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Sergei Chemezov, amministratore delegato di Rostec, ha affermato che se la Turchia lo desidera la Russia potrebbe fornire ad Ankara il caccia Su-35S ora che è stata estromessa dal programma per il caccia stealth di quinta generazione F-35.

Rostec è l’azienda di Stato russa leader del settore Difesa che ha tre le sue consociate la Uac (United Aircraft Corporation) che ha raccolto l’eredità dei bureau Tupolev, Ilyushin, Yakovlev, Mikoyan-Gurevich e naturalmente Sukhoi. Tra i gioielli della Uac, oltre al nuovo Su-57, il caccia di quinta generazione made in Russia, c’è anche il Su-35S che si può considerare come di generazione 4++ al pari del nuovo Mig-35, presentato al pubblico per la prima volta a Mosca nel 2017, durante il Maks, la fiera internazionale dello spazio e dell’aeronautica.

L’alternativa russa per la Turchia

“Se i nostri colleghi turchi dimostrano interesse, siamo pronti a discutere le eventuali consegne del Su-35” sono state le esatte parole di Chemezov come riportato dalla Tass. Dopo l’arrivo in Turchia degli S-400, i sistemi missilistici di difesa aerea russi, gli Stati Uniti hanno definitivamente escluso Ankara dal programma F-35 così come paventato nei mesi passati e richiesto a gran voce dal Congresso.

La motivazione di tale provvedimento è da ricercare nelle possibili falle della sicurezza del software e dei sistemi elettronici dell’F-35 che si verrebbero a creare se inserito in un sistema difensivo in cui è presente uno degli ultimi ritrovati nel campo delle difesa missilistica russa come è l’S-400. Si aggiunga inoltre che tali sistemi non vengono venduti a scatola chiusa ma necessitano di mesi di affiancamento da parte di personale russo per addestrare quello turco.

Al momento in cui scriviamo, invece, non sappiamo ancora nulla in merito alle possibili sanzioni a cui andrebbe incontro la Turchia per merito del Caatsa, il provvedimento americano che punisce chiunque sia in affari con la Russia (ma anche con Iran e Corea del Nord) con particolare attenzione al settore delle armi. Del resto la decisione è molto delicata per la Casa Bianca, in quanto non vi è in gioco solamente la Turchia ma la stessa credibilità degli Stati Uniti.

Turchia che già aveva espresso interesse per il caccia di quinta generazione russo Sukhoi Su-57 a maggio dello scorso anno: in occasione delle prime avvisaglie di burrasca sugli F-35, sembra che Ankara avesse sondato il terreno russo che avrebbe offerto condizioni più favorevoli: il software del Su-57, al contrario di quanto accade per l’F-35, non è gestito dagli Stati Uniti che sono gli unici a possedere le chiavi elettroniche per il suo utilizzo e trasformazione.

Il problema turco, però, è lo stesso che ha fatto scegliere gli S-400 invece dei Patriot o dei Samp/T europei: la licenza di produzione. A quanto sembra la Russia sembra più malleabile ad offrire la cessione di tecnologia per i caccia Su-35 piuttosto che per i Su-57 (come proposto all’India), in fondo la Turchia è pur sempre ancora un Paese membro della “nemica” Nato.

Il Su-35S “Super Flanker”

Il caccia russo è stato presentato per la prima volta nel febbraio del 2008. Derivato direttamente dal Sukhoi Su-27, come si evince dalle linee praticamente identiche, in realtà è un caccia molto diverso. Il Su-35S pesa 19 tonnellate ed è lungo 21,9 metri con un’apertura alare di 14,7. La tangenza massima è di 20mila metri e può raggiungere una velocità di 2500 km/h. A differenza di un’altra creazione derivata dal Su-27, il Su-30, ha l’equipaggio composto da un solo uomo, il pilota, e viene impiegato principalmente per la difesa aerea sebbene possa usare anche munizionamento di caduta. Il caccia, infatti, oltre al cannone da 30 millimetri integrato, può portare sino a 8 tonnellate di carico bellico su 12 attacchi subalari e ventrali.

La sua manovrabilità è eccezionale anche grazie agli ugelli orientabili: il caccia, al pari del Su-27, è in grado di effettuare la manovra denominata “cobra” e vista da chi scrive proprio al Maks del 2017.

Il Su-35S è entrato in servizio in Russia nel 2015 e sino ad oggi è stato venduto solo a Cina e Indonesia con contratti che vedono rispettivamente la cessione di 24 velivoli per un valore di 2,5 miliardi di dollari e 11 velivoli.

Se la Turchia dovesse seriamente interessarsi al velivolo russo sarebbe così la terza nazione al di fuori della Russia ad avere in servizio il fenomenale caccia russo, ma, come già detto, il requisito fondamentale sarà un contratto di licenza di produzione oltre a considerazioni politiche che riguardano proprio il pericolo di incappare in ulteriori sanzioni americane.