I dettagli delle conseguenze del cessate il fuoco tra Israele e Hamas iniziano a concretizzarsi, ed è un dettaglio importante: le parti passano dalle parole ai fatti, celermente, e con la giusta dose di realismo. C’è un nucleo iniziale che potremmo definire di buona fede.
La concretezza di Hamas e Israele sulla “Fase 1”
Da un lato, Hamas rilascerà gli ostaggi in tempi precisi, impegnandosi innanzitutto a non compiere le cerimonie pubbliche di scherno e rivendicazione degli attacchi del 7 ottobre 2023 andate in scena nelle precedenti consegne. I militanti che controllano Gaza, secondo il presidente Usa Donald Trump, avrebbero indicato in lunedì 13 ottobre la data ultima per avviare la consegna degli ostaggi vivi e chiesto dieci giorni, dunque fino al 19 ottobre, per recuperare i corpi di quelli morti. Il portavoce di Hamas, Hazem Qassem, parlando ad Al Jazeera, ha citato un motivo d’ordine pratico per questa richiesta: la necessità di dover coordinare la ricerca dei corpi dei morti in una Gaza devastata da due anni di bombardamenti.
Tutti liberi, dunque, in un’unica soluzione. Ma anche Israele ha preso impegni concreti. L’Israel Defense Force ha iniziato a pensare a un approccio più conservativo e si è impegnata a ritirarsi da circa un terzo della Striscia di Gaza, ponendo di fatto fine all’Operazione Carri di Gedeone per l’occupazione totale del territorio palestinese prospiciente il Mar Mediterraneo. Tel Aviv si ritirerà conformemente al piano Trump sulla prima linea di contingenza, che corrisponderà al mantenimento di circa il 53% della Striscia sotto il controllo dell’Idf.
I nodi da sciogliere
Ad oggi, le parti sembrano dunque essersi concentrate su una “Fase 1” fondata sulle richieste essenziali: la consegna degli ostaggi detenuti da Hamas da un lato, la stretta della morsa di Tel Aviv sulla Striscia dall’altro. Restano molti nodi da sciogliere e la sensazione è che saranno demandati a futuri negoziati: questo è un primo passo verso la pace, una tregua importante e un risultato concreto, ma non è ancora “la pace” per antonomasia.
Va registrato, però, che Hamas non ha ancora chiesto una lista precisa dei prigionieri palestinesi di cui chiederà la restituzione, ritenuta condizione fondamentale per la pace dalla relatrice speciale Onu Francesca Albanese, mentre al contempo Israele non ha chiesto l’immediato disarmo dei miliziani.
Il sentiero in salita verso la pace
Donald Trump sta investendo tutto il suo capitale politico sul piano di pace, e lo stesso stanno facendo altri Paesi mediatori, a partire dalla Turchia di Recep Tayyip Erdogan. L’attenzione è alta ma ad oggi la pressione internazionale sembra essere la maggior garante di qualsivoglia intesa, nell’attesa del via libera del Gabinetto di Sicurezza di Israele. Nel frattempo, il Times of Israel ha segnalato l’ingresso di un convoglio della Croce Rossa dall’Egitto. Un passaggio non secondario per alimentare la speranza che con il cessate il fuoco tornino anche gli aiuti a una popolazione stremata e che possa allentarsi la morsa della fame su Gaza.
Il piano sta avendo, ad oggi, riscontri costruttivi in più sedi. Parlando ai media vaticani, il Patriarca Latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa ha sostenuto con positività l’accordo, definendolo “un primo passo necessario che porta un’atmosfera di fiducia e anche un sorriso in tante famiglie, sia in Israele che in Palestina, a Gaza soprattutto” e una “nuova atmosfera per la continuazione dei negoziati”, mettendo in rilievo al contempo la necessità di “un immediato soccorso umanitario e dell’ingresso incondizionato di aiuti sufficienti per la popolazione sofferente di Gaza”, dove “la vita resterà terribile ancora per molto tempo”.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha a sua volta appoggiato il piano, definendolo “un’importante opportunità per stabilire un percorso politico credibile” e la possibilità di avviare “un percorso verso la fine dell’occupazione, il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese e il raggiungimento di una soluzione a due Stati”. Aspettative alte, passi in avanti verso la concretezza, clima di massima attenzione: ogni passo falso da una parte o dall’altra potrebbe far deragliare questo delicato percorso che attraversa un crinale stretto verso la vetta della pace. Per la quale bisognerà, in ogni caso, superare ancora un dislivello non indifferente.
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