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La portaerei americana Uss Harry Truman (Cvn-75) è entrata nella zona di operazioni della Sesta Flotta. In queste ore ha infatti varcato la soglia dello Stretto di Gibilterra ed è entrata nel Mediterraneo dove effettuerà alcune operazioni a supporto della sicurezza marittima a fianco degli alleati per poi dirigersi verso il Golfo Persico, per prendere il posto della portaerei Abraham Lincoln (Cvn-72) in seno alla Quinta Flotta.

La Us Navy non ha reso nota la composizione della scorta che sta accompagnando la portaerei nel suo viaggio verso il Golfo Persico passando per il Mediterraneo, ma sappiamo che la Squadriglia Cacciatorpediniere 28, composta dai cacciatorpediniere classe Arleigh Burke Uss Lassen (Ddg-82), Uss Farragut (Ddg-99), e Uss Forrest Sherman (Ddg-98), che hanno già fatto parte in precedenza del Csg (Carrier Strike Group) della Truman sono in questo momento di scorta alla Lincoln nel Golfo unitamente all’incrociatore classe Ticonderoga Uss Normandy (Cg-60).

Il gruppo di volo della Truman

Attualmente il gruppo di volo della portaerei Truman è costituito da 9 stormi (7 ad ala fissa e due ad ala rotante). In particolare il VFA-11 – Strike Fighter Squadron – “Red Rippers”, il VFA-211 “Checkmates” e il VFA-81 “Sunliners” e normalmente di stanza alla Nas (Naval Air Station) di Oceana (Virginia), dal VFA-136 “Knighthawks” di base alla Nas di Lemoore (California) operanti con il F/A-18 “Super Hornet”, dal VAQ-137 – Electronic Attack Squadron – “Rooks” di base alla Nas di Whidbey Island (Washington) utilizzante gli EA-18G “Growler” da guerra elettronica, dal VAW-126 – Carrier Airborne Early Warning Squadron – “Seahawks” che utilizza i velivoli da scoperta E-2D “Hawkeye” di stanza a Norfolk (Virginia) e dal VRC-40 – Fleet Logistics Support Squadron – “Rawhides” anch’esso basato sulla Nas di Norfolk utilizzante i velivoli da trasporto C-2 “Greyhound”.

La componente ad ala rotante è data dal HSC-11 – Helicopter Sea Combat Squadron – “Dragon Slayers” di base sempre a Norfolk con gli elicotteri MH-60S “Seahawk” con compiti Sar (Search and Rescue) e antisuperficie e dal HSM-72 – Helicopter Maritime Strike Squadron – “Proud Warriors” di base alla Nas di Jacksonville (Florida) che utilizza gli MH-60R con compiti antisom e antisuperficie.

Il ritorno in mare della Truman

La portaerei Truman, salpata da Norfolk una prima volta lo scorso 5 luglio, ha dovuto interrompere le manovre di certificazione propedeutiche al dispiegamento operativo, definite Computex (Composite Training Unit Exercise), il 5 agosto a causa di un guasto importante al sistema di distribuzione elettrica della nave che ne aveva messo in dubbio la possibilità di essere rapidamente dispiegata in sostituzione della Lincoln nella Quinta Flotta.

“La Uss Harry Truman è andata incontro ad un guasto elettrico al sistema di distribuzione che ha richiesto un’analisi approfondita e riparazioni. Il personale della nave sta lavorando a stretto contatto coi tecnici dell’arsenale di Norfolk per determinare le cause del problema. La sicurezza dell’equipaggio e del reattore non è stata intaccata” sono state le parole, in occasione del rientro in porto della portaerei, del portavoce del Comando della Flotta capitano Scott Miller.

Il guasto è sicuramente stato importante o di difficile determinazione, in quanto ha richiesto circa tre mesi di riparazioni. La Truman, infatti, ha potuto riprendere il mare soltanto il 18 novembre, tuttavia il Comando della Flotta non ha visto la necessità di continuare le operazioni di Computex decidendo per il pressoché immediato impiego operativo della portaerei dopo pochi giorni di prove in mare.

Il Mediterraneo crocevia degli interessi strategici

È la seconda volta in due anni che la Truman entra in Mediterraneo per effettuare operazioni in seno alla Sesta Flotta. L’anno scorso, il 27 aprile, la portaerei era ricomparsa nei nostri mari ed era rimasta una presenza costante sino al 28 giugno, quando è ritransitata da Gibilterra diretta prima verso il Golfo di Biscaglia per poi fare rotta verso Norfolk dove è arrivata il 21 luglio.

Quest’anno abbiamo avuto modo di vedere anche lo schieramento di ben due portaerei – sebbene per breve tempo – nel Mediterraneo, evento che non capitava dal 2016 quando la Uss Eisenhower (Cvn-69) e proprio la Uss Truman erano state schierate simultaneamente. Ad aprile nel Mediterraneo centrale stavano incrociando la Uss Abraham Lincoln e la Uss John Stennis (Cvn-74) per effettuare operazioni combinate in modo da potenziare “la prontezza al combattimento e l’interoperabilità con alleati chiave e partner”.

Queste operazioni però, rappresentavano anche un chiaro messaggio politico: come ha fatto sapere il comando del Csg 12 della Lincoln in quella occasione, le manovre in quella porzione di Mediterraneo prospiciente la Libia erano un chiaro segnale alla Russia e alla sua politica di espansione verso questo importante bacino di mare. Gli Stati Uniti non intendono infatti abdicare dal proprio ruolo di gendarmi della politica internazionale e tanto meno in un teatro così delicato come quello del Mediterraneo, sempre più crocevia di interessi strategici globali come ben evidenziato anche dall’attività cinese nell’area.

Troppe poche portaerei attive

Quanto successo alla Truman, però, evidenzia un problema non da poco per la Us Navy e per la politica estera di Washington: gli Stati Uniti soffrono la carenza di portaerei in grado di pattugliare i mari del mondo. In questo momento sono solo quattro le unità navali di questo tipo in grado di essere operative: oltre alle già citate Truman e Lincoln, si annoverano la Theodore Roosevelt (Cvn-71) in fase Computex al largo della California e la Uss Nimitz (Cvn-68) che incrocia sempre nelle acque “casalinghe” della costa occidentale.

La Eisenhower (Cvn-69) è all’arsenale di Norfolk dopo una difficile manutenzione durata 18 mesi, la Carl Vinson (Cvn-70) è entrata in cantiere a Puget Sound per un ciclo di lavori della durata di 15 mesi lo scorso 28 febbraio, la George Washington (Cvn-73) sarà ancora fuori linea per altri 2 anni essendo entrata in cantiere nel 2017 per lavori della durata di 4 anni (Rcoh – Refueling and Complex Overhaul), la John Stennis (Cvn-74) è in porto a Norfolk ed in attesa del Rcoh, la Ronald Reagan (Cvn-76) è in porto a Yokosuka anch’essa per lavori, la George Bush (Cvn-77) è in cantiere a Norfolk per lavori di Dpia (Drydock Planned Incremental Availability) che, invece dei canonici 10 mesi, dureranno circa 28 a causa della troppo carico di lavoro del cantiere navale, infine la Gerald Ford (Cvn-78) è sempre a Norfolk alle prese con i test di certificazione.

Gli Stati Uniti quindi possono attualmente disporre di sole quattro unità su 11 (10 se consideriamo che la Ford è l’ultima nata di una nuova classe di unità). Un po’ poche per poter soddisfare le esigenze di Washington che è impegnata su diversi fronti caldi, tra cui quello estremo orientale, e la frettolosa rimessa in servizio della Truman dopo la riparazione del guasto elettrico è indicativa dell’emergenza che si trova ad affrontare.

Questa emergenza, nata dalla necessità di avere uno strumento di proiezione di forza a lunghissimo raggio sempre a disposizione, certifica però che la portaerei è ancora il fulcro del potere – non solo navale – di una nazione, nonostante ultimamente, soprattutto oltre Atlantico, si cominci a chiedersi se davvero non sia giunto il momento di “mandarle in pensione” a fronte delle nuove minacce date dai missili ipersonici.