Volodymyr Zelensky accarezza l’idea di un referendum istituzionale per sottoporre ai cittadini ucraini l’ipotesi che nel percorso verso la pace con la Federazione Russa Kiev possa trovarsi costretta a cedere le aree del Donbass occupate da Mosca, se non oltre.
Cosa dice Zelensky su Donbass e referendum
Nella giornata odierna il presidente ucraino ha presentato alcuni dei dettagli del piano rivisto discusso col leader Usa Donald Trump e definito dai negoziatori di Kiev e Washington. Secondo Zelensky, gli Usa sono passati dal chiedere a Kiev di cedere l’intero territorio del Donbass, ivi compreso quello ancora controllato dalle truppe ucraine, a una soluzione di compromesso, secondo cui il suo esercito lascerebbe il Donbass non occupato dai russi ma questi ultimi non vi entrerebbero, creando una “zona economica libera” a mo’ di cuscinetto. Zelensky ha anche detto che un tale progetto potrebbe essere sottoposto a referendum confermativo di fronte alla popolazione ucraina.
Un’ipotesi, quest’ultima, che mira a rispondere a diverse istanze interne e a creare il retroterra politico ideale per consolidare l’eventuale accordo in un contesto difficile per il Paese invaso. L’inverno avanza, sul terreno l’esercito di Kiev è in sofferenza, la Russia sembra rilanciare verso l’alto ogni ipotesi diplomatica prospettata dagli Usa e da Kiev e non voler dar spazio per un cessate il fuoco, da Trump è pure arrivata una serie di critiche circa la presunta fragilità democratica di Kiev e l’assenza di elezioni nel Paese.
La difficile strada verso la pace
Come ha ricordato il direttore Fulvio Scaglione su InsideOver, i recenti sondaggi mostrano un chiaro orientamento pro-pace della popolazione ucraina, con il 69% favorevole alla fine di una guerra logorante e sempre più difficile. Chiaramente, il discorso si sposta da “volere la pace” a “quale pace” e se un possibile abboccamento con Mosca sia possibile. Zelensky, il cui cerchio magico è collassato per l’ondata di inchieste per corruzione che ha toccato figure a lui vicinissime e da ultimo ha portato alle dimissioni del capo dell’amministrazione presidenziale Andrij Yermak, vede un consenso sempre più fragile sfarinarsi. Teme l’opzione “novembre 1918” tedesco, cioè l’idea che una parte ultranazionalista della società ucraina sfrutti un’eventuale pace negoziata come artificio retorico per parlare di tradimento.
La strategia di Zelensky
Al contempo, per Zelensky chiedere un referendum potrebbe essere l’occasione di domandare delle concessioni alla Russia e Vladimir Putin, perché tale voto richiederebbe un cessate il fuoco per essere svolto.
Il presidente, che gode di sondaggi sempre meno favorevoli, intende dunque usare tutte le carte possibili per passare dal ruolo di comandante in capo del tempo di guerra a quello di leader dell’era di pace. La strada resta in salita. Perché, nel frattempo, dal Cremlino continua a trasparire silenzio. E senza una proposta chiara, decisa e netta da inviare da Washington a Mosca la situazione non si schioderà. Per ora il negoziato è tra alleati, sul piano da concordare tra Kiev e Washington. Il difficile, in fin dei conti, verrà dopo.
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