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Guerra /

A fronte dell’impasse in cui si trovano le operazioni belliche in Ucraina, che nonostante il cambio al vertice con l’avvento del generale Alexander Dvornikov, non progrediscono alla velocitĂ  sperata, Mosca potrebbe decidere di instaurare la legge marziale.

A riferirlo è stata Avril Haines, direttrice dell’intelligence statunitense durante un’audizione alla commissione Difesa del senato Usa. L’offensiva nel Donbass va a rilento, con gli ucraini che, nell’area di Karkhiv, sono anche riusciti a far arretrare i russi di diversi chilometri, mentre nel meridione l’azione su Mykolaiv, che sarebbe propedeutica a un’avanzata su Odessa, stenta a prendere forma.

La “guerra totale”, che alcuni pensavano potesse essere dichiarata dal presidente Vladimir Putin durante la giornata del 9 maggio in cui la Russia celebra la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, non c’è stata, eppure resta ancora aperta la possibilitĂ  che il Cremlino ordini una mobilitazione generale, o comunque piĂą ampia, per cercare di ottenere un risultato decisivo che porti alla vittoria finale.

Il fattore tempo, del resto, potrebbe non essere alleato di Mosca: se, per una mera questione di riserve impiegabili, la Russia ha sicuramente un vantaggio rispetto all’Ucraina in un conflitto d’attrito come quello che ha preso forma in questi quasi tre mesi di guerra, dall’altro il Cremlino sa che si dissanguerebbe essendo praticamente isolata dal mondo occidentale e con un partenariato con la Cina che non può ancora sopperire a questa mancanza: la geografia dei gasdotti russi è lì a dimostrarlo, con una sola linea diretta verso oriente a fronte delle diverse che arrivano in Europa.

La legge marziale, pertanto, potrebbe essere un provvedimento che Mosca può prendere per velocizzare l’esito bellico, cercando anche di sovvertire lo status quo di un conflitto in cui Kiev viene profusamente rifornita di armamenti (e fondi) occidentali che le permettono di resistere.

La legge marziale viene generalmente applicata in una situazione di disordini civili o in un momento in cui è in corso una crisi nazionale o il Paese è in stato di guerra. Se dovesse essere decisa, i cittadini russi si troverebbero ad affrontare diverse restrizioni come il divieto di espatrio, la limitazione della libertà di movimento, perquisizioni, restrizioni alla scelta del luogo di residenza. Quasi sicuramente verrebbero stabiliti presidi armati fissi (militari o di polizia) a protezione di infrastrutture critiche e strutture sensibili come centrali elettriche, uffici ministeriali, snodi idrici o di sistemi di telecomunicazione, depositi di carburante, aeroporti e tutto quanto è vitale per la sopravvivenza di un Paese, mentre tutte le personalità importanti verrebbero poste sotto scorta oppure trasferite in luoghi sicuri.

Da questo punto di vista le azioni di “sabotaggio” e i sospetti attacchi ucraini in territorio russo potrebbero avere un peso per quanto riguarda la decisione di indire la legge marziale.



Verrebbe anche imposto il coprifuoco e sarebbe dato un ulteriore giro di vite alla censura nel campo delle informazioni e delle comunicazioni dei cittadini. La legge marziale vieterebbe anche manifestazioni e scioperi e permetterebbe di chiudere, o espellere, quelle organizzazioni pubbliche, internazionali o straniere ritenute essere una minaccia per la sicurezza della Russia.

Probabilmente, così come avvenuto in Ucraina, alcune categorie di cittadini – nel caso ucraino gli uomini tra i 18 e i 60 anni – sarebbero costrette a restare nei propri luoghi di residenza, per essere immediatamente e facilmente mobilitabili, in quanto in Russia, dal 2013, è stato creato un apparato di riservisti che vengono richiamati su base annuale.

In un certo senso Mosca ha giĂ  imposto un abbozzo di legge marziale: le restrizioni alla libertĂ  dei media hanno, ad esempio, provocato la chiusura di quelli non schierati con la linea ufficiale del Cremlino per questa guerra: basta non parlare di “operazione militare speciale” per commettere un reato. La Duma di Stato russa ha infatti adottato rapidamente provvedimenti che sostanzialmente equivalgono a leggi censorie di tipo militare, che includono l’introduzione della responsabilitĂ  amministrativa e penale per la diffusione di “notizie false” o per aver “screditato” le azioni dell’esercito russo. Anche la libertĂ  di manifestazione è stata sostanzialmente abolita se pur in modo non ufficiale: le autoritĂ  russe non hanno autorizzato alcun tipo di dimostrazione pubblica contro la guerra – o a favore – da quando il Cremlino ha iniziato l’invasione dell’Ucraina.

Il primo sentore della possibilitĂ  dell’introduzione della legge marziale era emerso giĂ  a inizio marzo, quando era stata l’Unione Europea a vedere “segnali”, sui social media russi, di questa intenzione da parte del Cremlino. Allora, Dmitry Peskov, portavoce ufficiale della presidenza, aveva affermato che fossero “bufale” pubblicate sui social che “i cittadini si scambiano”, avvertendo anche che “bisogna stare molto attenti alle informazioni e non cadere vittime di voci e falsi”.

Non c’è modo di confermare l’ipotesi ventilata dall’intelligence statunitense, ma potrebbe essere, come vi abbiamo spiegato, una mossa necessaria per effettuare facilmente una mobilitazione maggiore e, contestualmente, per contrastare meglio le attivitĂ  di sabotaggio e gli attacchi ucraini entro i propri confini.

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