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Le pressioni di Joe Biden, sempre più forti con il passare dei giorni, unite alle dichiarazioni rilasciate da Sergej Lavrov nel corso della famigerata intervista a Zona Bianca, su Rete 4, potrebbero aver convinto Israele a cambiare registro sulla guerra in Ucraina.

Secondo quanto riportano i media israeliani, Tel Aviv sarebbe disposta ad inviare ulteriori aiuti in Ucraina al governo guidato da Volodymyr Zelensky. Da quanto emerso, oltre agli aiuti umanitari destinati ai civili e ai rifugiati, Israele starebbe pensando a fornire a Kiev anche materiale militare.

Tuttavia, come sottolineato da una delle fonti citate dal sito statunitense Axios, si tratterebbe di “armi prevalentemente difensive e in quantità limitata, dal momento che Unione europea e Stati Uniti stanno aumentando la loro assistenza militare a Kiev”.

Le pressioni di Biden

Senza ombra di dubbio la citata pressione degli Stati Uniti ha giocato un ruolo chiave in quella che potrebbe essere la svolta israeliana sulla guerra in Ucraina. La richiesta di Washington, a quanto pare, sarebbe stata avanzata durante un incontro la scorsa settimana alla Casa Bianca tra il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan e il capo del Consiglio di sicurezza nazionale israeliano Eyal Hulata. Rirocordiamo che Israele aveva fin qui respinto le richieste dell’Ucraina di armi più sofisticate, e che solo il mese scorso aveva accettato di inviare migliaia di caschi e giubbotti antiproiettile, ma solo per i sanitari e i primi soccorritori.

Le dichairazioni di Lavrov

Altre indiscrezioni hanno tirato in ballo le affermazioni di Lavrov. Il malumore della leadership israeliana, o almeno quello di una parte di essa, nei confronti della Russia sarebbe cresciuto e non poco a causa dello scivolone diplomatico commesso dal ministro degli Esteri russo. Brevissima sintesi: Lavrov, sostanzialmente per giustificare il progetto russo di denazificare l’Ucraina, un Paese al momento governato da un presidente di origine ebraiche, ha dichiarato che anche Hitler aveva le stesse origini ebraiche.

In un secondo momento il presidente russo, Vladimir Putin, si è scusato con il primo ministro israeliano, Naftali Bennett, per le osservazioni fatte dal suo ministro degli Esteri sulle possibili origini ebraiche di Adolf Hitler. “Il primo ministro ha accettato le scuse del presidente Putin per le osservazioni di Lavrov e lo ha ringraziato per aver chiarito il suo atteggiamento nei confronti del popolo ebraico e della memoria dell’Olocausto”, si legge nella nota diffusa dall’ufficio del primo ministro israeliano dopo la conversazione telefonica tra i due leader.



Israele cambia registro?

Una settimana fa Israele era presente alla base aerea di Ramstein in Germania. Lì, Dror Shalom, capo dell’ufficio politico-militare del ministero della Difesa, ha preso parte all’incontro voluto agli Stati Uniti sull’invio di armi in Ucraina. E pensare che, dall’inizio del conflitto a pochi giorni fa, Zelensky aveva più volte chiesto invano a Tel Aviv un supporto militare mai arrivato.

Israele era ed è molto interessata a mantenere buoni rapporti diplomatici con la Russia, anche perché deve necessariamente coordinarsi con l’esercito russo, padrone dei cieli della Siria, per organizzare le incursioni aeree nel Paese per colpire obiettivi collegati a Hezbollah e all’Iran.

Eppure, i fatti sopra descritti potrebbero aver convinto il governo israeliano a cambiare posizione. Il quotidiano Haaretz ha scritto che Tel Aviv potrebbe inviare a Kiev soltanto armi difensive, probabilmente sperando che questo possa non scatenare una piccata reazione di Mosca. A proposito di armi, si parla dell’Iron Dome, ovvero il sistema anti-missilistico già utilizzato da Israele per difendersi dai razzi sparati da Gaza.

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