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Il leader ceceno, Ramzan Kadyrov, non ha seguito Evgenij Prigozhin nella sua sollevazione militare. Non appena il presidente russo Vladimir Putin ha deciso di accusare i responsabili della Wagner di tradimento, il capo delle milizie cecene ha a sua volta annunciato l’invio delle proprie forze contro il gruppo di contractors.

Sui canali social hanno iniziato a circolare video delle colonne di mezzi ceceni diretti verso le regioni coinvolte nella rivolta militare dello “chef di Putin”. Un’immagine che, oltre a indicare l’immediata capacità di dispiegamento di uomini da parte di Kadyrov, ha certificato la fedeltà del capo ceceno nei confronti del Cremlino.

Kadyrov e il desiderio di esautorare Prigozhin

La decisione di Kadyrov, per quanto comunque foriera di non pochi dubbi data la confusione che regna nella Federazione Russa, era comunque prevedibile. E questo per almeno due ragioni. La prima riguarda la speranza del leader ceceno di ergersi finalmente quale “spalla” militare di Putin insieme alle forze armate regolari. Una sorta di protettore della stabilità di Mosca e del Paese contro un uomo, Prigozhin, che negli ultimi anni e con la guerra in Ucraina aveva di fatto tolto visibilità e ruoli allo stesso Kadyrov.

La scelta dei leader periferici

La seconda ragione, invece, risiede anche in una precisa strategia interna. Da una parte, la decisione dell’uomo forte della Cecenia si conferma a quella di tutti i governatori regionali che hanno dimostrato e manifestato pubblicamente la propria fedeltà al Cremlino, anche quelli delle periferie.

Due esempi su tutti. Dal Dagestan, regione vicina proprio a quella di Kadyrov, il governatore Sergei Melikov ha detto ai miliziani della Wagner provenienti dalla sua terra di “non passare da eroi a traditori”. Mentre poche ore prima, il leader dell’Ossezia del Nord, Sergei Menyailo, aveva invitato su Telegram i concittadini arruolati nella compagnia di contractors “a non obbedire agli ordini criminali di Prigozhin”.

I sogni di Kadyrov

Nello stesso tempo, la decisione di Kadyrov potrebbe essere stata anche provocata da una velleità di leadership politica che il ceceno ha accarezzato nelle fasi di debolezza di Putin. Sembra al momento difficile che il leader ceceno possa ottenere un potere apicale a Mosca, tantomeno ipotizzare una sua successione al Cremlino come paventato da qualche osservatore. Tuttavia, è anche verosimile che Putin, qualora dovesse vincere la sfida della Wagner e passare alla resa dei conti, si ricorderà non solo dei nemici, ma anche di chi gli ha mostrato fedeltà con gesti concreti e fondamentali. A maggior ragione se bagnati dal sangue dei propri miliziani.

Del resto lo stesso Kadyrov aveva risposto in maniera positiva alla richiesta di Mosca di contrattualizzare le proprie milizie con la Difesa, cosa che di fatto rappresenta una forma di subordinazione alle forze armate e che Prigozhin ha rifiutato scatenando la decisione finale di sollevarsi. E in più occasione il comandante dei miliziani ceceni aveva dimostrato di essere molto più in linea con le decisione dello Stato maggiore russo, al punto da dirsi disponibile a schierare le proprie forze a difesa delle aree abbandonate dalla Wagner.

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