Ogni paese ha la sua “autostrada del sole”, così è chiamata da noi quell’arteria che unisce le principali città del nostro paese. In Italia quella che ufficialmente è riconosciuta come “A1”, in Siria corrisponde invece alla “M5”: l’arteria parte da Damasco e, dopo aver attraversato i territori di Homs ed Hama, culmina ad Aleppo. Una vera e propria cintura che abbraccia ed unisce tutte le quattro più grandi metropoli siriane, un corridoio vitale per il paese arabo da cui in tempo di pace passavano ogni genere di mezzi e merci. L’autostrada M5 ha subito poi la triste sorte toccata al resto del paese: il conflitto l’ha frammentata e resa inutilizzabile in alcuni dei suoi tratti più importanti, essa è diventata un simbolo dell’incubo in cui stava cadendo la Siria già nel 2012.

Riapre il tratto tra Homs ed Hama

Collegare Damasco con Aleppo via terra per due anni è stato impossibile: soltanto dei ponti aerei permettevano continuità territoriale tra le zone governative della capitale e quelle della città più grande del del nord del paese, con mezzi e cibo trasportati con i mezzi dell’aviazione. La situazione è poi variata quando nel 2013 l’esercito ha ripreso, vicino Aleppo, le città di Safirah ed altri villaggi circostanti, permettendo l’apertura di una piccola lingua d’asfalto nel deserto tra Itriyah e Khanasser. Ma per giungere fino a lì, bisogna lasciare l’autostrada M5 alle porte di Homs: questo perché, poco più a nord della terza città siriana, dal 2013 ha sede una sacca islamista posta proprio lungo la M5 e che si allunga fino alla provincia di Hama. Si tratta dei territori attorno alcune roccaforti dei cosiddetti “ribelli”: Al Rastan, così come Houla e Talbiseh, sono stati dei centri che dall’inizio della guerra hanno costituito vere e proprie “teste di ponte” per l’occupazione di Homs e per i tentativi di conquista di Hama.

I governativi nel 2014 hanno poi ripreso interamente Homs e gran parte del territorio circostante, ma gli islamisti sono rimasti pericolosamente arroccati nella sacca: nonostante essa sia sempre stata circondata dall’esercito, gli occupanti sono riusciti a resistere e ad avere armi e munizioni tali da impensierire le forze fedeli ad Assad. Per la verità, all’interno ed attorno alla sacca posta lungo la M5, il conflitto non ha mai raggiunto una tale intensità come in altri fronti, ma l’occupazione e la chiusura dell’autostrada ha da sempre rappresentato disagi per la popolazione ed un simbolo di un paese ancora spaccato. Non è un caso che, non appena sono stati ufficializzati gli accordi tra alcune sigle islamiste della sacca ed il governo, la prima mossa è stata quella di rimuovere i blocchi lungo la M5.

Per la prima volta dal 2012, da poche ore il tratto di autostrada tra Hama ed Homs torna ad essere senza barriere e filo spinato: su Twitter, sono apparsi video di soldati russi, siriani e di alcuni membri dell’ex Fsa appena riconciliatisi con Damasco che, bandiere alla mano, vengono accolti dalla popolazione dopo aver tolto le barriere dalla M5. L’autostrada presenta ovviamente tutti i sintomi di un’infrastruttura chiusa da sei anni, ci vorranno settimane di lavoro per ripristinarla ma adesso è comunque libera dai segni del conflitto. Serviranno alcuni tempi tecnici per la riapertura, ma il fatto stesso che in Siria, in questo momento, si possa parlare di recupero di un’opera appare come un simbolo di un lento ma progressivo ritorno alla normalità. La riapertura della M5 in questo tratto, consentirà di rimettere in collegamento diretto Damasco con Hama, oltre ad accorciare i tempi anche per raggiungere Aleppo. L’autostrada M5 non è però del tutto recuperata: manca ancora il tratto che scorre all’interno della provincia di Idlib.

L’accordo per la fine della sacca tra Homs ed Hama

Già dal primo maggio sulle colonne dell’agenzia Sana circolano dettagli circa un accordo preliminare tra Damasco e le sigle ribelli all’interno della sacca: come già avvenuto in altri contesti, il documento prevede la possibilità di abbandono dei territori occupati per spostarsi verso la provincia di Idlib, ultima roccaforte islamista in Siria. Inoltre, chi accetta la riconciliazione deve consegnare le armi pesanti e permettere ai soldati governativi di prendere possesso delle postazioni e dei territori in questione. L’accordo, mediato dalla Russia, sarebbe stato accettato e le prime demolizioni delle barriere presenti lungo la M5 ne sono una conferma. Nel giro di qualche giorno, dovrebbero iniziare i viaggi con gli oramai famosi “bus verdi” che trasporteranno verso Idlib i ribelli rimasti e consentiranno il ritorno dopo sei anni dei governativi in questi territori.

Se tutto va secondo i piani previsti dall’accordo, entro metà maggio Damasco tornerebbe ad avere sovranità e legittimità nelle zone comprese tra Homs ed Hama: in tal modo, la guerra nella fascia centro occidentale del paese sarebbe per davvero conclusa e le due città sopra citate tornerebbero ad essere in piena sicurezza. Non mancano però delle incognite: alcuni gruppi più estremisti non avrebbero accettato l’accordo con il governo e sarebbero anche pronti a sabotarlo. Dopo che il 16 aprile scorso erano iniziati i primi raid preparatori in vista della grande offensiva lealista contro la sacca, non tutte le sigle jihadiste sarebbero pronte a deporre le armi: bisognerà attendere dunque per vedere se, fra qualche settimana, il territorio islamista tra Hama ed Homs verrà liberato per via meramente pacifica o servirà un’ulteriore offensiva militare.