Gli Stati Uniti hanno perso circa 24 UCAV (Unmanned Combat Air Vehicle) tipo MQ-9 “Reaper” durante l’attuale conflitto nel Golfo Persico, di cui almeno 16 per reazione diretta delle difese aeree iraniane. Israele invece lamenta l’abbattimento di almeno 18 UAV (Unmanned Air Vehicle) di vario tipo, ma tutti per attività ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance), acquisizione dei bersagli e guerra elettronica (EW).
Se consideriamo che il conflitto in atto ha visto l’abbattimento da parte iraniana di due cacciabombardieri (e il danneggiamento di altri due), possiamo dire che i droni sono quindi gli assetti che hanno subito di più gli effetti delle difese aeree avversarie. Occorre fare una premessa: il sistema di difesa aerea iraniano è stato fortemente degradato dalla campagna SEAD/DEAD israelo/statunitense, e sostanzialmente le forze di Washington e Tel Aviv hanno ottenuto la superiorità aerea nella maggior parte del territorio iraniano: l’elevato consumo di bombe tipo JDAM (28 km di portata massima dallo sgancio) e secondariamente (quattro volte meno) di GBU-39 Small Diameter Bomb (circa 110 km di portata) rispetto a più effettivi sistemi stand-off come gli AGM-158 JASSM (900 km di portata) e i missili “Tomahawk” (circa 1.600 km di portata), è indice di come i velivoli della coalizione siano stati in grado di penetrare piuttosto agevolmente lo spazio aereo iraniano.
Il cielo dell’Iran però non è privo di minacce, e i recenti abbattimenti di un F-15 e di un A-10 dimostrano come le difese aeree di Teheran siano ancora capaci di manifestare una reazione da non sottovalutare, soprattutto in quanto alcune batterie di SAM (Surface to Air Missile) utilizzano sensori elettro/ottici-IR (Infrarossi) per il puntamento invece del radar. I droni, però, hanno pagato il pezzo più alto di questa campagna aerea, e non è affatto una sorpresa: concettualmente, un drone, soprattutto un UCAV o un assetto da ISR leggero come alcune tipologie di droni israeliani abbattuti, nasce per essere uno strumento “spendibile” rispetto a un cacciabombardiere pilotato, ma soprattutto nasce per assolvere determinate missioni in determinati ambienti di combattimento.
Uno UAV (o comunque un qualsiasi veicolo unmanned) non è quindi la panacea che può sostituire sempre e comunque un assetto pilotato, o un altro strumento bellico, magari più costoso.
Proprio parlando di ambiente di combattimento, quello iraniano non è uno spazio incontestato: non si tratta dell’Afghanistan dei talebani, della Siria dell’ISIS o dell’Iraq del 2003, dove le difese aeree erano praticamente inesistenti. L’Iran, come detto, conserva qualche tipo di capacità di difesa aerea di media portata, e soprattutto può contare su un numero indefinito di MANPADS (Man Portable Air Defense System), i quali possono giocare un ruolo importante proprio per via del profilo di missione di UCAV come gli MQ-9 “Reaper” statunitensi.
Fotografie e filmati di fonte iraniana, soprattutto durante le prime due settimane del conflitto, hanno mostrato questi droni volare a bassa quota nel cielo iraniano mentre svolgevano missioni di attacco al suolo con missili “Hellfire”. Questo missile nasce per colpire obiettivi ravvicinati (raggio d’azione compreso tra i 500 metri e gli 11 km) e viene utilizzato anche da elicotteri e mezzi terrestri, richiedendo che i bersagli debbano essere continuamente illuminati da un puntatore laser (fatta eccezione per la versione “Longbow” con guida terminale radar attiva). La missione tipo di un “Reaper”, quindi, porta il drone a operare a quota relativamente bassa in un ambiente bellico ancora contestato, spiegando così lo stillicidio di questi UCAV durante il conflitto. Lo stesso ragionamento vale per i droni leggeri israeliani andati perduti: si tratta di assetti per ISR che non sono pensati per volare ad altissima quota, su lunghissime distanze e in ambienti contestati. Si tratta di droni “tattici” che le IDF hanno sviluppato in funzione della tipologia di guerra che devono condurre nel loro intorno geografico, in particolare nel Libano, a Gaza e in Siria. Non è infatti un caso che l’unico drone di tipo “strategico” andato perduto – un MQ-4C “Triton” della U.S. Navy per compiti ISR – sia precipitato per cause ancora ignote ma non per reazione delle difese aeree iraniane, quanto meno non per azione cinetica.
I “Reaper” operano inoltre con un profilo di volo prevedibile, effettuando lunghi circuiti di attesa al di sopra di una determinata area di territorio ostile, perché, ancora una volta, si tratta di assetti “spendibili” nonostante il loro costo. Inoltre, questi UCAV, non hanno alcun tipo di accorgimento per ridurne la traccia radar o IR, volano a velocità molto inferiori rispetto a quello di un cacciabombardiere, ma soprattutto non hanno contromisure elettroniche (ECM) integrate, a meno di non venire dotati di pod subalare adatto a tale scopo sacrificando quindi carico bellico.
La maggior parte dei “Reaper” è stata abbattuta da missili terra-aria e le perdite si sono finora concentrate su città come Isfahan, Shiraz e Qeshm, ovvi centri nevralgici per le capacità militari iraniane, quindi molto più difese rispetto ad altre località. Ulteriori perdite si sono verificate durante attacchi alle basi aeree e delle forze armate iraniane, ovvero obiettivi meglio protetti rispetto ad altri.
In definitiva, i “Reaper” sono stati impiegati in un ambiente bellico per il quale non sono adatti, e sebbene siano un assetto più spendibile rispetto a un cacciabombardiere pilotato (la missione per recuperare i piloti abbattuti ha superato di gran lunga il prezzo dei velivoli stessi), rappresentano comunque un velivolo costoso: è stato stimato che, in totale, gli USA abbiano perso 720 milioni di dollari solo per questi UCAV, considerando un costo unitario di 30 milioni.
Il drone non è diventato improvvisamente inutile: come accennato, è uno strumento ideale per ambienti di combattimento non contestati. Sicuramente però, considerando che la guerra contro l’Iran si configura come un conflitto aereo (e navale) asimmetrico, il “Reaper” non è idoneo per affrontare minacce simmetriche di Paesi meglio armati come la Russia e la Repubblica Popolare Cinese senza aver prima effettivamente ottenuto la supremazia aerea.
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