nella guerra allo Stato islamico e non contro altre fazioni, come avvenuto in questo caso.

La vicenda dei carri armati venduti dalla Germania alla Turchia e utilizzati per attaccare i curdi, alleati dei Paesi membri della Nato nella lotta contro l’Isis, è solo l’ennesimo episodio che rappresenta il corto circuito che si è venuto a creare in Siria. Come ricorda Matteo Carnieletto per InsideOver, durante questi otto anni di conflitto, gli Stati occidentali hanno tollerato ogni tipo di barbarie pur di abbattere Assad. Ma ora quella violenza, generata anche con armi prodotte in Unione europea, si è diretta contro i curdi, che si trovano così a pagare scelte politiche poco lungimiranti e, soprattutto, che si vedono scippare nuovamente il proprio futuro. Proprio da chi aveva promesso loro di difenderli.

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