L’Ucraina ha rivendicato l’uccisione di Oleg Mityaev nei pressi di Mariupol, nel sud-est dell’Ucraina. Se la notizia dovesse essere confermata, si tratterebbe del quarto generale russo ucciso dall’inizio del conflitto, risalente allo scorso 24 febbraio. In attesa di ulteriori indiscrezioni, il consigliere del ministero dell’Interno ucraino, Anton Gerashenko, ha annunciato la notizia spiegando che Mityaev era “uno dei leader militari russi più promettenti e iconici”.
Dalla Russia, almeno fino a questo momento, non sono arrivate né conferme né smentite. “Questo è un duro colpo per il morale dei comandanti russi. È l’enorme successo degli Eroi di Mariupol“, ha evidenziato lo stesso Gerashenko, ribadendo che “i soldati ucraini a Mariupol combattono in pieno accerchiamento da 15 giorni” e che “ogni giorno subiscono terribili attacchi aerei”.
Chi era Oleg Mityaev
Mityaev, 46 anni, comandava la 150esima divisione di fanteria motorizzata russa. Prima dello scoppio del conflitto ucraino, la sua divisione era schierata nella regione di Rostov, al confine con l’Ucraina. Era un veterano della Siria, ha aggiunto Gerashchenko dicendo che il suo corpo è stato trovato con “gli spallacci di un generale maggiore”.
Nel 2016, Mityaev era stato inoltre nominato comandante di una base militare russa in Tagikistan. Le immagini del suo cadavere sono state postate dalla milizia nazionalista ucraina del Battaglione Azov. Secondo alcuni media, sarebbero stati proprio i membri del Battaglione Azov ad averlo eliminato nel corso della battaglia di Mariupol. Nella stessa operazione, inoltre, sarebbero stati uccisi anche sette membri di un commando delle forze speciali russe.
Gli altri generali uccisi
Nel caso in cui la morte di Mityaev dovesse essere confermata, ripetiamo, si tratterebbe del quarto generale russo ucciso dall’inizio dell’attacco, dopo Andrei Sukhovetsky, Vitaly Gerasimov e Andrei Kolesnikov, morti rispettivamente il 3, il 7 e l’11 marzo.
Sukhovetsky, comandante generale della 7a divisione aviotrasportata russa e vice comandante della 41esima armata, è stato ucciso dal fuoco dei cecchini. Gerasimov, alto ufficiale decorato per il suo ruolo di primo piano nell’occupazione russa della Crimea nel 2014, è stato invece ucciso nel corso dei combattimenti a Kharkiv. Kolesnikov, comandante della 29esima armata combinata, è stato infine ucciso l’11 marzo.
Le perdite dell’esercito russo
Le forze armate ucraine, citate dal Kyiv Independent, hanno rilasciato alcuni aggiornamenti relativi alla guerra in corso in Ucraina. In particolare, Kiev ha rivendicato di aver ucciso in 20 giorni di guerra 13.800 militari russi, di aver abbattuto 84 aerei e 108 elicotteri e di aver distrutto 430 carri armati e 1.375 mezzi blindati. Nel bollettino di guerra quotidiano, l’esercito ucraino afferma inoltre di aver messo fuori uso 190 pezzi d’artiglieria nemica, 2 imbarcazioni, 819 veicoli di vario tipo, 11 droni e 43 batterie di missili antiaerei.
Al contrario, la Russia ha riconosciuto la morte di 500 uomini e un solo generale. In ogni caso, gli esperti ipotizzano che gli errori commessi da Mosca all’inizio della campagna militare, tra cui una pianificazione e una logistica scadente – che ha visto veicoli fermarsi a causa di guasti, rimanere senza carburante e impantanarsi nel fango – possano essere all’origine del piuttosto elevato numero di vittime. A quanto pare, per ovviare questi e altri problemi, i comandanti russi sarebbero stati costretti a mettersi in prima linea, prima di essere eliminati dagli ucraini.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.



