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Quella dei bambini soldato è una delle piaghe più terribili di ogni conflitto. Se ne sente parlare soprattutto in riferimento alle guerre africane, lì dove spesso sono state documentate atrocità volte a reclutare minorenni e a spedirli nei più disparati fronti. Un concetto tristemente valido sia per i conflitti più grandi che quelli definiti “a bassa intensità”. Come ad esempio quello lanciato da anni dal Fronte del Polisario, il movimento indipendentista che non riconosce la sovranità marocchina nella regione. A Tindouf, la località situata in territorio algerino dove il Polisario ha la sua sede, la piaga dei bambini soldato ha avuto origine già negli anni Ottanta. E ancora oggi risulta molto attuale.

Cosa accade a Tindouf

Nei campi profughi algerini dove vivono migliaia di cittadini sfollati dal Sahara, è il Polisario a controllare ogni ambito politico, economico e sociale. Un vero e proprio bacino che ha storicamente fatto di Tindouf, con la complicità delle autorità algerine, il feudo del Fronte. Da qui passa ogni genere di traffico illegale che contribuisce a finanziare il movimento. E contribuisce anche a sostenere le spese militari per provare a proseguire la guerra contro il Marocco. A provarlo in primo luogo sono le condizioni in cui si vive a Tindouf. Negli anni da queste parti sono arrivate piogge di finanziamenti sotto forma di sovvenzioni, aiuti allo sviluppo, sostegno umanitario. Eppure manca ogni genere di servizio, soprattutto quelli previsti per i minori.

Non ci sono scuole, non ci sono sedi dove poter imparare un mestiere, le prospettive per chi nasce a Tindouf appaiono ancora oggi molto basse

In compenso però il Polisario dispone costantemente di armamenti. Segno di come i soldi, legali e non, giunti nei campi profughi vengono indirizzati a spese di natura militare. Il Fronte poi con le somme a sua disposizione può continuare ad avere la possibilità nei campi profughi di reclutare soldati. A volte anche tra i bambini, costringendoli con la forza sia fisica che psicologica.

Diverse foto diffuse di recente sui social mostrano decine di bambini a Tindouf con la tuta mimetica e la divisa. Molti di loro potrebbero avere anche meno di 15 anni. Ragazzini strappati doppiamente dalla loro infanzia. Non solo infatti per loro risulta impossibile condurre normali condizioni di vita, essendo privati di istruzione e prospettive di lavoro, ma sono costretti già da giovanissimi a imbracciare un’arma. Avere bambini soldato per il Polisario è importante per due motivi: da un lato per allargare le file delle proprie milizie, dall’altro per avere un’arma di ricatto contro le famiglie detenute a Tindouf. Nessuno infatti scapperebbe via dai campi profughi sapendo che i propri bambini sono stati reclutati dal Fronte.

Una piaga diffusa da più di 40 anni

Notizie e foto che testimoniano la presenza di bambini soldato tra le fila del Polisario non sono però soltanto recenti. Al contrario, storie di questo tipo emergevano già negli anni Ottanta, nei primi anni di guerra cioè contro il Marocco. A raccontarle sono stati soprattutto ex membri delle forze di sicurezza cubane. Questo perché il governo de L’Avana è stato tra i principali sostenitori del Fronte, nell’ottica anche di un intenso rapporto con le autorità algerine. Esiste anche un documentario che ha raccolto alcune testimonianze provenienti dall’isola caraibica. Si chiama “Cuba and Polisario Front: crime partners“, un titolo emblematico al cui interno un passaggio importante è dedicato agli episodi relativi alla piaga dei bambini soldato.

Dariel Alarcon, noto tra i combattenti castristi della prima ora con il nome di “Benigno”, ha parlato ad esempio del fatto di essere stato incaricato di addestrare bambini provenienti dal Sahara. Una volta sbarcati sull’isola molti di loro venivano istruiti su come preparare esplosivi e armi rudimentali: “I bambini venivano portati a Cuba con delle barche, al cui interno il numero di giovani era incredibilmente alto – ha scritto Alarcon, oggi in esilio in Francia – poi dopo li portavamo nella Youth Island”.

Juan Vives invece è un ex membro dell’esercito cubano, oggi in pensione. Anche lui ha raccontato dopo anni quanto visto. Era tra coloro che avevano il compito di indirizzare i bambini non solo verso le armi ma anche verso i lavori forzati. Secondo Vives, molti minorenni hanno dovuto prendere la strada anche della prostituzione. Crimini inquietanti, su cui comunque a oggi ancora non è stata fatta piena luce. Anche perché molte di queste piaghe sono purtroppo ancora attuali.

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