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La Turchia ha aperto un secondo fronte nell’intervento militare “limitato” avviato la settimana scorsa in Siria, per “ripulire” il confine turco-siriano dall’Isis e dalle milizie curde siriane delle Unità di Protezione del Popolo (Ypg). Sabato, almeno venti carri armati turchi, assieme ad altri veicoli militari, hanno fatto nuovamente irruzione in territorio siriano. Stavolta dalla provincia turca di Kilis, 55 chilometri ad ovest di Jarablus, dove si era concentrata la prima fase dell’operazione Scudo dell’Eufrate, la maggiore incursione turca in Siria dall’inizio del conflitto nel 2011.Postazioni dell’Isis presenti nella zona sono state centrate dai tiri dell’artiglieria turca, mentre le forze aeree di Ankara hanno esteso le proprie operazioni su un’area di circa 90 chilometri, bombardando nei pressi di Arab Ezza e al Ghundura, ad ovest della città di Jarablus. Le operazioni si sono concentrate nei dintorni della cittadina di al Rai, al confine turco-siriano, a lungo contesa tra l’Isis e i ribelli dell’Esercito libero siriano, sostenuti dalla Turchia, che l’hanno conquistata lo scorso 28 agosto, proprio durante l’offensiva lanciata dai turchi. Lo Stato Islamico ha quindi risposto alla nuova incursione di Ankara sparando tre razzi katyusha sulla provincia turca di Kilis, come conferma il quotidiano turco filo-governativo Daily Sabah.Nonostante l’offensiva Scudo dell’Eufrate stia proseguendo, la Turchia ha però rassicurato l’Occidente sul fatto che l’intervento militare sarà limitato al raggiungimento dell’obiettivo della protezione delle frontiere turche, liberandole dalla presenza delle milizie curde  e dei miliziani dell’Isis. La Turchia “non può consentire l’instaurazione di un corridoio del terrore lungo la sua frontiera meridionale”, ha detto Erdogan in proposito, assicurando che l’esercito di Ankara non  intende occupare parti di territorio siriano.Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, vicino all’opposizione, i carri armati turchi sarebbero entrati anche a Kobane, dove ci sono state nuove proteste da parte della popolazione residente curda, dopo quelle della giornata di ieri, in cui hanno perso la vita due persone dopo che l’esercito turco, denunciano fonti curde, avrebbe aperto il fuoco contro i civili. I residenti protestavano contro la costruzione di un muro di cemento, che Ankara vuole edificare lungo la frontiera e che, secondo i curdi, sconfina per circa venti metri in territorio siriano.Intanto la leadership curdo siriana, impegnata nella lotta all’Isis nel nord della Siria, dopo l’intervento turco, si trova in una fase di estrema difficoltà, e punta il dito contro una possibile intesa tra Damasco ed Ankara, in funzione anti-curda. È quanto rivela, in un’intervista concessa al quotidiano britannico Independent, un importante ufficiale curdo, Sihanouk Dibo, consigliere del leader curdo siriano Salih Muslim, il quale sostiene che il governo turco e quello siriano potrebbero essersi riavvicinati, in questa fase, proprio per limitare le aspirazioni nazionalistiche dei curdi, malviste da entrambi. In questo senso, secondo l’ufficiale curdo, si spiega l’enfasi sempre più ridotta che il governo turco sta mettendo nel chiedere la destituzione di Assad. Come confermano le dichiarazioni del nuovo premier turco, Bilal Yildirim, che in occasione del bilancio tracciato per i primi cento giorni del suo governo, ha affermato che dopo la normalizzazione delle relazioni “in corso con Israele e Russia”, la Turchia prevede di normalizzare i rapporti anche con l’Egitto e la Siria. In questo quadro, gli scontri delle scorse settimane tra Ypg ed esercito governativo a Hassakeh rappresenterebbero, per l’ufficiale curdo, il segnale mandato da Damasco ad Ankara, sulla disponibilità siriana a riportare i rapporti con la Turchia al livello precedente lo scoppio del conflitto nel 2011. Proprio il “fattore curdo” potrebbe rappresentare, quindi, il terreno di una rinnovata intesa tra Ankara e Damasco, mentre il timore delle milizie curde è che possa venir meno anche il sostegno degli Stati Uniti, sotto le pressioni della Turchia.