C’è un antico proverbio arabo che recita: “Sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto. Ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani”. Era stato rispolverato dopo la barbara uccisione da parte dei ribelli libici (sostenuti dall’Occidente) di Mu’ammar Gheddafi. Spopola ancora in rete un video in cui la candidata democratica alla presidenza americana Hillary Clinton, commentando l’uccisione del Raìs, afferma: “Siamo venuti, abbiamo visto…è morto”. E giù risate.
#Syria#Idlib NEW VIDEO SHOWS CIVILIANS STEPPING ON #Russia#Russian#RuAF PILOTS DEAD BODIES. @mod_russiapic.twitter.com/2OkMvytTmu
— Ivan Sidorenko (@IvanSidorenko1) 1 agosto 2016Del resto questa non è la prima atrocità commessa da parte dei ribelli. Nel 2013 Abu Sakkar, un miliziano di Al Nusra, mangiò il cuore di un soldato lealista: “Giuro su Dio che mangeremo i vostri cuori e i vostri fegati, voi soldati del cane Bashar”.E ancora, più recentemente, i ribelli “buoni” di Harakat Nour al-Din al-Zenki, quelli che i media chiamano “moderati”, hanno decapitato un bambino, strappandolo dall’ospedale, solamente perché suo padre combatteva per il regime.Si chiama guerra, è vero, e tutto è quindi concesso. Ma non il festeggiare su un corpo morto. Avevano ragione i saggi arabi: “Sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto. Ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani”.