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La Shandong, prima portaerei costruita interamente in Cina, ha lasciato il porto di Dalian per iniziare ufficialmente le sue prove in mare.

Il nuovo vettore, costruito dalla Dalian Shipbuilding Industry Company, si basa sul design della Liaoning ma è stato modificato e ampliato secondo esperti cinesi e stranieri. Lo sky-jump e il sistema di decollo/arresto degli aeromobili Stobar –Short Take Off But Arrested Recovery – sarebbe tutta via i medesimi. Varata lo scorso aprile, la portaerei Type 001A è stata interamente progettata e costruita in Cina, e diverrà la seconda portaerei in forza alla PLA Navy – People’s Liberation Army Navy – dopo la Liaoning: costruita nell’ex Unione Sovietica durante gli anni ’80, per poi essere acquistata, trasportata e completata Cina. Entrò in servizio dal 2012 ma divenne operativa e pronta al combattimento solo nel 2016. “I test principali riguarderanno l’affidabilità e la stabilità dei sistemi meccanici e delle relative apparecchiature”, si legge in un articolo sul sito web del Ministero della Difesa Nazionale cinese che illustra gli obiettivi delle prove in mare che dovrebbero durare tutto il 2018.

Rispetto la vecchia ammiraglia della flotta cinese, la nuova portaeromobili è lunga 315 metri e larga 75, ha un dislocamento di circa 70.000 tonnellate e una velocità di crociera di 31 nodi. Secondo quanto riportato dalla stampa cinese dovrebbe essere in grado di imbarcare 8 velivoli ad ala fissa in più rispetto alla Liaoning, che trasporta 24 jet da combattimento J-15 “Flying Shark” e 17 elicotteri multiruolo Z-18. Il gruppo imbarcato prevede la stessa tipologia di velivoli ad ala fissa e rotante. La sua costruzione è iniziata nel 2013, completata e varata lo scorso aprile, dovrebbe divenire operativa entro il 2020. Una terza portaerei – Type 001A – è già in costruzione Shanghai e una quarta è in fase di progettazione. Questo porterebbe, nel 2030/2035, la Repubblica Popolare Cinese ad essere la seconda potenza mondiale che dispone di più portaerei nel mondo: chiaro segno delle mire espansionistiche Pechino nei mari orientali, o quanto meno della necessità di rafforzare ulteriormente la propria marina.

Secondo gli analisti, la vecchia Liaoning potrebbe essere servita solo come “piattaforma da addestramento”, nonostante sia stata alla stesso tempo grande protagonista di una grande esercitazione navale che ha mostrato i muscoli della flotta cinese nel Pacifico.  Quello che sembra appurato invece, è che la modernizzazione delle flotta militare cinese sia una priorità del presidente Xi Jinping, che ha promosso fin dal suo insediamento una serie di sforzi ambiziosi a discapito della tradizionale linea cinese che si concentrava sul rafforzamento e mantenimento delle forze terrestri per difendersi da una “possibile invasione”. 

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Nonostante gli sforzi di Pechino per primeggiare nella regione del Pacifico con i suoi due vettori aerei, che spostano 50.000 tonnellate e oltre 50 velivoli, non si può non ricordare che solo l’ultima “superportaerei” americana classe Gerald R. Ford vanta il doppio del loro dislocamento, può trasportare un gruppo imbarcato di 75 aerei e più contare su altri 10 vettori omologhi classe Nimitz, e altrettante portaelicotteri LHD. A differenza dei vettori americani e degli altri alleati della Nato ( Francia/UK) tutti a propulsione nucleare, le due navi cinesi usano motori ad alimentazione convenzionale, che limitano non poco la loro autonomia durante una missione d’altro mare. Gli altri paesi che possiedono vettori operativi capaci di “lanciare” e “recuperare” velivoli imbarcati in questo momento sono solo la Russia, la Francia, l’India e l’Italia. La Gran Bretagna presto tornerà a far parte delle potenze dotate di portaerei con l’entrata in servizio della HMS Queen Elizabeth. La Shandong e la Liaoning restato in ogni caso una formidabile dimostrazione di forza “simbolica” per un paese in piena espansione industriale ed economica militare, che manifesta continuamente il desiderio di “espandere i propri orizzonti” nel Pacifico – come dimostrano le continue tensioni e contese nel Mar Cinese e l’istallazione di una serie di atolli artificiali da destinare ad avamposti militari. Un ulteriore segno che la Cina desidera espandere la propria influenza all’estero e proiettarsi come nuova super potenza mondiale.