La geopolitica della corsa allo spazio
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Si chiama Lmfs (Liogkiy Mnogofunktsionalniy Frontovoi Samolyet – Aereo di Prima Linea Leggero Multiruolo) il nuovo progetto per un caccia di quinta generazione di tipo radicalmente diverso rispetto alle costruzioni aeronautiche recenti nate in Russia.

L’idea non è affatto nuova. Il vice primo ministro Dmitry Rogozin aveva dichiarato, l’11 dicembre 2013, la volontà di produrre un nuovo velivolo più economico e più facile da operare, ma con capacità di combattimento e prestazioni paragonabili a quelle degli aerei più pesanti. “Lo sviluppo di un caccia di tipo leggero è stato incluso nell’attuale programma di acquisto di armi”, furono le parole di Rogozin, rivolgendosi alla camera bassa del parlamento.

La necessità di un nuovo velivolo di questo tipo è stata dettata, principalmente, dalle esigenze del mercato estero, che richiede spesso caccia di classe leggera rispetto agli aerei come i Su-30, 35 o i nuovi Su-57. La Russia ha sempre avuto almeno due tipi di caccia tattici che, in linea generale, si completavano a vicenda: un esempio è dato dal binomio Mig-29 / Su-27 nato tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80. Le prime indiscrezioni riguardanti il bureau di progettazione per il nuovo Lmfs erano state riferite da Jane’s: già nel 2014 veniamo infatti a sapere che il produttore russo di aerei da combattimento Mikoyan Gurevich (Mig) stava sviluppando il concetto di un potenziale caccia leggero – un analogo economico monomotore dell’allora Pak-Fa / Su-57.

Alla presentazione del caccia multifunzionale Mig-35 il 17 febbraio 2017, visto in volo dalla stampa internazionale al Maks dello stesso anno, è stato ancora Dmitry Rogozin a confermare che proprio il bureau Mig sarebbe stato impegnato nella creazione di un caccia leggero di quinta generazione. Ora è la stessa ben nota casa di produzione aeronautica russa, che è stata oscurata negli ultimi anni dai prodotti della Sukhoi, a confermare quanto solamente anticipato: all’inizio dello scorso mese, infatti, l’Ad di Rostec, Sergei Chemezov, ha confermato che la società ha ricevuto l’incarico di sviluppare una piattaforma da combattimento (anche convertibile in drone) monomotore di quinta generazione.

Il progetto russo deve i suoi natali, in qualche modo, al programma statunitense Jsf, che ha dato alla luce l’F-35, e si ritiene che sia l’ulteriore sviluppo di un velivolo sperimentale sovietico, nato per la ricerca di un caccia di quinta generazione, il Mig 1.44. I lavori per la creazione di un velivolo di nuova generazione iniziarono in Unione Sovietica alla fine degli anni ’70, prima che gli Stati Uniti si impegnassero nella creazione del caccia F-22. I requisiti di base di quel velivolo si possono riassumere in cinque punti: doveva essere un caccia multifunzionale e super manovrabile, dalla bassa visibilità, con velocità di crociera supersonica e stive interne per le armi. Lo sviluppo dell’ambizioso progetto coinvolse il bureau Mikoyan e quello Sukhoi, che partorirono il Mig 1.44 e Su-47 (S-37).

Il lavoro sul nuovo caccia Mig non fu affatto facile tanto che il prototipo prese il volo solo il 29 febbraio 2000. Il problema principale è stata infatti la crisi che dopo il 1991, e la dissoluzione dell’Unione Sovietica, attanagliò l’intero complesso militare-industriale russo, mentre dall’altra parte gli Stati Uniti hanno continuato a investire miliardi di dollari nella creazione di un caccia di quinta generazione. Successivamente l’istituzione del progetto Pak-Fa, emesso nel 2002, condannò una volta per tutte il Mig 1.44.

La cellula del velivolo però, curiosamente, non venne smantellata e ora le sue linee generali si possono ritrovare proprio nel nuovo caccia Lmfs: una grande ala delta con ali anteriori canard vicino al bordo d’attacco dell’ala, doppio impennaggio verticale, timoni di coda orizzontali raccordati all’ala.

Sappiamo anche che, molto probabilmente, il nuovo caccia sarà monomotore, per venire incontro ai requisiti di “leggerezza” dettati dal mercato estero formato da quei Paesi che non si possono permettere un numero consistente di caccia pesanti bimotore. Come riporta Analisi Difesa, il velivolo si pensa avrà un peso al decollo di circa 15 tonnellate, una dimensione pressoché simile al Mig-35 (15,5 metri di lunghezza e con un’apertura alari di circa 11,5), e potrà trasportare fino a 5 tonnellate di carico bellico inclusi i futuri missili a medio raggio K-77M che saranno alloggiati in una o due stive interne al fine di preservare le caratteristiche stealth della macchina, al pari dei caccia F-22, F-35 e Su-57. Sembra sia prevista anche l’installazione di un cannone GSh-301 da 30 millimetri, mentre per quanto riguarda il propulsore non è chiaro se sarà installato un nuovo motore da 11 tonnellate di spinta basato sul Rd-33MK-35 utilizzato dal Mig-35 o il futuro “Izdeliye 30” realizzato dalla Saturn NPO per il Su-57 attualmente ancora in fase di sviluppo e in grado di erogare fino a 18 tonnellate di spinta con postbruciatore.

Il caccia Lmfs sarà in grado di coprire fino a 4mila chilometri ad una velocità massima di 2500 km/h e secondo fonti russe sarebbero già stati stanziati quattro miliardi di rubli per i lavori preliminari del progetto.

Quando vedrà la luce, il nuovo Mig riprenderà una tradizione aeronautica russa interrotta con l’uscita dal servizio dei Mig-23, 27 e Su-17: quella dei velivoli monomotore. La scelta di riprendere questa strada è stata forzata dal successo sul mercato dei velivoli leggeri stranieri, come l’F-16, il J-39 Gripen o i Jf-17 costruito da un consorzio cino-pakistano. Sono molti, infatti, quegli Stati che cercano un caccia di elevate prestazioni “a buon mercato”, pertanto la scelta obbligata è quella della soluzione monomotore.

Per quanto riguarda il mercato interno sembra che lo Lmfs potrebbe sostituire i caccia multiruolo Mig-29 e 35 in dotazione ad aeronautica e aviazione navale: il bureau Mig ha lanciato il suo modello 35 abbastanza di recente, e sebbene la propaganda russa affermi che le prestazioni del caccia in un combattimento aereo manovrato possano essere migliori di quelle dell’F-35, gli addetti ai lavori hanno sottolineato che il velivolo non ha caratteristiche stealth e non ha radar tipo Aesa (Active Electronically Scanned Array), pertanto si configura solamente come un caccia di transizione o destinato all’esportazione.

L’aviazione russa, quindi, potrebbe puntare sul Lmfs per integrare i suoi caccia pesanti, ma resta sempre un’incognita di fondo: le tempistiche. Se il caccia vedrà il suo primo volo molto lontano nel tempo, correrà il serio rischio di essere comunque un velivolo superato dalle nuove costruzioni e pertanto la Russia potrebbe anche perdere potenziali clienti stranieri.

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