Il segnale Gps degli aerei civili in arrivo e partenza dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv sta subendo dei disturbi continuativi che provengono dalla base aerea russadi Khmeimim in Siria. A dimostrarlo è stato un ricercatore universitario americano.

Todd Humphreys, professore e ricercatore presso l’Università dal Texas, ha pubblicato un rapporto dettagliato, richiesto anche dalle autorità aeroportuali di Tel Aviv, che evidenzia come al di sopra dello spazio aereo israeliano, e di buona parte di quell’area del Medio Oriente, il segnale di posizionamento globale satellitare – il ben noto Gps – sia disturbato risultando addirittura non funzionante in alcuni casi.

La fonte del disturbo, secondo il ricercatore, sarebbe la base di Khmeimim sede del contingente militare russo che, come noto, ha affiancato e sta affiancando l’Esercito Siriano nella lotta contro le milizie dello Stato Islamico.

Il Gps viene “spento”

Il segnale satellitare che permette di determinare il posizionamento sulla superficie terrestre, e quindi la navigazione di precisione, risulta disturbato almeno a partire dalla primavera scorsa: spesso e volentieri i velivoli civili che si sono trovati a passare nello spazio aereo di Israele o comunque in prossimità di quello siriano hanno dovuto effettuare le manovre di atterraggio “strumentali” – ovvero in Ils Instrument Landing System – in quanto il Gps risultava fornire dati erronei.

Addirittura il disturbo, con anche, come detto, lo “spegnimento” del sistema, è diventato talmente persistente e continuo nelle ultime settimane che ormai i piloti in arrivo al Ben Gurion di Tel Aviv si sono abituati a questo inconveniente, come anche riportato dal Times of Israel.

Il professor Humphreys ha rilevato che l’interruzione del segnale è talmente forte da interessare anche l’Iss, la stazione spaziale internazionale, e infatti proprio a partire dalle analisi del disturbo rilevato nello spazio il ricercatore è giunto ad individuarne l’origine.

Gli stessi disturbi, con più o meno lo stesso raggio di estensione, sono stati individuati anche sul Baltico e lungo i confini russi con la Norvegia e la Finlandia. Questa è la dimostrazione che si tratta di jamming effettuato dai ben noti sistemi di guerra elettronica russa che fanno parte delle bolle difensive che utilizzano tutta la serie di armamenti antiaerei e missilistici da attacco a breve raggio che Mosca ha piazzato nei suoi punti strategici come la Siria o l’exclave di Kaliningrad.

I sistemi impiegati

Secondo i dati raccolti dal ricercatore il segnale viene disturbato, facendogli fornire false informazioni oppure spento. Questi due metodi si chiamano in gergo spoofing e jamming, ed è proprio il modus operandi dei sistemi russi come il Richag-AV ed il Krashuka-4.

Il Richag-AV è un rivoluzionario jammer, ovvero disturbatore di frequenze, valido sia per radar che per sonar. Il sistema può essere adottato da velivoli ad ala fissa o rotante e per essere imbarcato su natanti oltre che altre piattaforme terrestri ed è progettato per bloccare i segnali radar, sonar ed altre forme di rilevamento nemiche allo scopo di proteggere aerei, elicotteri, droni, forze terrestri, navali e siti puntiformi contro i sistemi aria-aria e terra-aria entro i 400 km ma con un raggio efficace compreso tra i 50 ed i 200 per le minacce terrestri che salgono a 300 per quelle aeree, oltre ad essere in grado di ingaggiare sino a 8 bersagli simultaneamente.

Il Krashuka-4 può bloccare i sistemi di comunicazione, disabilitare i missili e gli aerei guidati e neutralizzare i satelliti e i radar di orbita della Low-Earth Orbit (Awacs) a distanze di 150-300 km.

Entrambi i sistemi, se attivati contemporaneamente, forniscono uno “scudo” elettromagnetico che copre quasi tutte le frequenze (dai radar ai segnali satellitari) su una distanza che può arrivare sino ai 300/400 chilometri. Questo dato spiega, in particolare, perché il segnale Gps nei pressi di Tel Aviv viene disturbato solo in aria e non a terra: la fonte del segnale è sufficientemente lontana da non interessare gli apparecchi al suolo per via della curvatura terrestre.

La pistola fumante

Quanto scoperto dal ricercatore americano e subito acquisito dalle autorità israeliane ci porta a fare una considerazione sui recenti attacchi americani e della Coalizione in Siria: la Russia ha, scientemente, utilizzato i suoi sistemi di guerra elettronica per mettere fuori rotta i missili da crociera utilizzati.

Già nel 2017, in occasione del primo attacco, su 59 missili Tomahawk lanciati dagli Stati Uniti solo 23 colpirono i propri bersagli: i restanti andarono fuori bersaglio. Lo stesso scenario si ripeté l’anno scorso quando un buon numero dei 100 missili lanciati durante l’attacco della Coalizione ebbe la stessa sorte.

Risulta pertanto evidente che, piuttosto che per merito dell’attività dell’obsoleta contraerea siriana – che solo recentemente ha visto l’arrivo dei più moderni sistemi S-300 – “l’abbattimento” dei Tomahawk e degli altri missili da crociera utilizzati in entrambi gli attacchi sia pertanto da attribuire ai sistemi di jamming russi della base di Khmeimim, sicuramente anche con la motivazione di mettersi al riparo da possibili “errori” degli attaccanti.

Non abbiamo idea di quanti missili da crociera di nuova generazione, come gli Storm Shadow britannici, siano stati neutralizzati dai sistemi di guerra elettronica russi, risulta però, anche dalle immagini rilasciate dai siriani, che la maggior parte di quelli messi fuori rotta o abbattuti  sia del tipo Tomahawk, e non ci stupisce: il sistema, nonostante gli aggiornamenti, risulta il più vetusto e conosciuto.

La silenziosa guerra delle onde elettromagnetiche

Quanto sta avvenendo in Medio Oriente, o nel Baltico, ci porta a fare due considerazioni di natura diversa. La prima, più militare, riguarda la capacità russa di essere all’avanguardia in un settore, quello della guerra elettronica – chiamata Electronic Warfare (Ew) – che è diventato sempre più fondamentale e vitale con il progredire degli strumenti bellici. In questo senso Mosca ha posto, anche storicamente dai tempi dell’Unione Sovietica, ha posto più attenzione alla progettazione di sistemi innovativi in grado di effettuare il jamming delle frequenze dell’avversario, siano essi radar, comunicazioni, o segnali satellitari: dall’Ucraina, infatti, ci giungono notizie che non esiste una sola radio da campo che non sia fortemente disturbata dai russi, ad esempio.

Questo non significa che l’Occidente sia rimasto al palo: abbiamo già avuto modo di dire, in occasione di una recente esercitazione dell’Us Navy in Atlantico, che sistemi simili siano in dotazione anche agli Stati Uniti ed ai suoi alleati, ma la dottrina di impiego e la stessa attenzione che vi è rivolta è diversa rispetto alla Russia, che utilizza i propri asset Ew in funzione di Area Denial proattiva, come fa appunto in Siria, sul Baltico o in Crimea. Intendiamo anche sottolineare, a margine, come la Russia utilizzi il proprio sistema satellitare Glonass per la navigazione, che lavora su frequenze diverse rispetto al Gps e pertanto in caso di emissione di segnali di disturbo non ne è affetto, ma questo non significa che i sistemi russi, solo per questo, siano al riparo: è evidente che gli Stati Uniti, ad esempio, siano in grado di disturbare non solo il sistema Gps ma anche quello utilizzato dalla Russia.

La seconda considerazione risulta più strategica e riprende quando già accennato poco sopra: la Russia, tramite le sue bolle di Area Denial, sta di fatto operando una politica di difesa attiva non più limitata al suo territorio nazionale (Kaliningrad, Crimea ecc) ma di più ampio respiro verso quei Paesi che considera di interesse in una strategia di contenimento e incrinatura dell’espansionismo americano: come la Siria. Da questo punto di vista non ci stupiremmo se, in Venezuela, dovessimo vedere nell’immediato futuro la presenza di asset da guerra elettronica simili a quelli schierati a Khmeimim. La stessa presenza di questi sistemi palesemente attivi lungo i confini russi è indice della tensione che intercorre tra la Russia e l’Occidente che ricorda molto quella che si respirava ai tempi della Guerra Fredda: del resto le intercettazioni – reciproche – di velivoli di pattuglia lungo i rispettivi spazi aerei sono praticamente all’ordine del giorno.