Mondo del calcio in fermento nella penisola arabica. Mentre si discute con non poche polemiche sulla prossima finale di Supercoppa italiana, in programma a Gedda il prossimo 16 gennaio, in questo sabato negli Emirati Arabi Uniti parte l’edizione 2019 della coppa d’Asia. Si tratta del trofeo continentale riservato alle squadre di calcio del continente asiatico, inclusa l’Australia campione in carica. E per la prima volta dall’inizio della guerra, di scena è anche la Siria. 

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L’attesa in Siria per vedere la propria nazionale

Nel Paese arabo in questi giorni le notizie sportive iniziano a fare maggior breccia, “insidiando” le novità che arrivano dai vari fronti di guerra in testa ai titoli dei principali network siriani. Si parla, in particolare, dell’esordio della nazionale siriana in Coppa d’Asia, previsto a Sharjah nel giorno dell’Epifania. Ed il calendario, tra le altre cose, sembra giocare non pochi scherzi: la prima partita della Siria nella competizione è infatti contro la nazionale palestinese, rivelazione anche negli anni scorsi in fase di qualificazione alla coppa. Una sfida che a Damasco crea non poche suggestioni, sia per la presenza di tanti immigrati palestinesi che per lo storico rapporto tra i due popoli. Se per la Palestina il semplice essere presente in una competizione sportiva indica un riconoscimento internazionale, con tutto ciò che inevitabilmente implica in ambito politico, per la Siria il ritorno in campo in Coppa d’Asia significa un altro tassello verso il ritorno alla normalità. 

E così, nella capitale come ad Aleppo, ad Homs come nelle zone orientali del Paese, si allestiscono maxi schermi e ci si organizza con amici o nei bar più vicini per guardare la partita. Un modo come un altro per distrarsi da una guerra che, pur se meno presente nelle teste dei siriani per via di una fase in cui i combattimenti sono limitati ad alcune zone, rimane comunque fonte di problemi e preoccupazioni per l’intera popolazione. L’ultima partecipazione ad una Coppa d’Asia per la Siria risale al 2011, nell’edizione disputata in Qatar. In quelle due settimane di torneo, la Siria è ancora un Paese in pace: a distanza di pochi giorni, arriva l’abisso del conflitto. Dunque per i siriani si tratta della prima vera competizione a cui si partecipa da quando la guerra entra di prepotenza nella quotidianità del Paese. Un’occasione di riscatto dunque, ma anche di ritorno alla ribalta grazie ad un’importante vetrina internazionale.

E sotto il profilo meramente sportivo, la Siria può raggiungere importanti traguardi. Per la nazionale di calcio è un momento d’oro: nel 2017 sfiora la qualificazione ai mondiali di Russia 2018, sarebbe stata la prima nella sua storia. Il sogno svanisce soltanto durante lo spareggio contro l’Australia. E proprio la nazionale gialloverde è l’unica veramente ostica del girone per la Siria: Palestina e Giordania sono squadre alla portata, con cui giocarsi il secondo posto e quindi uno storico accesso agli ottavi di finale. 

La corsa verso la normalizzazione dei rapporti esterni 

Proprio a ridosso dell’inizio del torneo continentale asiatico, dagli Emirati Arabi Uniti arrivano considerabili segnali non sono di distensione con Damasco, ma anche di ripristino di normali relazioni. Il governo di Abu Dhabi infatti, lo scorso 29 dicembre annuncia la possibilità della ripresa dei voli civili tra gli stessi Emirati e la Siria. Etihad e Fly Emirates, le due principali compagnie del Paese, nel 2012 sospendono le rotte da e verso Aleppo e Damasco. Una scelta di sicurezza ufficialmente, in realtà uno dei tentativi attuati non solo da Abu Dhabi, ma dalle altre capitali del golfo, per isolare Assad. Ma adesso la situazione sembra cambiare. Forse è solo un caso che tutto ciò accade mentre la bandiera siriana, volenti o nolenti, gli emiratini devono farla sventolare negli stadi dove sono in programma le partite della competizione. Fatto sta che uno dei Paesi più ostili ad Assad, e che maggiormente negli anni aiuta l’opposizione islamista, adesso è uno dei primi a provare a normalizzare i rapporti. L’annuncio della ripresa dei voli, fa il pari infatti con la riapertura dell’ambasciata degli Emirati a Damasco

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E questo, a sua volta, appare un altro elemento importante nella complessiva rincorsa alla normalizzazione dei rapporti con la Siria da parte del mondo arabo. A marzo infatti, Assad potrebbe essere a Tunisi in occasione del vertice della Lega Araba, da cui Damasco risulta espulsa dall’inizio della guerra. Anche da altre capitali mediorientali arrivano decisi segnali di ristabilimento dei rapporti. Assad ha vinto oramai il conflitto, il suo ruolo torna ad essere legittimato a livello internazionale, a partire dai vicini arabi. E questo, oltre a contribuire alla normalizzazione per l’appunto dei rapporti esteri, può dare decisivo impulso anche alla normalizzazione del quadro interno. Una novità che la stessa Europa, al momento accodata ancora alle sanzioni imposte nel 2012, dovrebbe seriamente prendere in esame.