Il 4 e il 12 maggio i social media di Qatar e Arabia Saudita (ma non solo) trasmettevano una notizia allarmante: a Doha era in corso un colpo di Stato contro l’emiro Tamim bin Hamad al Thani. In realtà l’informazione non era corretta, né la prima né la seconda volta. In Qatar non c’era stato alcun tentativo di rovesciare il potere costituito e i video e i messaggi diffusi in rete si sono dimostrati altrettanto falsi.  Ma cosa (o chi) ha provocato questa ondata di disinformazione e perché?

La guerra di disinformazione saudita

Dietro alla diffusione di notizie riguardanti il presunto colpo di Stato ci sarebbe ancora una volta l’Arabia Saudita. Quello di maggio infatti non è il primo caso di disinformazione riguardante la tenuta dell’emirato qatarino: nel 2017, pochi giorni dopo l’imposizione dell’embargo contro Doha da parte dei membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo ed Egitto, su Twitter si era diffusa la notizia di un golpe contro l’emiro. Anche in quel caso, ovviamente, l’informazione era falsa, ma era stata riportata dai media vicini agli Stati del CCG. Ad orchestrare il tutto sembrava ci fosse l’Arabia Saudita. Proprio avendo in mente questa analogia, l’analista Marc Owen su Al Jazeera ha ricostruito il flusso di tweet e notizie relative al coup che si sarebbe consumato a maggio del 2020. I risultati prodotti dalla sua analisi sembrano avvallare la tesi iniziale, ossia che dietro alla campagna mediatica di disinformazione ci sia ancora una volta Riad. D’altronde è dal 2017 che i due Paesi portano avanti una guerra di questo tipo per cercare di screditare il più possibile l’avversario e minarne la reputazione a livello regionale e internazionale.

Tornando al “golpe” di maggio, le prime notizie diffuse da un account saudita parlavano di un’esplosione ad al-Wakra, nei pressi della capitale Doha. In effetti diversi residenti della zona hanno confermato di aver udito un boato, contribuendo loro malgrado a sostenere la tesi di un colpo di Stato in atto. A quel punto un secondo account saudita che fino a quel momento era rimasto inattivo e con pochi follower rilancia la notizia, mentre “al-Wakra” e “coup in Qatar” iniziano la scalata tra i trending topic del giorno in Arabia Saudita e nello stesso Qatar. Secondo l’analisi dei Tweet di Owen, la maggior parte degli account che hanno ricondiviso la notizia del colpo di Stato erano falsi ed erano stati creati con il preciso intento di contribuire alla campagna di disinformazione. Perché il piano funzionasse, però, era necessario che i rumors di un golpe in Qatar fossero diffusi anche da personaggi maggiormente attendibili e con un altro numero di follower. È qui che entrano in campo un presentatore di Sky News Arabia, il commentatore sportivo Musaid AlSohimi, il poeta Abdlatif Al Shaykh e l’influencer Monther Al Shaykh Mubarak: hanno tutti ripreso l’informazione senza verificarla, contribuendo così alla sua diffusione sui social e su diversi canali mediatici. Nel mentre viene anche creato un account a nome dell’ex primo ministro Hamad bin Jassim, che sarebbe il responsabile del golpe stesso.

Mentre la notizia del colpo di Stato continua a crescere sui media e principalmente su Twitter, iniziano anche ad essere diffusi da altrettanti account falsi dei video che dovrebbero sostenere la veridicità dell’informazione. Si tratta in realtà di filmati che non solo non hanno nulla a che fare con il golpe, ma che nella maggior parte dei casi non sono nemmeno stati girati in Qatar. In 24 ore quindi la notizia viene definitivamente smentita, ma la battaglia per la disinformazione non finisce lì.

Il secondo golpe

Il 12 maggio la notizia di un colpo di Stato in Qatar torna nuovamente alla ribalta su Twitter. A diffondere l’informazione, anche in questo caso, sono account che non hanno sede in Qatar e che fino a poco prima non hanno pubblicato alcun contenuto. Si ricorre ancora una volta all’uso di video modificati con maggiore cura rispetto al 4 maggio per aumentare la credibilità della notizia, che questa volta viene direttamente ripresa dai media. I primi a parlare del golpe sono giornali e tv direttamente legate a Riad, ma anche altre testate internazionali riportano la notizia sulla base di rumors e fonti non verificate. A parlare di golpe su Twitter sono anche un musicista e un giocatore di baseball americani, ma in realtà i loro profili erano stati semplicemente hackerati. Anche in questo caso la notizia viene smentita nel giro di 24 ore, dopo aver però raggiunto una seconda volta una larga diffusione sui social.

I due episodi dimostrano come, a 3 anni dall’allontanamento del Qatar dal CCG, lo scontro tra i vari Paesi del Golfo continui a combattersi non solo a livello economico-diplomatico, ma anche a livello di (dis)informazione.

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