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L’Istituto di Tecnologia Termica di Mosca (Mit) è pronto a riprendere i lavori per la creazione del sistema missilistico ferroviario da combattimento Barguzin (Bzhrk). Lo ha annunciato in un’intervista alla Tass il progettista generale dell’istituto, il professore Yuri Solomonov.

A quanto sappiamo, il treno missilistico nucleare non era stato aggiunto al programma statale per gli armamenti (Gpv) a dicembre del 2017 portando così alla sua cancellazione, o per meglio dire “sospensione”, da quella data sino al 2027.

Oggi l’annuncio dell’accademico e progettista russo Solomonov apre alla possibilità che il progetto possa essere riesumato, se il Cremlino deciderà in questo senso, ovvero se saranno disponibili i fondi necessari.

Lo sviluppo del complesso missilistico balistico mobile Barguzin era iniziato tra il 2012 e il 2013 su istruzioni del presidente russo Vladimir Putin. Ogni treno armato doveva comprendere sei lanciatori di missili balistici intercontinentali (Icbm) a propellente solido Rs-24 Yars, ciascuno contenente quattro veicoli di rientro indipendenti (Mirv), ma c’è chi crede che possano essere utilizzati per lanciare missili balistici più pesanti, tipo il nuovo Rs-28 Sarmat, come avveniva ai tempi dell’Unione Sovietica. A fine 2014 era stato approvato il progetto schematico del sistema mentre il suo sviluppo è iniziato nel 2015; a ottobre 2016, a Plesetsk, era stato effettuato il primo e unico test del missile.

Dopodiché le ristrettezze di bilancio hanno causato il blocco del programma: il Ministero della Difesa aveva visto ridursi le sue richieste di budget nel Gpv da 55 trilioni a 19 trilioni di rubli (da 928 miliardi di dollari a 290 miliardi di dollari) in quella che è stata la terza riduzione di bilancio in pochi anni. Le difficoltà economiche in cui versava (e ancora versa) la Russia hanno infatti costretto il Cremlino a razionalizzare i suoi programmi di sviluppo di nuovi armamenti per concentrarsi su quelli essenziali e per mantenere in efficienza l’arsenale nucleare – l’unico reale strumento di deterrenza efficace che ha Mosca – basato sulla triade “sottomarini/Icbm/bombardieri”.

A farne le spese, oltre al Barguzin, è stato il missile balistico “leggero” Rs-26 Rubezh, il progetto di costruzione di una nuova “superportaerei” da 100mila tonnellate di stazza sul modello di quelle americane, e anche buona parte del programma Pak (Perspektivny Aviatsionny Kompleks), che avrebbe dovuto rimodernare tutta la linea di volo della Vks (Vozdušno-kosmičeskie Sily), l’aeronautica russa, ne è uscito fortemente ridimensionato: la “montagna” ha partorito il topolino Su-57 (già Pak-Fa), che vedrà solo nel 2022 la sua motorizzazione definitiva e che non è ancora entrato in servizio dopo 18 anni dall’assegnazione del progetto, mentre del nuovo bombardiere strategico, il Pak-Da, non si vede ancora il primo prototipo con la sua costruzione che dovrebbe essere cominciata a maggio 2020; sembrano abbandonati (o parimenti sospesi) gli altri due progetti per un caccia intercettore (Pak-Dp) e per un aereo da trasporto (Pak-Ta).

Mosca quindi, per via dell’instabilità economica causata anche dalle sanzioni internazionali, ha dovuto dirottare i pochi fondi disponibili su quegli armamenti considerati vitali. Tra di essi troviamo i sistemi ipersonici, siano essi i veicoli di rientro del tipo Hgv Avangard o i missili da crociera come il Kh-47M2 Kinzhal o 3M22 Zircon, ritenuti giustamente dei game changer del campo di battaglia, senza dimenticare il programma per il già citato Icbm pesante Rs-28 Sarmat, che quando avrà completato il suo ingresso in servizio andrà a modernizzare l’arsenale dei missili intercontinentali russi.

Il concetto di un treno armato di missili balistici non è affatto nuovo per la dottrina russa: ai tempi dell’Unione Sovietica esistevano dei vettori su rotaia, Rt-23 Molodets (Ss-24 Scalpel in codice Nato), che erano armati con tre missili ognuno dei quali portava dieci testate tipo Mirv da 550 kilotoni.

L’ultimo treno di questo tipo è stato ritirato dal servizio nel 2005, pertanto la Russia non dispone più di questo particolare tipo di assetto da allora, al contrario della Cina che dovrebbe avere un sistema ferroviario sotterraneo per spostare (e possibilmente lanciare) i suoi Df-41. Una soluzione di impiego dei missili balistici che, per concetto, ricorda molto quello dei sottomarini: un treno può essere sparpagliato nell’immensità del territorio russo in caso di crisi internazionale, rendendo molto complicata la sua identificazione, anche perché, da quello che sappiamo, i vagoni dei treni erano “camuffati” per sembrare dei frigoriferi. Ai tempi dell’Unione Sovietica c’erano 12 di questi treni armati: un numero paragonabile a quello dei Ssbn allora in servizio ma col vantaggio di avere costi di sviluppo e gestione molto minori.

A quanto pare però, per utilizzare i treni Barguzin ci sarebbero volute delle infrastrutture appositamente create (e celate) sparpagliate nell’immensità del territorio russo, pertanto uno dei motivi per la loro cancellazione è stata anche la considerazione che costruirle ex novo avrebbe comportato una spesa non indifferente per quel momento storico. Secondariamente avrebbero anche potuto esserci state considerazioni di tipo squisitamente politico: con la ratifica del Nuovo Start del 2010 era entrata in vigore una clausola che stabilisce specificamente che, nel caso in cui la Russia avesse sviluppato un missile ferroviario-mobile funzionante, tutte le disposizioni pertinenti del trattato sarebbero stata applicate ad esso. In altre parole, alla creazione del Barguzin, la Russia avrebbe dovuto includerlo nelle sue restrizioni quantitative e consentire ispezioni regolari, che avrebbero privato i treni del loro “effetto sorpresa” per adempiere agli obblighi dello Start.

In quest’ottica se, come è probabile che avvenga, gli accordi sul disarmo nucleare non verranno prolungati o rinnovati alla loro scadenza il prossimo febbraio, la Russia potrebbe, dirottando i fondi necessari ora che programmi come l’Avangard o il Sarmat sono in dirittura di arrivo con solo le consegne ai reparti da ultimare, ripristinare il finanziamento per il Barguzin.