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Guerra

La strana mossa della Cina: perché non condanna l’invasione russa dell’Ucraina

In un'intervista l'ambasciatore cinese presso l'Ue, Fu Cong, ha spiegato le mosse diplomatiche attuate dalla Cina per la crisi ucraina

In una delle sue prime dichiarazioni, un mese dopo essere nominato ambasciatore della Cina presso l’Unione europea, Fu Cong spiegava che le persone non dovrebbero dare troppo peso ai termini, come il “nessun limite” usato da Vladimir Putin e Xi Jinping per descrivere la partnership tra Russia e Cina, aggiungendo che Pechino potrebbe descrivere allo stesso modo le relazioni con l’Unione europea.

Lo scorso aprile, Fu ha parlato nuovamente delle relazioni sino-russe, specificando che la dicitura “amicizia senza limiti” era soltanto un esercizio di retorica, e che gli analisti avevano completamente frainteso i legami tra il Dragone e il Cremlino.

Il “pompiere di Xi”, l’uomo scelto dal Partito Comunista Cinese per rassicurare l’Europa sulle intenzioni del Dragone, ha rilasciato un terzo intervento degno di nota, sempre in merito ai rapporti che scorrono lungo l’asse Mosca-Pechino. Nel corso di un’intervista realizzata da Bruno Maces su The New Statesman, Fu Cong ha spiegato, tra le altre cose, il motivo per cui la Cina non ha condannato né condannerà l’offensiva della Russia in Ucraina.

La guerra in Ucraina

I rapporti tra Cina ed Unione europea sembrano essere influenzati da una variabile fondamentale: la guerra in Ucraina. La sensazione, o almeno l’idea di una nutrita schiera di analisti occidentali, è che le relazioni tra Pechino e Bruxelles potranno preservarsi soltanto se il Dragone spingerà in qualche modo la Russia a stoppare la sua operazione militare in Ucraina.

Ma a chi sovrappone il legame Cina-Ue al conflitto ucraino, Fu Cong ha risposto in maniera inequivocabile: “Non trovo ragionevole collegare la posizione della Cina sulla crisi ucraina con le nostre relazioni bilaterali tra Cina e Ue. Non penso che sia giusto nei confronti della Cina. Ma non è realistico aspettarsi che la Cina assuma esattamente la posizione degli europei perché la Cina non è in Europa”.

Detto altrimenti, il dossier ucraino è una questione regionale, europea, che non riguarda in prima persona la Repubblica Popolare Cinese. Nella visione di Xi, il Dragone può semmai vestire i panni di mediatore per contribuire ad ottenere la pace globale, anche se l’affare riguarda prettamente Bruxelles.

La Cina sta dalla parte della Russia? “Non sono d’accordo con questa valutazione. La Cina è molto chiara sul fatto che la Cina sostiene l’integrità territoriale di tutti i Paesi”, ha dichiarato ancora Fu Cong, specificando però che è difficile avere una pace duratura se le legittime preoccupazioni di sicurezza di entrambe le parti (russe e ucraine) non vengono prese pienamente in considerazione. “Quindi non si può dire che la Cina sia dalla parte della Russia su questo tema. La Cina sta cercando di facilitare la pace“, ha chiarito ancora il diplomatico.

Il rapporto tra Pechino e Mosca

Ad un certo punto, l’intervistatore ha chiesto all’alto funzionario cinese per quale motivo Pechino non abbia ancora condannato l’offensiva russa né abbia chiesto al Cremlino di ritirare le sue truppe dall’Ucraina. Anche alla luce del fatto che il nucleo fondamentale del pensiero cinese in materia di affari esteri coincide con i cinque principi della coesistenza pacifica – il rispetto reciproco per la sovranità e l’integrità territoriale, la non aggressione reciproca, la non interferenza negli affari interni reciproci, l’uguaglianza e il vantaggio reciproco, e la coesistenza pacifica – che Mosca ha violato il 24 febbraio 2022.

Fu ha messo sul tavolo una risposta chiarissima: la Cina sostiene “l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale di ogni Paese”. Per quanto riguarda il perché della non condanna, invece l’ambasciatore ha detto che Pechino ha il suo stile diplomatico.

“Penso che in questa fase, in realtà, una semplice condanna non risolva il problema. Potrebbe ridurre lo spazio per la diplomazia: se tutti i paesi si schierano dalla parte di un Paese, allora chi si farà avanti come mediatore per la pace? Ma ciò non significa che stiamo perdonando alcuna azione specifica in questo conflitto”, ha concluso Fu Cong. Ecco, dunque, una prima spiegazione ufficiale fornita da un rappresentante cinese alla domanda che vale un miliardo di dollari.

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