La geopolitica della corsa allo spazio
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L’acciaieria Azovstal è stata “liberata” dagli ultimi combattenti ucraini e la città di Mariupol è adesso completamente sotto il controllo dell’esercito russo. “Dal 16 maggio, si sono arresi 2.439 nazisti del battaglione Azov e militari ucraini che erano bloccati nella fabbrica. Oggi, 20 maggio, si è arreso l’ultimo gruppo di 531 combattenti”, ha riferito il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov.

La missione in questo centro urbano situato sulla fascia costiera ucraina è dunque terminata, e la conferma è arrivata anche dal messaggio inviato da Sergej Shoigu a Vladimir Putin. Il ministro della Difesa russo ha infatti comunicato al capo del Cremlino la “fine dell’operazione” e la “completa liberazione dell’acciaieria Azovstal di Mariupol dai militanti ucraini”.

“Il territorio dell’impianto metallurgico Azovstal a Mariupol, dove un gruppo di militanti ucraini della formazione nazista Azov era bloccato dal 21 aprile, è stato completamente liberato”, ha scritto l’agenzia Ria Novosti. Il ministero della Difesa russo ha inoltre pubblicato il filmato dell’uscita degli ultimi militanti dello stesso battaglione Azov dalle acciaierie. Il video mostra militari russi che ispezionano gli effetti personali degli ucraini che si arrendono e che controllano i loro tatuaggi.



La resa finale

Hanno colpito lo stabilimento, per intere settimane, in tutti i modi possibili e con armi di ogni tipo. Negli ultimi giorni, dell’immensa acciaieria Azovstal non restava che lo scheletro fumante, annerito da bombardamenti continui. Eppure l’esercito russo è riuscito espugnare l’ultima fortezza ucraina di Mariupol soltanto pochi giorni fa.

“Il comando militare superiore ha dato l’ordine di salvare la vita dei soldati della nostra guarnigione e di smettere di difendere la città di Mariupol”, aveva detto in un video il comandante del reggimento Azov, Denis Prokopenko, che già lo scorso lunedì aveva dato di fatto il via libera alle uscite dei suoi commilitoni dalla fabbrica-bunker, dopo il primo ordine di resa giunto da Kiev.

Diverse centinaia di soldati, molti anche feriti, erano subito usciti dall’impianto. Altri, come lo stesso Prokopenko, avevano scelto di restare ancora nei cunicoli dell’acciaieria. In attesa, non è da escluderlo, di un colpo di coda finale. Alla fine anche i soldati più irriducibili, ovvero gli elementi del famigerato battaglione Azov e delle forze di Kiev, sono stati costretti ad obbedire agli ordini.

Mariupol in mano russa

Molto probabilmente, se non fosse arrivato alcun ordine dall’alto, i combattenti ucraini sarebbero ancora rintanati nello stabilimento assediato. Alla fine Azovstal è tuttavia caduta. Dopo 86 giorni di resistenza che hanno segnato l’immaginario della guerra, l’acciaieria simbolo della difesa di Mariupol e dell’Ucraina ha alzato bandiera bianca.

I russi sono pronti ora a sollevare il loro trofeo: la città di Mariupol, appunto. Il primo trofeo, seppur minore, conquistato dallo scorso 24 febbraio ad oggi in Ucraina. In attesa, chissà, di conquistare il Donbass, per poi riprendere a martellare lungo la fascia costiera, in direzione di Odessa, oppure rosicchiare altro spazio per vie centrali. Non sappiamo quando, se, e soprattutto come, si accontenterà Mosca.

La sensazione è che Mariupol, pur essendo una città intrisa di un forte significato (la vittoria contro quelli che il Cremlino definisce nazisti), possa non essere sufficiente a soddisfare Putin. Non a caso la guerra prosegue senza sosta nel quadrante orientale. Dove, ormai da giorni, sembrerebbe essersi concentrata l’avanzata russa.

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