Lo scorso 2 giugno il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha firmato un decreto che approva nuove linee guida per l’impiego dell’armamento atomico che rivoluziona la dottrina di deterrenza nucleare di Mosca. Nelle sei pagine di testo viene ridefinito il compito delle forze nucleari strategiche alla luce dei rapidi cambiamenti nella tecnologia militare, della fine dei trattati internazionali come l’Abm, l’Inf o l’Open Skies, e la rinnovata conflittualità con l’Occidente e la Nato, senza dimenticare il dossier Cina, considerata dal Cremlino un vicino ingombrante e un alleato forzato la cui politica di riarmo ed espansione viene guardata con attenzione e sospetto.

Nell’atto, che va a sostituire uno analogo risalente a 10 anni fa, si legge che “la politica statale nel campo della deterrenza nucleare è di natura difensiva ed è volta a mantenere il potenziale delle forze nucleari a un livello sufficiente a garantire la deterrenza nucleare e la protezione della sovranità e dell’integrità territoriale dello Stato, la dissuasione di un potenziale avversario dall’aggressione contro la Federazione Russa e (o) i suoi alleati, e in caso di conflitto militare, per prevenire l’escalation delle ostilità e la loro cessazione a condizioni accettabili per la Federazione Russa e (o) i suoi alleati”.

Sin qui nulla di nuovo. Mosca ribadisce anche che “allo stesso tempo si considera le armi nucleari esclusivamente come un mezzo di deterrenza, il cui uso è una misura estrema e obbligatoria, e si stanno facendo tutti gli sforzi necessari per ridurre la minaccia nucleare e prevenire l’aggravamento delle relazioni tra Stati che potrebbero provocare conflitti militari, compresi quelli nucleari”. Viene ribadito anche un altro concetto già ben noto, che è quello della mutua distruzione assicurata (in inglese Mad, Mutual Assured Destruction) insieme a quello della rappresaglia, considerata “inevitabile” in caso di aggressione contro la Russia e (o) i suoi alleati, e che tale attacco di ritorsione sarà messo in atto verso quegli Stati “che considerano la Federazione Russa come un potenziale avversario e possiedono armi nucleari e (o) altri tipi di armi di distruzione di massa o consistenti forze di tipo convenzionale”.

Quello che però risulta interessante e del tutto nuovo nell’ultima dottrina russa di impiego dell’arsenale atomico è l’aggiornamento della lista delle minacce: tra i pericoli che potrebbero degenerare in possibili aggressioni verso la Russia vi sono, ad esempio, l’accumulo di forze avversarie nei territori adiacenti alla Federazione Russa e nelle aree marittime adiacenti, che includono anche vettori per il trasporto di armamento nucleare; il dispiegamento da parte di Stati che considerano la Federazione Russa un potenziale avversario, di sistemi e mezzi di difesa antimissile, di missili da crociera e balistici a medio e corto raggio, di armi non nucleari e ipersoniche di alta precisione, di veicoli aerei senza equipaggio e di armi ad energia diretta.

Mosca ha anche messo per iscritto che le minacce comprendono anche la creazione e il dispiegamento nello spazio di sistemi di difesa antimissile e di attacco missilistico e anche la presenza di armi nucleari e altri tipi di armi di distruzione di massa in quegli Stati che possono essere considerati avversari della Russia. Il Cremlino considera una minaccia alla propria sicurezza anche la proliferazione incontrollata di armi nucleari e dei loro vettori, la cessione di tecnologie e attrezzature per la loro fabbricazione o il dispiegamento di armi nucleari e dei loro sistemi di lancio o trasporto nei territori di Stati che non sono già potenze atomiche.

Mosca poi ha definito in modo più specifico le condizioni che la faranno ricorrere all’arsenale atomico. Il Cremlino ha individuato quattro “linee guida”: la ricezione di informazioni affidabili sul lancio di missili balistici diretti verso il territorio della Federazione Russa e (o) i suoi alleati; l’uso da parte del nemico di armi nucleari o altri tipi di armi di distruzione di massa nei territori della Russia e (o) i suoi alleati; l’attività del nemico su sistemi critici o installazioni militari russe, la cui messa fuori uso porterà alla perdita della capacità di ritorsione delle forze nucleari strategiche e naturalmente l’aggressione contro la Federazione Russa utilizzando armi convenzionali, ma solo quando viene messa a repentaglio l’esistenza stessa dello Stato.

Abbiamo già accennato che la necessità di aggiornare la politica di impiego delle armi nucleari è stata data dalla fine dei trattati ereditati dalla Guerra Fredda, come l’Inf o l’Open Skies, che erano diventati obsoleti proprio perché, nati in un periodo storico in cui la Cina non era una potenza globale in riarmo e coinvolgendo solo le due storiche superpotenze (Stati Uniti e Russia), semplicemente non avevano più ragione di esistere ai fini della limitazione degli armamenti.

Anche il progetto americano Prompt Global Strike, ovvero il programma di sviluppo di sistemi convenzionali in grado di effettuare attacchi di altissima precisione in qualsiasi parte del globo con un preavviso brevissimo (entro un’ora), ha sicuramente influito sulla decisione del Cremlino di decidere per l’utilizzazione del proprio arsenale nucleare in risposta ad un attacco convenzionale che metta in pericolo non solo l’integrità della Russia ma i suoi sistemi di difesa.

Quello che però è davvero interessante ed innovativo è la decisione di rispondere con le armi atomiche anche in caso di un non meglio precisato attacco a installazioni militari o sistemi critici per lo Stato: il Cremlino qui sta dicendo che in caso di attacco cibernetico che colpisca mettendo fuori uso i gangli vitali della Difesa o dello Stato risponderà utilizzando l’arsenale nucleare. Sostanzialmente quindi Mosca si pone nel solco tracciato già dalla Nuclear Posture Review americana che in un certo qual modo ha “sdoganato” l’impiego dell’armamento nucleare dai vecchi canoni della Guerra Fredda andando oltre i concetti di “rappresaglia” e “primo colpo” che erano confinati solo all’ambito non convenzionale.

Ad esempio la volontà della Casa Bianca di costruire nuove testate a basso potenziale va letta proprio in questo senso: avere uno strumento flessibile per attacchi di precisione non di tipo strategico in forza del vecchio principio “escalate to deescalate” ovvero quella di utilizzare armi atomiche a basso potenziale sul campo di battaglia per arginare le forze preponderanti del nemico in modo tale da non dover impiegare le armi strategiche, più potenti.

Anche la caratterizzazione della minaccia che potrebbe innescare un attacco atomico, che ora passa a considerare l’assembramento di forze militari ai propri confini o il dispiegamento di sistemi Abm (che potrebbero inficiare la capacità di deterrenza dell’arsenale nucleare russo), è frutto della storia recente e della sensazione di “accerchiamento” che si respira a Mosca.

Più di tutto preoccupa, però, proprio la postura che riguarda la Cyber Warfare: avere la certezza sulla paternità di un attacco a reti o sistemi telematici è molto difficile ed infatti gli Stati utilizzano direttamente o indirettamente questa forma di conflitto a bassa intensità senza mai risultarne direttamente ed inequivocabilmente responsabili. Gli attacchi cyber, inoltre, potenzialmente possono essere molto efficaci per minare o addirittura annullare la capacità di un avversario di reagire col suo strumento bellico e si configurano come uno dei possibili strumenti per un “first strike” a cui seguirebbe un secondo attacco convenzionale o addirittura atomico: risulta pertanto naturale che anche la Russia, così come gli Stati Uniti, possa decidere di usare il proprio arsenale nucleare in risposta a un simile evento.

C’è anche da considerare un altro aspetto, più diplomatico: la postura più aggressiva di Mosca potrebbe essere funzionale ad ottenere una posizione negoziale più forte con Washington e con Pechino in vista del nuovo trattato Start, ovvero l’accordo sul disarmo nucleare che dovrebbe essere ridiscusso l’anno prossimo, che potrebbe essere disertato dagli Stati Uniti se la Cina non intenderà parteciparvi, come sembra orientata a fare ad oggi. Il messaggio di Mosca è quindi che se non si giungerà a un nuovo trattato, perseguirà con questa nuova politica di deterrenza nucleare.

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