Nelle scorse settimane la Cina è stata la grande assente dal tavolo mediorientale, ma a distanza ha seguito tutto con grande interesse (e anche con una certa acquolina in bocca). Mentre Turchia, Siria e curdi agivano sul territorio siriano e l’accoppiata Stati Uniti-Russia tesseva le trame della diplomazia da dietro le quinte, Pechino non ha mosso un dito. Nessuno sapeva cosa pensasse il Partito Comunista cinese, né poteva essere certo della presa di posizione di Xi Jinping. I giornali cinesi, che di solito lasciano molto spazio agli avvenimenti internazionali -sia pur con un punto di vista “con caratteristiche cinesi” – erano rimasti misteriosamente in silenzio. Ma da qualche giorno stanno spuntando editoriali molto interessanti che ci permettono finalmente di capire meglio l’opinione della Cina sulla questione siriana. Il quotidiano Global Times, spin off del People’s Daily, ha subito puntato il dito contro la mossa di Donald Trump, condannando il comportamento degli Stati Uniti, e dato una tirata di orecchie alla Turchia.

L’accusa della Cina

La Cina ha individuato nella strategia americana “l’ennesimo tentativo” di Washington di voler destabilizzare il Medio Oriente. Ai cinesi non torna che Trump abbia spostato una parte dell’esercito dal confine siriano consentendo ai turchi di avanzare nei territori nordorientali, salvo poi condannare l’offensiva di Ankara dopo il prevedibile sdegno della comunità internazionale. Anche perché gli Stati Uniti, a quel punto, non hanno perso un attimo per entrare in azione: hanno imposto sanzioni alla Turchia, aumentato le tariffe sull’acciaio turco fino al 50% e interrotto bruscamente i negoziati per un ricco accordo commerciale con il governo di Erdogan dal valore di 100 miliardi di dollari. Le mosse della Casa Bianca sono state troppo contraddittorie, quasi come se gli americani – azzarda sempre il Global Times – avessero interessi personali nel provocare “drastici cambiamenti in Medio Oriente”. Secondo la stampa cinese, inoltre, è stato pessimo anche il comportamento tenuto dagli Stati Uniti nei confronti dei curdi “abbandonati senza difficoltà”.

L’incoerenza di Washington

Dal momento che la Cina sta combattendo con gli Stati Uniti una guerra dei dazi di dimensioni mastodontici, è normale che Pechino sia sensibile soprattutto alle considerazioni economiche. E allora il Global Times batte con una certa insistenza sul significato di imporre tariffe sulla Turchia. La scelta è vista come un chiaro segno dell’instabilità della politica americana o, meglio ancora, le sanzioni danno l’impressione di non essere utilizzate per difendere la giustizia ma per altri fini. Non mancano critiche anche all’indirizzo della Turchia, assolutamente non convincente quando etichetta i curdi come “terroristi”. Senza considerare che Ankara ha violato la sovranità della Siria, e considerando che la Cina ha fatto della sovranità nazionale uno dei cavalli di battaglia principali per la tenuta del suo sistema politico (vedi Hong Kong e Taiwan), non sorprende che l’invasione di Erdogan non sia piaciuta a Xi.

La dura critica agli Stati Uniti

L’analisi diventa sempre più aspra mano a mano che ci si avvicina alla conclusione. Intanto la domanda da porsi è: gli Stati Uniti lasceranno mai il Medio Oriente? Secondo i giornali cinesi, gli americani non abbandoneranno mai del tutto questa regione, ma manterranno la loro presenza dove vedranno convenienza. La Cina sembra quasi indossare i panni eleganti una volta utilizzati da Washington per redarguire qualche lontana dittatura: “Gli Stati Uniti difficilmente potranno essere vincolati all’interno dell’attuale ordine internazionale”. Tradotto: non sono in grado di farlo. Mentre noi, la Cina, spingiamo per la pace e una cooperazione win-win, gli americani vogliono la guerra.