La geopolitica della corsa allo spazio
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La Russia deve conquistare le regioni di Lugansk e Donetsk rispettivamente entro il primo giorno di giugno e il primo di luglio. L’ordine, sostiene Channel 24 citando fonti dei servizi segreti ucraini, sarebbe stato dato da Vladimir Putin in persona.

In base alle indiscrezioni riportate dai media di Kiev, la road map del Cremlino prevede innanzitutto la cattura dell’intero oblast di Lugansk, da portare a compimento nell’arco delle prossime ore. Dopo di che gli sforzi dell’esercito russo si concentreranno su Donetsk, dove la situazione è un po’ più complessa. È per questo motivo che Putin avrebbe concesso alle sue forze armate un limite temporale più elevato, esteso fino al prossimo luglio.

Un piano del genere è fattibile? In linea teorica sì, visto che circa il 95% del territorio di Lugansk sarebbe ormai in mano russa, e che basterebbe soltanto un piccolo sforzo – coincidente con la presa della città di Severodonetsk e qualche altro centro limitrofo – per completare la missione. Allo stesso tempo non bisogna dimenticare che le forze del Cremlino stanno rimpinguando le proprie difese per consolidare i territori conquistati nelle regioni di Kherson e Zaporizhia.



Il piano del Cremlino

Per quanto riguarda Lugansk, la Russia sta concentrando tutte le sue forze sulla cattura di Severodonetsk, teatro principale della regione. Nella regione di Donetsk, al contrario, i russi sono riusciti a conquistare la città di Svetlodarsk. Fonti non confermate sostengono inoltre che Lyman sia ormai finita sotto il controllo di Mosca.

Hanna Malyar, viceministro della Difesa ucraina, ha dichiarato che i due obiettivi della Russia consistono nel raggiungere i confini geografici delle regioni di Lugnsk e Donetsk, per poi privare l’Ucraina dell’accesso al mare.

“In effetti, ci sono già problemi con il Mar d’Azov e i territori temporaneamente occupati intorno. Mirano anche a privarci dell’accesso al Mar Nero“, ha affermato Malyar. A suo dire, le battaglie nell’Ucraina orientale si svolgono per due scopi, ovvero assumere il pieno controllo della regione di Lugansk e accerchiare le truppe ucraine nel Donbass. “Finora, nè l’uno nè l’altro si stanno concretizzando, ma i combattimenti sono feroci”, ha sostenuto Malyar.

Cosa succede nel quadrante orientale

Lo sforzo principale di Kiev, come detto, è dedicato alla presa di Lugansk, dove continua a tenere banco il nodo Severodonetsk. Non dobbiamo tuttavia perdere di vista altri movimenti. Il think tank Institute for the Study of War (ISW) ha fatto presente che le forze russe hanno condotto attacchi di artiglieria e MLRS contro Odnorobivka, Udy, Ruski Tyshky, Cherkasy Tyshky, Ruska Lozova, Pitomnyk, Borshchova, Peremoha , Tsyrkuny, Shestakove e il distretto di Kyivskyi della città di Kharkiv. Secondo quanto riferito dallo Stato Maggiore ucraino, l’obiettivo di questi attacchi di artiglieria sarebbe quello di scoraggiare ulteriori avanzamenti ucraini verso il confine internazionale.

In ogni caso, c’è da segnalare anche un secondo sforzo di supporto, questa volta lungo l’asse meridionale e con lo scopo di difendere i citati oblast di Kherson e Zaporizhia. Una volta che la situazione si sarà stabilizzata, presumibilmente nella seconda metà di giugno, capiremo probabilmente quali sono le reali intenzioni di Mosca: fermarsi qui o proseguire nella sua missione, cercando di inglobare l’intera fascia costiera e altri pezzi di Ucraina?

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