La Polonia non si nasconde e ha un chiaro obiettivo nella guerra in Ucraina: fermare Vladimir Putin imponendogli uno scacco strategico tale da essere valutato come una sconfitta sul campo. In modo tale da imporre al leader del Cremlino la necessità di capire le esigenze strategiche e securitarie di Varsavia.

E per farlo la Polonia non intende stare ferma, ma vuole coinvolgere l’Alleanza Atlantica. Pur di sostenere la resistenza di Kiev la Polonia ha chiesto “una missione di pace” della Nato, “protetta da forze armate”, per aiutare l’Ucraina. A dichiararlo è stato il vicepremier polacco Jaroslaw Kaczynski nella sua recente missione a Kiev. “Questa missione non può essere disarmata. Deve cercare di fornire aiuti umanitari e pacifici all’Ucraina”, ha affermato Kaczynski, dopo aver partecipato a Kiev, insieme ai primi ministri polacco, ceco e sloveno, a un incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il primo ministro Denys Chmyga

La Polonia pensa in grande

Che cosa vorrebbe dire attuare una strategia del genere è chiaro a tutti. Sarebbe il passaggio di una linea rossa cruciale.

La Polonia guidata dal partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS) è bastione del contenimento antirusso il cui premier Mateusz Morawiecki ha guidato, assieme al suo vice e capo di partito Jaroslaw Kaczynski, ha partecipato alla visita europea di sostegno a Volodymir Zelensky, a testimonianza di un impegno strategico fortemente attivo in queste settimane.

Varsavia sulla guerra russo-ucraina pensa in grande: Putin può essere sconfitto. “Dai primi giorni del conflitto, quando l’Unione europea sembrava esitare, Varsavia ha annunciato la creazione di un’alleanza con Regno Unito e Ucraina per assistere il paese invaso”, nota Domani. “La Polonia si è fatta carico da sola di quasi due milioni di rifugiati e la sua frontiera è divenuta uno snodo strategico per la fornitura di aiuti” mentre l’idea di una sconfitta sul campo della Russia da attuare con i profondi rifornimenti di armi ha comportato, tra le altre cose, l’ipotesi di fornire direttamente dei caccia, poi tramontata per le minacce di Mosca. E ora Varsavia accarezza un’idea non meno radicale, dato che “vorrebbe acquistare” dagli Usa “droni d’attacco Reaper armati con missili Hellfire dagli Stati Uniti, per poi cederli all’Ucraina. Questi sarebbero più efficaci e letali dei droni turchi Bayraktar” che già adesso stanno dando buona prova in Ucraina.

Lezioni della storia

La Polonia gioca in grande sul conflitto russo-ucraino e assieme a Estonia, Lettonia e Lituania è la nazione dell’Unione Europea e della Nato più rigida sulle opzioni per il contrasto a Mosca. Varsavia ha precise ragioni strategiche per fare del suo governo l’alfiere della crociata antiputiniana.

Innanzitutto, nella mente dei polacchi emerge l’idea dell’incubo strategico storicamente ripetutosi per la nazione: l’avvicinamento della Russia ai suoi confini. Già due volte (a fine Settecento e nel 1939) fonte di smantellamenti territoriali della sua entità statuale. Varsavia ha sempre visto i suoi periodi di maggior calma e cautela sotto il profilo geopolitico emergere nelle fasi di relativa debolezza e destabilizzazione della Russia, e in questo caso ritiene che uno scacco di Putin in Ucraina possa ricreare condizioni di questo tipo. Nei giorni del ritorno della storia in Europa questo va tenuto in conto.

In secondo luogo va analizzato il fatto che la russofobia è un vero e proprio motore della politica estera polacca. Il ritorno al potere del PiS nel 2015 ha reso Varsavia un bastione di contenimento antirusso nel campo euroatlantico. L’impostazione culturale, ideologica che vede l’Oriente come fonte di minaccia per la Polonia dai tempi dei Mongoli oggi si manifesta in un pensiero politico che identifica nella Russia come il male assoluto, il nemico della civiltà europea. Nazione “martire” dell’Europa del Novecento, Stato che oggi nella retorica nazionale si presenta come il “Cristo d’Europa”, la Polonia ha nella sua pedagogia nazionale uno spartiacque chiave. Stiamo parlando del ricordo della fase in cui, a cavallo della seconda guerra mondiale, il Paese si trovò conteso tra i due totalitarismi, tedesco e sovietico, e principale teatro, assieme all’Ucraina, del dramma delle “terre di sangue”. In quest’ottica l’eccidio di Katyn.del 1940 è l’episodio simbolo con cui la Polonia ricorda l’idea che vedrebbe la Russia ontologicamente malintenzionata verso di essa.

Varsavia è sempre più strategica

Terza questione è di ordine strettamente geostrategica. La Polonia può approfittare della svolta indotta nel contesto securitario europeo e nel quadro del contenimento alla Russia per vedere la sua posizione valoirzzata agli occhi degli Stati Uniti e dei Paesi europei. Il 23 febbraio scorso, alla vigilia dell’invasione dell’Ucraina, Foreign Policy indicava che la valenza strategica della Polonia era stata valorizzata proprio dall’attenzione causata dalla crisi orientale. Giustificando “l’espansione del budget militare, il raddoppio dell’esercito, il peso strategico del Paese” e la “capacità di proiezione di Varsavia” su scala regionale la guerra in Ucraina ricompatta inoltre un Paese diviso e ne aumenta le capacità di esprimere una voce forte nei principali consessi securitari. Dalle rotte del gas naturale, che passeranno sempre più sul Gnl americano che Varsavia acquista da tempo, alle nuove partite per congiungere Difesa europea e Nato la Polonia sarà sempre più centrale.

Quarto punto, per la Polonia, è la necessità di porre un freno alla destabilizzazione del suo estero vicino. La “guerra ibrida” della Bielorussia alleata di Putin andata in scena a fine 2021 proprio contro la Polonia a colpi di flussi migratori e destabilizzazioni ha lasciato una lezione importante nella mente dei decisori polacchi, ora desiderosi di evitare nuovi scossoni.

Infine, vi è un’ultima questione da tenere in considerazione. L’interventismo polacco è un’utile pedina di scambio per dare potere negoziale a Varsavia nel quadro dell’Unione Europa in una fase in cui le questioni dello Stato di diritto interne sono oggetto di un braccio di ferro con la Commissione Ue. Andrzej Duda, capo dello Stato polacco, ha recentemente invitato a compattare il Paese in nome dell’unità nazionale, e ha aperto dunque a uno slancio politico per rafforzare le prospettive del dialogo interno tra maggioranza e opposizione, premessa necessaria per poter portare una voce comune ai tavoli europei. Un ruolo maggiore della Polonia a Est in cambio del calo della pressione sanzionatoria sui diritti civili? Possibile si sia implicitamente proposto uno scambio di questo tipo. Politico.eu, parlando della Polonia, titolava “From Zero to Hero”mai quanto oggi nel quadro delle dinamiche securitarie e politiche europee Varsavia è stato tanto desiderata e attenzionata.

La posizione della Polonia sulla Russia è dunque un misto di condizionamenti politici contingenti, prospettive strategiche, lezioni storiche e timori emotivi. E si riflette in una volontà combattiva che trascende ogni possibile realismo. Una visione complicata e per molti in grado di fornire benzina al fuoco del conflitto, ma comunque chiara sotto il profilo politico. La forza della Polonia sta proprio nella sua capacità di promuovere la sua agenda con chiarezza e struttura. E il premier Morawieck e Kaczynski intendono far leva su questa condizione di aperta esposizione alle dinamiche continentali per perseguire un piano di contrasto netto e deciso alla Russia, così da rompere l’incubo di una Russia alle porte di casa. Una presa di posizione che i Paesi occidentali dovranno valutare con attenzione e pragmatismo, evitando di cedere a sentimentalismi ed emotivitià, ma capendo anche che sul contrasto a Putin anche nel campo euroatlantico c’è chi non chiude assolutamente all’ipotesi che si possa andare fino in fondo.

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