La “super rompighiaccio nucleare” e il dominio artico russo

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“L’Unione sovietica ha annunciato ieri che il suo rompighiaccio nucleare Arktika aveva raggiunto il Polo Nord, la prima nave di superficie a sfondare la banchisa artica fino alla cima del mondo. Secondo i dispacci della stampa di Mosca, l’Arktika da 25mila tonnellate ha raggiunto il Polo Nord alle 21:00, Martedì ora di New York, in un viaggio  programmato per celebrare il sessantesimo anniversario della rivoluzione bolscevica”. Così, il 18 agosto del 1977, il New York Times raccontava l’epopea della nave sovietica. Un meraviglioso viaggio a ritroso che la stessa testata ripropone online, rispolverando pagine originali ed arrugginite negli scaffali del tempo. Le stesse, dopo 43 anni, ripropongono gemme preziose della geopolitica nell’era della Guerra fredda, incentrandosi proprio sul primo modello dell’Arktika. L’analisi continua dettagliando testualmente che “la rompighiaccio, lungo 460 piedi, era guidata dal suo capitano Yuri S. Kuchiyev, un evidente sforzo per dare alla spedizione un peso aggiunto, il ministro sovietico della Marina mercantile, Timofei B. Guzhenko, era a bordo”.

Come le fonti attuali, già nel ’77 la stampa scriveva: “L’Unione sovietica, l’unico Paese con rompighiaccio a propulsione nucleare, consente che tali navi mantengano aperti in inverno alcuni dei principali porti congelati come quello di Leningrado e forniscano accesso a ricche risorse lungo la costa artica”.

Successivamente l’articolo continua focalizzandosi sulla capitale sovietica dicendo: “Mosca ha dato la priorità al prolungamento del periodo di navigazione perché il platino ed i metalli hanno un posto di rilievo nelle esportazione sovietiche negli Stati Uniti ed in altri Paesi industriali occidentali. I russi sono ansiosi di vendere queste e altre risorse naturali per guadagnare la valuta estera necessaria per l’acquisto della moderna tecnologia occidentale“. Sebbene siano trascorsi più di 40 anni, l’ansia della competizione non è cambiata, nonostante la nuova geo-economia detta oggi percezioni fortemente differenti rispetto alle pagine del passato.

La nuova “Arktika” nel 2020

Nel 2020 la storia scrive un nuovo copione riproponendo gli stessi attori. La scena è sempre tutta per la super-rompighiaccio nucleare sovietica “Arktika”. Il gioiello di fabbricazione russa denominato anche “Progetto 22220” vede l’impegno della United Shipbuilding Corporation, leader nel settore della costruzione di navi da guerra e sottomarini. L’imbarcazione è equipaggiata, come riferisce Mil Press Flot Prom, con due reattori nucleari RITM-200 da 60 MW, sviluppati dalla Afrikantov OKBM e monta un sistema di tre eliche dotate di quattro pale a passo fisso. Le caratteristiche principali della nave riferiscono una lunghezza di circa 173,3 metri ed una larghezza di 34. La profondità al centro dello scafo è di 15.2 metri, i serbatoi destinati alla pesca sono tra gli 8.5-10.5 metri per un dislocamento di circa 33mila tonnellate. La previsione di vita dell’imbarcazione è stata stimata intorno ai 40 anni e circa 320mila ore per i reattori. Lo scopo del progetto è quello di facilitare la rotta del Mare del Nord e scortare le spedizioni nell’Artico. Questo grazie anche alla speciale progettualità ingegneristica, che consentirebbe alle navi di poter essere operative sia in acque artiche che negli estuari dei fiumi polari.

La politica di Vladimir Putin

La Corporation è una società pubblica fondata con decreto presidenziale il 21 marzo del 2007 a San Pietroburgo. Specializzata nel settore cantieristico, produce navi civili e militari con un fatturato stimato al 2016, di 341,696 miliardi di rubli ed un utile netto di 6032 miliardi, come riportato dal sito ufficiale dell’azienda. La compagnia Osk, solo al 2011, contava circa 73mila dipendenti e tre divisioni di costruzione tra cui, il centro navale occidentale, anche sede dell’ammiragliato russo, quello di manutenzione settentrionale a Severodvinsk e l’altro a Vladivostok, nell’estremo oriente. Arktika fa parte della politica emergente di Mosca di operare e sfruttare le risorse della regione polare. Ma il messaggio della rinnovata flotta rompighiaccio sembra essere la protezione dei suoi interessi nell’area. Per rinforzare tali politiche, Mosca sta costruendo altre due navi gemelle, la Ural e la Sibr. Entrambe saranno dotate di doppio scafo rinforzato e capacità di penetrazione di oltre tre metri. Questo armamento ha, probabilmente, lo scopo di consolidare la posizione della Russia non solo nella percezione mediatica generale, ma anche quello di inviare un chiaro messaggio di risolutezza agli Stati Uniti d’America.