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La firma del memorandum di intenti (Memorandum of Understanding, MoU) apposta dai ministri della Difesa di Regno Unito e Svezia, Penny Mordaunt e Peter Hultqvist, al Riat (Royal International Air Tattoo) svolto nella base Raf di Fairford, segna il primo ingresso ufficiale di un Paese estero al programma Tempest. La svedese Saab parteciperà al fianco di un team composto da Bae Systems, Rolls-Royce, Mbda Uk e Leonardo Uk alla ricerca, sviluppo, progettazione e realizzazione dell’aereo da combattimento di sesta generazione, destinato a sostituire gli attuali caccia in una competizione serrata con il programma franco-tedesco (con l’aggiunta della Spagna) del Fcas. L’Italia, invece, è ancora fuori da ogni partecipazione, anche se molto probabilmente la scelta, una volta che saranno trovati e stanziati i fondi, non potrà che ricadere sul Tempest per questioni sia industriali, partecipandovi già Leonardo, sia politiche, essendo l’adesione al Fcas vincolata al “dominio” della francese Dassault e di Airbus. La firma del MoU tra Svezia e Regno Unito, ovviamente, non preclude alla possibilità di entrare a far parte del programma Tempest, ma ciò che è certo è che il peso e le possibilità di dettare linee strategiche saranno sempre più limitate.

L’apporto di Saab al Tempest

Come è stato spiegato dalle dichiarazioni del ministero della Difesa britannico a margine della sigla, il primo passo nella collaborazione tra Londra e Stoccolma sarà a livello governativo e comprenderà gli Stati maggiori delle rispettive aeronautiche. La Royal Air Force e la Svenska flygvapnet dovranno stabilire a quali necessità dovrà rispondere l’aereo da combattimento del futuro, permettendo così alle diverse industrie impegnate di lavorare al meglio per raggiungere gli obiettivi posti. Di certo il programma Tempest non sarà di facile svolgimento anche perché le tecnologie necessarie per fare il balzo generazione saranno molte, specialmente per quel che riguarda l’avionica e le strumentazioni da guerra elettronica, ramo in cui Saab è ai livelli più avanzati al mondo. La fiducia nelle capacità raggiunte dalla principale industria del Paese scandinavo è tale da aver portato, nel febbraio scorso, il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica svedese Mats Helgesson a dichiarare che il Gripen E –l’ultima versione del caccia Saab- sarebbe in grado di abbattere un Sukhoi Su-35 russo senza difficoltà. Questo perché il Gripen E a differenza delle sue controparti nel mondo è stato sviluppato e costruito intorno alle capacità di guerra elettronica, non potendo contare né su un grande maneggevolezza né sullo stealth e né sulla possibilità di portare molti missili.

Il primo passo? Il Gripen E

Il fatto di essere stato sviluppato per avere massima efficienza negli attacchi elettronici fa del Gripen E un punto di partenza importante per lo sviluppo del Tempest. Sul piatto Saab metterà la comprovata esperienza nella progettazione e nella realizzazione di caccia e di addestratori, ma anche del Saab 340 Aew&C (Airborne Early Warning & Control) l’unico da preallarme e controllo ad essere interamente realizzato in un Paese europeo. Un aspetto che non è da sottovalutare dal momento che il futuro caccia di sesta generazione integrerà una serie di sensori che gli permetteranno di svolgere anche un ruolo importante nel controllo dello spazio aereo, operando ben oltre la linea dell’orizzonte al pari di un velivolo Awacs.

Oltre ai radar di controllo dello spazio aereo, Saab potrĂ  dare il suo apporto nella realizzazione del Tempest anche tramite le conoscenze maturate nello sviluppo del sistema Arexis, la famiglia di tecnologie che sono la base delle capacitĂ  di guerra elettronica del Gripen E, costituita da ricevitori digitali a banda ultralarga, dispositivi di memoria a radiofrequenza digitale (Drfm) e un radar Aesa (Active Electronically-Scanning Array). Quest’ultimo prodotto dall’italiana Leonardo negli stabilimenti di Edimburgo.

Il complesso sistema multi-funzionale del Gripen E, controllato da un’unica avionica, è praticamente comparabile a quello degli aerei di quinta generazione, potendo dividere la gestione delle strumentazioni della sicurezza del volo da quelle tattiche. Inoltre, la progettazione del sistema multi-funzionale di Saab è stata fatta guardando al futuro potendo essere utilizzato anche con le tecnologie in fase di sviluppo, garantendo la piena integrazione con i sensori ottici e con il Data Link 16 –la rete sicura per lo scambio e la condivisione di dati tattici militari utilizzata dalla Nato.

Una piattaforma per i test

Nel programma Tempest, probabilmente, l’apporto che sarĂ  dato da Saab sarĂ  prettamente relativo agli aspetti di guerra elettronica, allo sviluppo di tecnologie avanzate e all’integrazione dei sistemi di bordo dell’aereo nella rete di sensori, di postazioni missilistiche e di radar. A ciò Saab affiancherĂ  come ha spiegato, a margine della firma del MoU, il ministro della Difesa Hulqvist la possibilitĂ  di testare sugli stessi Gripen E le diverse tecnologie che saranno sviluppate per il Tempest. Certo è che con queste premesse il programma presentato in pompa magna dal Regno Unito, quartultimo salone aerospaziale di Farnborough, sembra avere “una marcia in più” rispetto al rivale franco-tedesco. L’Italia resta ancora alla finestra a guardare, ma presto sarĂ  l’ora di fare una scelta, valutando attentamente le possibilitĂ  e le opportunitĂ  di Leonardo nella partecipazione a uno o all’altro programma.

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