La rivoluzione tecnologica dell’intelligence israeliana

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Lo Shaback, meglio conosciuto come Shin Bet, è il servizio di sicurezza israeliano competente per gli affari interni dello Stato. Sinergicamente ad Aman, l’intelligence Militare dell’IDF ed al più conosciuto Mossad, che invece opera per gli affari esteri, costituisce uno dei più “importanti” servizi segreti del pianeta. La competenza dello Shin Bet comprende la sicurezza dello Stato, l’antiterrorismo e la raccolta d’informazioni mediante un’élite di agenti. Ha compiti di sorveglianza per le infrastrutture governative, quelle diplomatiche e le compagnie aeree. È composto da tre divisioni, tra le quali Dipartimento arabo, il Dipartimento israeliano ed estero ed il Dipartimento di protezione e sicurezza. In quest’ultimo vi è anche lo Yamas, un’unità antiterroristica che riferisce direttamente al primo ministro e che ha portato l’intelligence israeliana ad un livello superiore. Sebbene famosa per l’operatività dei suoi agenti dispiegati sul territorio, attualmente la visione di questa agenzia sembra proiettarsi nel futuro, traslocando dall’uomo alla macchina la necessità di raccogliere tutte quelle informazioni utili a fronteggiare le nuove sfide.

La svolta tecnologica dello Shin Bet nella raccolta d’informazioni

Durante le elezioni israeliane dello scorso aprile, come riferisce il Jerusalem Post, il direttore dello Shin Bet, Nadav Argaman, rese noto che uno Stato straniero cercava d’ingerire nelle votazioni, con l’obbiettivo d’influenzare il primo dei tre voti che erano previsti entro l’anno. Sebbene non fu menzionato alcun paese, il sospetto di molti si orientò verso Mosca, innescando, da lì in poi, un “impegno” maggiore dell’intelligence nella guerra cibernetica.

La cyber-trasformazione dello Shin Bet ha affrontato all’inizio non poche problematiche “di corridoio”. Poi le cose sono andate diversamente e, grazie ai risultati ottenuti, la “rivoluzione” ha raccolto il placet di diversi dirigenti, i quali hanno affermato che l’era “Argaman”, rispetto al suo predecessore Yoram Cohen, ha segnato la storia dei servizi segreti. La sua policy è stata fondamentale per ciò che concerne il passaggio, da un modello humint, ovvero attraverso agenti a quello sigint, esclusivamente per mezzo dei dati.

Fonti della Difesa israeliana, spiegano che la vera rivoluzione è stata quella di sfruttare le informazioni aperte, dette anche open source, mediante il “big data”, ottenendo risultati inimmaginabili. Queste nuove manovre hanno sviluppato la capacità di supervisione delle difese informatiche d’Israele ed aperto un nuovo mondo, anche nelle cyber operazioni destinate alla deterrenza e agli attacchi terroristici.

Tale trasformazione, ha visto lo Shin Bet essere costituito, per più di un terzo, da cyber analysts. Il punto chiave era proprio quello di voler formare una nuova task-force, unendo il pensiero di civili esterni con le necessità della divisione intelligence mediante il TAU-Ventures, ovvero un fondo di capitale di rischio dell’Università di Tel-Aviv. Secondo le risorse aperte, questa strategia si è dimostrata estremamente vincente ed utile a sventare operazioni nella Striscia di Gaza ed in Cisgiordania, oltre a prevenire nuove ingerenze straniere all’interno dell’elezioni.

Il problema dell’omogeneità decisionale

Altre rivoluzioni hanno rimodellato il profilo di questo reparto anche grazie alle nuove politiche d’impiego volute da Argaman, che ha concesso significative aperture in favore delle donne. L’attuale innovazione in seno allo Shin Bet prevede anche grandi manovre rivolte alla semplificazione delle controversie territoriali ed alla facilitazione di tutte quelle politiche di sviluppo e cooperazione, utili al bilanciamento degli equilibri interni.

Per ciò che concerne il virus, non ha manifestato alcun coinvolgimento, sebbene si registri che l’agenzia abbia monitorato 47mila casi d’infezioni e rintracciato altri focolai, in un lavoro congiunto con il Ministero della Salute. Questo soprattutto perché, il direttore voleva tenere lo staff lontano dai sospetti di violazione della legge sulla privacy e non rivelare tecniche e tecnologie adottate dall’intelligence.

Infine, i rapporti sugli straordinari risultati evidenziano l’efficacia del nuovo cyber-volto dello Shin Bet, con un portafoglio di oltre 500 attentati sventati, grazie all’utilizzo della tecnologia. Sebbene, proprio su questo punto, non sono mancate forti discussioni interne, in quanto, l’approccio tecnologico, per alcuni, penalizzerebbe gli interrogatori e di riflesso la classe degli agenti appartenenti allo “humint”. Ulteriori critiche inoltre, sembrerebbero puntare il dito anche su cinque dirigenti operanti sotto l’attuale direzione, in quanto tutti provenienti dallo stesso dipartimento e con le stesse qualifiche. Tale situazione, secondo “i malcontenti”, limiterebbe “di fatto” la pluralità decisionale ed “opzionale” dell’agenzia, favorendo, invece, un’unica e “omogenea” visione nelle operazioni.