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Il consigliere iracheno per la sicurezza nazionale e leader delle Unità della Mobilitazione Popolare (di fede sciita), Faleh al Fayyad, ha discusso con il segretario generale del Consiglio di sicurezza nazionale russo, Nikolaj Patrushev sui rapporti bilaterali tra i due Paesi ed in particolare sui nuovi assetti della strategia per la sicurezza dell’Iraq.

Come riportato da Tass il Ministero degli Affari Esteri russo, per voce del vice ministro Bogdanov, ha reso noto che “nel corso di un accurato scambio di opinioni riguardanti problematiche urgenti inerenti al Medio Oriente con enfasi sulla situazione in Iraq e nella vicina Siria, le parti hanno enfatizzato la necessità di ulteriori sforzi congiunti miranti al mantenimento della sicurezza e della stabilità nella regione contrastando il terrorismo internazionale e nello specifico l’Is e altre organizzazioni estremiste”.

L’incontro, tenutosi nella giornata di ieri, ha riguardato anche la cooperazione tra i due Paesi nel settore militare e della Difesa, tornato alla ribalta proprio in questi ultimi mesi a causa dei raid israeliani effettuati in territorio iracheno per colpire le milizie sciite filoiraniane.

Un legame che torna a stringersi

Le azioni di bombardamento effettuate da Israele nel mese di luglio e gli attacchi perpetrati nel mese di agosto, tra cui alcuni effettuati anche con droni, hanno allargato una frattura nei rapporti tra Baghdad e Washington; una frattura mai del tutto composta nonostante la “pacificazione” post intervento armato del 2003.

L’Iraq, infatti, è tornato a guardare con vivo interesse al suo vecchio partner strategico: la Russia. Il governo di  Abdul-Mahdi, che già lo scorso maggio aveva ventilato l’ipotesi di poter acquistare i sistemi da difesa aera S-400, sembra sempre più instradato nell’acquisto del complesso missilistico di fabbricazione russa proprio a seguito delle incursioni israeliane.

Al tavolo moscovita delle trattative la questione della Difesa aerea irachena è stata l’argomento principale: al summit hanno partecipato gli attaché militari russi e iracheni. La visita, poi, è stata la prima dopo la riunione del comitato di sicurezza dei capi di stato maggiore di Iran, Siria, Iraq e Russia dell’estate scorsa. Al-Fayyad dovrà incontrarsi anche con Alexander Lavrentiev, emissario della Russia per la Siria, per discutere della situazione nel Paese martoriato da anni di guerra: Baghdad e Mosca infatti cooperano nel quadro di un meccanismo militare quadripartito (insieme a Teheran e Damasco) stabilito a Baghdad per combattere l’Is in Siria e Iraq.

Il problema che sembra essere diventato improvvisamente pressante per Baghdad, è proprio la gestione del proprio spazio aereo. Attualmente nei cieli dell’Iraq non vola nulla che Washington non voglia, e Baghdad può solo stare a guardare proprio per la mancanza di sistemi moderni di controllo e difesa. Gli S-400 potrebbero pertanto ribaltare la situazione garantendo al governo iracheno la sovranità del proprio spazio aereo ed una prima parvenza di sistema difensivo, la cui efficacia – comunque – verso i velivoli di quinta generazione come l’F-35 è ancora tutta da dimostrare.

La richiesta di equipaggiamenti militari di nuova concezione siano essi di fabbricazione russa o iraniana da parte di esponenti del governo iracheno e da forze politiche diverse si fa sempre più pressante. Il primo vice-presidente del Parlamento iracheno, Hassan Karim al-Kaabi, durante un incontro col ministro della Difesa Najah al-Shammari tenutosi proprio la scorsa domenica, ha messo in guardia il Consiglio dei rappresentati che non si autorizzi nessuna “forza esterna” ad attaccare l’Iraq e a destabilizzare la sua sicurezza, sottolineando l’esigenza di una pianificazione in materia di raccolta di informazioni ma soprattutto l’importanza di sviluppare dei sistemi di difesa antiaerea per proteggere lo spazio aereo del Paese.

Israele ha complicato i piani degli Stati Uniti

L’inserimento della Russia nella questione della sicurezza dell’Iraq è un risvolto non a sorpresa di una crisi innescata da Israele. In occasione dei bombardamenti di agosto Washington aveva redarguito fermamente Tel Aviv prendendo una posizione netta: i raid dovevano cessare, Israele aveva superato un limite non scritto.

L’estensione all’Iraq della guerra parallela di Israele all’Iran sta mettendo in serio pericolo i rapporti tra Washington e Baghdad: nel Paese i sentimenti antiamericani non si sono mai sopiti dall’invasione del 2003; antiamericanismo che ha anche una forte connotazione religiosa essendo il Paese a maggioranza sciita.

Gli Stati Uniti non possono permettersi di perdere un alleato regionale come l’Iraq non solo per la questione iraniana, ma anche perché il Paese è sede di importanti basi (13 in totale) utilizzate dalle Forze Armate Usa per tenere sotto controllo tutto il Medio Oriente. Se i sentimenti antiamericani, fomentati dai raid israeliani e da agenti esterni, si concretizzassero in una “cacciata” o comunque ridimensionamento delle presenza militare in Iraq, Washington perderebbe un avamposto strategico.

In questo senso la Russia è stata capace di fornire, se non un’alternativa di ordine strategico che non è ancora in grado di dare (e forse non lo sarà nel breve/medio periodo) in quanto non sufficientemente “pesante” da fungere da contrappeso agli Stati Uniti, un’interessante alternativa sul piano tattico: la vendita di armamenti con la conseguente apertura ai propri “consiglieri militari”.

Non ci stupisce infatti che il tutto sia finito nella mani di Patrushev, ex direttore dell’FSB e tra gli uomini più fidati del presidente Putin, artefice di praticamente tutti i piani “diplomatici” di Mosca: dal putsch in Crimea sino alla gestione della crisi venezuelana.

Le reazioni del Dipartimento di Stato, nel momento in cui scriviamo, ancora non sono giunte, ma sicuramente Washington dovrà trattare coi guanti il proprio alleato iracheno se vuole che resti ancora tale, pertanto risulta poco probabile che Baghdad cada sotto la mannaia delle sanzione del Caatsa, il provvedimento del Congresso Usa che sanzione chi commercia con Russia, Iran e Corea del Nord.

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