Due mesi fa, e cioè poco dopo l’inizio della guerra in Ucraina, Vladimir Putin sarebbe scampato ad un tentato omicidio architettato da non meglio specificati esponenti caucasici. O forse è meglio parlare di “ultimo tentativo”, visto che nel recente passato sarebbero andati in scena molteplici tentativi di uccidere il presidente russo.

“Sono stati diversi gli attentati alla vita del presidente russo di recente quello ad opera di esponenti caucasici. Non si tratta di informazioni pubbliche ma è tutto vero”, ha dichiarato Kyrylo Budanov, capo del dipartimento di intelligence del ministero della Difesa ucraino.

A detta di Budanov, una sessantina di giorni fa Putin è finito nel mirino di alcuni “rappresentanti del Caucaso“, una una regione che comprende Armenia, Azerbaigian, Georgia e parti della Russia meridionale. “È stato un tentativo assolutamente fallito, ma è successo davvero. Sono passati circa 2 mesi”, ha aggiunto. Di più, al momento, non è dato sapere, visto che queste frasi sono soltanto un’anticipazione di un dialogo che Budanov ha avuto con il quotidiano ucraino Ukrainska Pravda, e che sarà pubblicato per intero nelle prossime ore.

I nemici caucasici di Putin

Budanov non ha direttamente collegato il presunto tentativo di omicidio contro Putin alla guerra in Ucraina. Non è infatti da escludere che l’eventuale attentato contro il presidente russo – a patto che si sia davvero verificato – possa essere ricollegato ad altre questioni. Già, perché il capo del Cremlino ha una nutrita schiera di nemici ben consolidati nel Caucaso a causa di precedenti conflitti.

Putin ha, ad esempio, ordinato alla Russia di attaccare la Georgia nel 2008. Quella guerra terminò con una delicatissima situazione di stallo, andata avanti per anni sotto forma di un conflitto a bassa intensità, e con Mosca impegnata a combattere gli insorti islamisti – Isis compreso – nell’intera regione. Ma negli ultimi due anni la situazione in quest’area è stata avvelenata e destabilizzata anche dai combattimenti tra l’Armenia – alleata della Russia – e l’Azerbaigian, che nel 2020 hanno portato ad un conflitto nella regione contesa del Nagorno-Karabakh.

Pare tuttavia che Putin abbia paura di essere assassinato da quando è iniziata la guerra in Ucraina, precisamente da quando squadre di sicari sono state inviate in Ucraina per eliminare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.



Ipotesi e realtà

Certo è che il mese scorso, quanto Putin ha reso omaggio al defunto Vladimir Zhirinovsky, sono emersi diversi indizi che, secondo vari analisti, sottolineerebbero i timori del presidente russo. Intanto, in quell’occasione, il capo del Cremlino ha portato stranamente con sé una valigetta misteriosa che potrebbe contenere uno dei tre codici nucleari necessari per consentire alla Russia di sferrare un attacco senza precedenti. Poi perché tutte le altre persone presenti sono state sgomberate non appena Putin è giunto nella camera ardente di Zhirinovsky.

Nel 2017, inoltre, Putin aveva raccontato al regista Oliver Stone che c’erano stati cinque tentativi di omicidio contro di lui, e chel’unico motivo per cui era ancora vivo era perché si occupava personalmente della propria sicurezza.

Tornando all’ultima rivelazione di Budanov su Putin, è tuttavia doveroso ricordare come il capo del dipartimento di intelligence del ministero della Difesa ucraino abbia, in passato, lanciato altre affermazioni clamorose, per giunta proprio inerenti al leader russo, poi mai confermate dai fatti. Il capo degli 007 di Kiev era lo stesso che affermava che Putin si trovasse “in condizioni psicologiche e fisiche davvero brutte” e che il presidente russo fosse “molto malato“. In seguito Putin sarebbe riapparso in pubblico senza mostrare sintomi così gravi. Per la cronaca, tra le varie dichiarazioni rilasciate, Budanov ha pure detto di essere convinto che l’Ucraina vincerà la guerra entro la fine dell’anno, riprendendosi Crimea e Donbass, e che i generali russi stanno lavorando ad un colpo di Stato contro Putin.

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