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Il missile da crociera a lungo raggio ha viaggiato per due ore e sei minuti sopra le acque territoriali, per poi colpire il bersaglio designato situato in mare aperto, a 1.500 chilometri dal punto di lancio. L’ultimo test missilistico effettuato dalla Corea del Nord è stato un successo. “I collaudi hanno confermato l’eccellente efficacia e praticità del nuovo sistema d’arma”, ha spiegato l’agenzia di stampa nordcoreana Kcna.

A giudicare dall’ultima parata militare, sembrava che Kim Jong Un non fosse intenzionato a stringere i muscoli. Almeno non questa volta, e non in un periodo così delicato per le sorti del suo Paese, tra la minaccia del coronavirus sempre latente, una presunta carenza di generi alimentari riscontrata in alcune province, i danni economici provocati dai disastri naturali e i negoziati di pace con Stati Uniti e Corea del Sud che ristagnano da anni. E invece, con una mossa quasi a sorpresa, a cavallo tra l’11 e il 12 settembre, il Grande Leader ha dato l’ok a un nuovo test.

In realtà, c’era da aspettarsi una manifestazione di forza del genere da parte di Pyongyang. Non solo per completare al meglio i festeggiamenti tenutosi per commemorare il 73esimo anniversario della fondazione della Nazione, ma anche per inviare un messaggio ben preciso all’amministrazione Biden. Già, quel Joe Biden rimasto invischiato nelle sabbie mobili afghane, e adesso travolto dalle critiche per aver lasciato Kabul in mano ai talebani. L’occasione, per Kim, era troppo ghiotta per non aumentare la pressione su Washington.

L’ultimo test

L’ultimo missile, hanno scritto i media nordcoreani, è stato realizzato dall’Accademia delle scienze di difesa nordcoreana ed è frutto di un processo di sviluppo durato due anni. Il quotidiano Rodong Sinmun ha pubblicato le immagini del lancio, mostrando il cruise in volo circondato da una palla di fuoco. Al test erano presenti alti funzionari del governo, ma non Kim Jong Un. Le operazioni militari sono state visionate da Pak Jong-chon, componente del presidium del politburo del Partito dei Lavoratori.

Pak non è certo un personaggio qualunque. Come già spiegato nel dettaglio su queste colonne, è un generale da sempre considerato vicino a Kim. È stato promosso recentemente all’interno dell’organo decisionale più importante del partito, appunto, il presidum, di cui fanno parte solo cinque esponenti (tra cui Kim). La promozione di Pak sarebbe da ricollegare al ruolo avuto dallo stesso generale nello sviluppo di missili a corto raggio, dopo la sospensione dei test di missili intercontinentali nel 2018. “Questa è un’altra grande manifestazione delle enormi capacità della scienza e della tecnologia della difesa e dell’industria delle armi del nostro Paese“, ha commentato Pak, evidenziando “la necessità di fare tutto il possibile per aumentare le capacità militare, nel raggiungimento di grandi obiettivi, garantendo la deterrenza bellica a lungo termine”.

Il test è stato accolto dalle critiche degli Stati Uniti e dal Giappone. I missili rappresentano “minacce” per i Paesi vicini e per la comunità internazionale, e dimostrano la “continua attenzione allo sviluppo del programma militare” della Corea del Nord, sottolinea una nota del Comando Indo-Pacifico degli Stati Uniti. I missili nordcoreani di tale portata rappresenterebbero una “grave minaccia per la pace e la sicurezza del Giappone e delle aree circostanti”. “Siamo estremamente preoccupati“, ha detto Katsunobu Kato, portavoce del governo giapponese, menzionando gli sforzi giapponesi per rafforzare le capacità di difesa missilistica.

Un’arma strategica

Il missile testato dalla Corea del Nord non costituisce una violazione delle sanzioni Onu attuate, nel corso degli anni, per contrastare il programma missilistico e nucleare di Pyongyang. Al governo nordcoreano è infatti vietato l’utilizzo di tecnologia balistica; al contrario, i missili da crociera, considerati meno pericolosi dei balistici, non rientrano nel campo delle sanzioni. Si tratta, dunque, di una provocazione di basso livello, l’ennesima provocazione lanciata da Kim per far ripartire i negoziati sul dossier nucleare con gli Stati Uniti?

Attenzione alle parole chiave utilizzate dai media nordcoreani. La Kcna ha definito il missile appena testato “un’arma strategica di grande importanza”; i media hanno quindi riportato minuziosamente le cifre inerenti alla sua portata. L’aggettivo “strategico” non si trova in bella vista casualmente, e lo stesso discorso vale per la distanza percorsa dal cruise, evidenziata il più possibile. Unendo i punti, si capisce che la portata del missile “include” tutta la Corea del Sud e l’intero Giappone, compresa la base americana coreana di Pyongytaek, in Corea, e le sedi Usa giapponesi di Yokosuka e Okinawa.

Altro aspetto da considerare: i missili da crociera vengono di solito usati per colpire obiettivi militari precisi. In questo caso, potrebbero essere riadattati a trasportare armi di distruzione di massa – come una mini testata nucleare – verso un bersaglio. Kim potrebbe quindi voler tenere sotto scacco gli alleati statunitensi nella regione asiatica, per poi aspettare che Washington bussi alla porta per chiedergli di riaprire i negoziati sui vari nodi da sciogliere. A quel punto, Pyongyang alzerà la posta in palio, chiedendo, ad esempio, la rimozione, parziale o totale, delle sanzioni economiche che affliggono la sua economia in cambio di qualche concessione.

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