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Uccidere il leader di un Paese, di un’organizzazione o di un qualsiasi gruppo per far crollare l’intero sistema da lui costruito e gestito. La cosiddetta strategia della decapitazione è una strategia vecchia come il mondo, carica di rischi e non sempre efficace, soprattutto quando l’obiettivo principale consiste nell’abbattere uno Stato nemico. In quel caso, infatti, data la complessità alla base di molti sistemi politici, non è da escludere che il leader, una volta eliminato, possa essere sostituito da un vice o da un braccio destro, senza che cambi la cornice né il contesto di fondo.

Questo particolare non certo da poco sembra non interessare la penisola coreana. Qui le leadership delle due Coree, Corea del Nord e Corea del Sud, nel corso degli anni hanno più volte accarezzato l’idea di decapitare il grande capo nemico per risolvere la questione intercoreana. Adesso Seul potrebbe aver rispolverato la strategia, almeno a giudicare dagli ultimi strumenti in fase di sviluppo al di sotto del 38esimo parallelo.

Secondo quanto riportato da Asia News, i sudcoreani puntano a costruire il loro primo drone senza pilota Loyal Wingman, un drone stealth che, sottolineano gli esperti, potrebbe essere teoricamente impiegato per eliminare Kim Jong Un. Solita esagerazione o scenario da prendere in considerazione? La verità potrebbe stare nel mezzo, visto che una mossa del genere da parte dei sudcoreani non dovrebbe essere esclusa a priori, a maggior ragione se la Corea del Nord dovesse cimentarsi in un test nucleare o in altre azioni provocatorie. Allo stesso tempo, decapitare Kim, ammesso e non concesso che il piano vada in porto, potrebbe comportare effetti indesiderati, come la salita al potere dei militari nordcoreani o la fuga in massa dei cittadini nel Sud. Insomma, siamo nel campo delle ipotesi ma il drone stealth sudcoreano non è affatto ipotetico. E vale la pena analizzarlo in relazione alla richiamata strategia della decapitazione in chiave anti Pyongyang.



Il drone stealth di Seul: un messaggio alla Corea del Nord?

Il sito di aviazione FlightGlobal ha scritto che la Corea del Sud ha nominato Korean Air in relazione al progetto. Il drone, una volta realizzato, dovrebbe poter essere in grado sia di lavorare in tandem con aerei da combattimento con equipaggio, che in sciami autonomi. Più nello specifico, l’Agenzia per lo sviluppo della Difesa sudcoreana (ADD) avrebbe intenzione di sviluppare squadroni di veicoli aerei senza pilota (UAV) stealth, un concetto, tra l’altro, messo sul tavolo l’anno scorso.

Pare che ADD e Korean Air abbiano in programma di lavorare su un sistema formato da tre a quattro UAV stealth, un aereo con equipaggio e altri velivoli incaricati di svolgere missioni contemporaneamente. Restando sul drone stealth, questo gioiellino è in grado di effettuare missioni di sorveglianza, muovere attacchi cinetici ed essere impiegato pure per la guerra elettronica. Non è da escludere che il nuovo UAV stealth sudcoreano possa operare insieme al nuovissimo caccia KF-21 Boramae, per agire come moltiplicatori di forza e migliorare le capacità di quest’ultimo.

L’uso di droni “Loyal Wingman” offre un vantaggio numerico ai loro operatori, visto che questi velivoli sono soliti agire come esche contro le difese aeree avversarie, attaccare in sciami o come complemento agli aerei con equipaggio. Inoltre, poiché questi UAV sono sacrificabili, possono operare in aree ritenute troppo pericolose per gli aerei con equipaggio e pure designare bersagli a terra grazie ai loro sensori di bordo. In generale, stiamo quindi parlando di un drone economico e con prestazioni di volo sufficienti per accompagnare i caccia.



La strategia della decapitazione

Alla luce di simili spiegazioni, le capacità del nuovo drone stealth sudcoreano posso rivelarsi cruciali per l’ipotetica attuazione della strategia di decapitazione contro la Corea del Nord. Di che cosa si tratta? Il ragionamento è semplice: dato che Pyongyang non è affatto scoraggiato dalla prospettiva di un conflitto, né dei possibili conseguenti danni contro i suoi obiettivi militari ed economici, Seul andrebbe a minacciare la leadership nordcoreana con strumenti pensati appositamente per decapitare il Grande Leader (sperando, poi, che l’intero “castello” nordcoreano crolli a terra non appena cessi di vivere il suo leader). Detto altrimenti, si tratta di posizionare il mirino sulla testa di Kim, minacciando di far fuoco da un momento all’altro, nell’ottica secondo cui la strategia della decapitazione dovrebbe scoraggiare la Corea del Nord a compiere mosse azzardate.

Sul Carnegie Endowment for International Peace, l’analista Ankit Panda sostiene però che questa strategia presenta più rischi che benefici. La rinnovata enfasi di Seul sul voler prendere di mira la leadership di Pyongyang è particolarmente pericolosa, soprattutto visti i recenti sviluppi nella capacità e nella strategia nucleare nordcoreana. Non solo: Kim, anche in caso di morte, potrebbe avere un successore designato che, a sua volta, potrebbe avere l’autorità di lancio nucleare. I sudcoreani, inoltre, potrebbero non avere sufficienti capacità d’intelligence e sorveglianza per dare la caccia ai leader del Nord, senza contare che un tentativo di decapitazione fallito porterebbe ad una guerra aperta e indurrebbe Pyongyang a vendicarsi usando mezzi nucleari.

In tutto ciò, la Corea del Sud può comunque pensare di impiegare i suoi droni stealth come esche per costringere i nordcoreani a rivelare le posizioni dei suoi radar di difesa aerea e lanciamissili, in preparazione per la soppressione delle missioni di difesa aerea nemica. Questi droni possono anche costringere la Corea del Nord a sprecare le sue scorte di missili, e pure fungere da designatori di bersagli per gli aerei sudcoreani all’interno del territorio sudcoreano, pronti a lanciare missili da crociera contro obiettivi e leader nordcoreani. Già nel 2017 il New York Times faceva riferimento alla strategia della decapitazione. Il quotidiano statunitense utilizzava questi termini: “Raramente un governo annuncia una strategia per assassinare un capo di stato. Ma la Corea del Sud vuole mantenere il Nord nervoso per le conseguenze di un’ulteriore sviluppo dell’arsenale nucleare”. Tutto ciò potrebbe essere riesumato dal nuovo presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol.

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