La Russia non sembra particolarmente contenta del programma statunitense legato alle armi spaziali. Secondo i portavoce di Mosca, la mossa americana è una chiara sfida nei loro confronti, alla quale però Mosca non è intenzionata a rispondere. La nota del governo russo si riferisce al programma americano relativo al dispiegamento di armamenti al di fuori dell’atmosfera terrestre e che è stato interpretato dal Cremlino come una costante minaccia per il proprio Paese. Nonostante a riguardo gli Stati Uniti abbiano sempre proceduto con cautela.

La nuova corsa agli armamenti

Le tensioni provocate dalla delicata questione rimanda ancora una volta alla nuova stagione di corsa agli armamenti che sta interessando le potenze mondiali: con Stati Uniti, Russia e Cina in prima linea nella modernizzazione della propria Difesa. In questa situazione, le continue conquiste degli avversari obbligano i concorrenti ad alzare ancora più in alto l’asticella, per evitare di essere colti impreparati nell’eventualità di uno scoppio di un conflitto. Ecco che, proprio in virtù di questa condotta, al dispiegamento di testate nucleari a basso rendimento da parte di Washington succedono test anti-balistici da parte di Mosca, volti a prevenire l’ipotesi di un bombardamento nucleare.

La corsa agli armamenti porta però appresso una serie non secondaria di pericoli e soprattutto di crisi economiche interne dovute al dirottamento di fondi verso gli apparati militari. Senza dover necessariamente estremizzare il discorso alle condotte di Paesi come India e Pakistan – ottimo esempio di sperequazione di denaro a scopi militari – risulta evidente come un’eccessiva spesa per il comparto militare provochi una carenza di fondi da destinare alla comunità: col risultato inoltre di un sovra-indebitamento delle Nazioni.

L’obiettivo è sfiancare il nemico

Uno dei principali scopi della corsa agli armamenti e dei continui rilanci tecnologici è proprio quello di arrivare, alla lunga, a sfiancare il proprio avversario, indebolendo la sua economia e portandolo al punto di non riuscire più a competere in termini militari. A ragion veduta, le continue mosse di Washington sembrano proprio essere una sfida a distanza a Mosca, rinata dopo gli anni bui della dissoluzione sovietica e che gli Stati Uniti vogliono nuovamente sottoporre ad uno stress test per valutare le sue reali capacità competitive. I prossimi mesi segneranno una nuova serie di sfide al rialzo tra i due Paesi, che evidenzieranno fino a che punto possono spingersi le rispettive forze militari.

Il nuovo volto delle potenze mondiali

La stagione di aggiornamenti delle strumentazioni militari è destinata a cambiare il volto stesso delle grandi potenze militari, che necessiteranno ancora meno della presenza umana a favore di una maggiore automazione dei processi. L’esempio lampante sono i nuovi sistemi di difesa russi, che possono essere lanciati da basi autonome o da velivoli Mig, senza la necessità di un controllo da remoto. Grazie a queste migliorie, realisticamente, si assisterà ad un minore dispiegamento diretto di unità nelle zone più calde del pianeta, limitando anche l’impatto psicologico che attualmente determinano nella popolazione locale. Tuttavia, gli standard di sicurezza verrebbero comunque garantiti da strumentazioni intelligenti in grado di intervenire all’occorrenza e, in caso di necessità, controllati da remoto.

I rischi della corsa alle armi

Nonostante per loro stessa natura le implementazioni militari abbiano spesso lo scopo più di deterrente che di reale minaccia offensiva, un nuovo aumento delle strumentazioni balistiche rischia di aumentare le già crescenti tensioni internazionali: soprattutto da parte dei Paesi militarmente più deboli. Mentre infatti Russia e Stati Uniti, nonostante i proclami e le accuse reciproche, si sentono relativamente in una botte di ferro, lo stesso non si può dire di quei Paesi che nonostante possiedano armi balistiche non sarebbero in grado di competere con la potenza di fuoco avversaria; come per esempio i Paesi mediorientali. In uno scenario del genere, infatti, il sentimento di paura dettato dalla minore protezione potrebbe spingere a fare la prima mossa, dando inizio ad un possibile conflitto balistico; evidenziando come una grande potenza di fuoco dispiegata possa essere più pericolosa di un attacco diretto.

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