Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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La task force Takuba è un raggruppamento militare europeo presente tra il Mali e il Ciad che opera dal marzo 2020 sotto il comando dell’Operazione Barkhane ed è attualmente composta da due gruppi di forze speciali franco-estoni e franco-ceche, un distaccamento di soldati svedesi, uno di danesi (entro gennaio), uno di lituani, e da personale italiano, arrivato a Gao il 12 marzo scorso.

Il contingente italiano, il più numeroso dopo quello francese (si stima siano impiegati tra i 200 e i 250 operatori), risulta essere praticamente già operativo: la piena capacità operativa (Foc – Full Operational Capability) del nostro distaccamento sarà dichiarata nei prossimi giorni. La composizione esatta del contingente italiano è sconosciuta, ma sappiamo che vengono utilizzati distaccamenti di forze speciali e, tra gli altri mezzi, elicotteri da trasporto CH-47 ed elicotteri d’attacco A-129 Mangusta. A questo risulta, presto task force Takuba vedrà l’arrivo anche di un gruppo di soldati rumeni e ungheresi.

Sarebbero una cinquantina i rumeni arriveranno “nei prossimi giorni” a Ménaka, tra cui circa venti appartenenti alle forze speciali, mentre a marzo toccherà all’Ungheria entrare nel sistema: sono attesi quasi un centinaio di soldati, sempre a Ménaka. Il parlamento ungherese ha approvato lo scorso novembre l’invio di un contingente in Mali fino al 31 dicembre 2023.

L’Italia è attivamente coinvolta nel tentativo di stabilizzazione e contrasto al terrorismo della regione subsahariana. Roma partecipa alla missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger (Misn), alla missione di stabilizzazione integrata delle Nazioni Unite in Mali (Minusma), alla missione Eucap Sahel “Niger” e “Mali” e alla Eutm Mali nonché alla Coalizione per il Sahel, annunciata al vertice di Pau del G5 Sahel nel gennaio 2020.

La missione in Sahel viene considerata prioritaria dal governo italiano, in quanto da quel settore provengono le principali minacce terroristiche per il fronte sud europeo ed è cruciale per le crisi migratorie, inoltre essere presenti in Mali e in Ciad insieme ai partner europei significa stabilizzare una regione che rientra nella sfera del Mediterraneo Allargato.

A riprova di quest’importanza, il ministro degli Esteri Luigi di Maio aveva fatto visita a Bamako ad aprile del 2021, seguito il mese successivo dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini, che aveva passato in rassegna anche le nostre truppe ivi schierate.

Tuttavia, questo dispiegamento potrebbe essere compromesso se, per caso, il governo di transizione maliano, retto da militari che sono stati all’origine di due colpi di Stato, raggiungesse un accordo con la compagnia militare privata (Pmc) russa Wagner per formare le forze di sicurezza locali e garantire la protezione delle alte personalità del Paese.

La Francia molto di recente ha già avvertito che l’uso di mercenari russi sarebbe incompatibile con il mantenimento della sua presenza militare in Mali. Per il momento, e nonostante l’avvertimento rivoltogli dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas), il governo di transizione maliano non intende ricevere una linea per la sua condotta, sostenendo che non consentirebbe a nessuno Stato “di decidere a quali partner rivolgersi o meno”. In particolare il primo ministro maliano Choguel Kokalla Maiga ha fatto sapere che “ci sono partner che hanno deciso di lasciare il Mali per ripiegare su altri Paesi, ci sono aree che sono state abbandonate”, riferendosi all’annunciata evoluzione del sistema militare francese nel Sahel.

A giugno, infatti, il presidente Emmanuel Macron aveva annunciato la fine dell’operazione Barkhane. Dalla fine del 2021 il sistema francese farà affidamento sul distaccamento delle forze speciali “Saber”, con base in Burkina Faso, su Takuba, che continuerà a supportare le forze armate locali, e su risorse dislocate a Niamey in Niger al fine di supportare questi ultimi nelle aree in cui hanno deficit di capacità (aviazione, intelligence, comunicazioni).

Il governo maliano, in una nota del 24 dicembre, ha fatto sapere che, allo stesso titolo della missione Eutm, nel Paese sono presenti degli istruttori russi “nel quadro del rinforzo delle capacità operative delle forze di difesa e sicurezza nazionali”, ricordando anche che il Mali è impegnato in un partenariato bilaterale con la Russia da anni.

Il comunicato ha risposto a quello dell’Eliseo del 23, in cui tutti i partner internazionali impegnati nella missione Takuba hanno condannato fermamente il dispiegamento di truppe mercenarie sul territorio maliano.

“Truppe mercenarie” che, nel frattempo, sono arrivate e si sono schierate: sappiamo che i primi elementi della Wagner hanno preso possesso della base di Timbuctù precedentemente occupata dai francesi sino al 14 dicembre scorso.

La presenza russa in Mali potrebbe essere destabilizzante in quanto la diplomazia è in mano all’Eliseo, che ha usato toni durissimi verso la giunta militare attualmente al potere arrivando a dire che “sta esercitando il potere in modo illegittimo” e che per “salvarsi” si è affidata ai russi della Wagner.

Dal punto di vista pratico, prima di lanciarsi in qualsiasi previsione, bisognerà capire il numero totale di “consiglieri” militari russi ed il loro equipaggiamento, oltre alle regole di ingaggio con le quali opereranno. Qualora dovessero essere impiegati in vere e proprie operazioni, come i componenti della task force Takuba, potrebbero esserci episodi “spiacevoli” se mancherà un coordinamento tra i due gruppi. Coordinamento che difficilmente ci sarà.

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