Guerra /

Nella giornata di domenica 12 luglio, poco prima di mezzogiorno ora della costa orientale degli Stati Uniti, un incendio è scoppiato a bordo della nave da assalto anfibio Uss Bonhomme Richard (Lhd-6) mentre era ormeggiata nel porto di San Diego.

L’unità della classe Wasp era in porto per dei normali lavori di manutenzione e modernizzazione programmati da tempo (era prossima al termine di due anni di cantiere) quando improvvisamente, a causa di un’esplosione registrata alle ore 11:30, è divampato un incendio che è subito apparso incontrollabile.

In quel momento a bordo, fortunatamente e per via della natura dei lavori, non era presente l’equipaggio al completo, forte di circa 1000 marinai, ma si trovavano solo 160 uomini, il che ha permesso di limitare il numero di feriti e soprattutto di evitare perdite umane.

Ad oggi infatti risultano 63 persone (40 marinai e 23 civili) che hanno dovuto ricorrere alle cure ospedaliere per ferite fortunatamente non gravi.

Sono invece gravi le condizioni dell’unità navale. Dalle immagini che ci sono pervenute dal personale coinvolto nello spegnimento dell’incendio si può notare che il calore delle fiamme ha letteralmente aperto dei buchi nel cielo delle sovrastrutture dell’isola facendo crollare i tralicci che reggono le antenne radar e di comunicazione, mentre gli hangar interni sono totalmente distrutti. Anche il ponte di volo appare danneggiato dalle fiamme.

La nave ha smesso di bruciare da poche ore secondo quanto affermato dalle autorità della Us Navy: il contrammiraglio Philip Sobeck, comandante del Expeditionary Strike Group 3, ha riferito ieri in una conferenza stampa che le fiamme, dopo quattro giorni di lotta indefessa del personale antincendio, sono state spente e che le sale macchine sono integre e non ci sono danni ai serbatoi di carburante.

Le tonnellate d’acqua che le sono state riversate addosso dai mezzi marittimi antincendio e dagli elicotteri – l’Helicopter Sea Combat Squadron (Hsc) 3 ha condotto più di 1500 lanci per raffreddare la sovrastruttura e il ponte di volo – hanno provocato perfino l’inclinazione della nave a dritta rispetto all’asse di rollio, ma senza conseguenze riguardanti la sua stabilità.

Non si sa ancora la causa che ha scatenato il devastante incendio: la Us Navy rende noto che probabilmente ha avuto origine da forniture per ufficio e da altri oggetti che si trovavano nell’hangar sottostante il ponte di volo, dove vengono stipati i veicoli e gli aeromobili.

Il contrammiraglio Sobeck è ottimista in merito alla sorte della nave, che ritiene sia recuperabile, ma che sia definitivamente persa oppure no, per la Us Navy la sua messa fuori servizio rappresenta un problema molto serio.

La Bonhomme Richard era, come detto, al termine di lunghi lavori di modernizzazione frutto di un contratto del valore di 218 milioni di dollari con la General Dynamics National Steel and Shipbuilding stipulato nel 2018. La General Dynamics avrebbe dovuto portare gli standard della nave a quelli delle unità più moderne per poter operare con gli F-35B, la versione Stovl (Short Take Off Vertical Landing) del caccia di quinta generazione della Lockheed Martin.

Il piano della Us Navy, infatti, è quello di avere costantemente nel settore dell’Indo-Pacifico degli assetti navali in grado di operare con gli F-35.

Come riportato da Defense News il modello di dispiegamento delle forze della Marina Usa si basa sulla presenza avanzata permanente in settori vitali, come l’Indo-Pacifico e il Medio Oriente. A tale scopo, la Us Navy ha bisogno di navi sufficienti il che significa averne una in servizio per supportare il dispiegamento avanzato, una in riserva con un elevato grado di prontezza in caso di emergenza, una in manutenzione e una in fase di preparazione preliminare.

In altre parole, idealmente, la Marina Usa avrebbe bisogno di almeno quattro navi per averne una sempre in servizio. Con lavori di revisione e modernizzazione più lunghi, però, come quelli per poter imbarcare i caccia F-35B, potrebbero essere necessarie cinque navi.

Attualmente risulta che solo la metà delle 10 navi d’assalto anfibio in dotazione all’Us Navy è in grado di operare con gli F-35B, inoltre i Marines stanno cercando di ridurre le loro basi terrestri, puntando tutto sulla capacità delle navi da assalto di questo tipo. Quindi la perdita della Bonhomme Richard influirà senz’altro negativamente sulla capacità della Marina Usa di dispiegare gli F-35 in un teatro indipendentemente dalla possibilità di operare da basi terrestri, quindi dovendo ricorrere all’appoggio di Paesi alleati o amici.

L’unità poi, nonostante sia datata, aveva ancora un’aspettativa di vita operativa di altri 8/10 anni, e in attesa che la nuova unità classe America (la Tripoli Lha-7) diventi pienamente operativa resterà un “buco” di due anni difficilmente riempibile. La Us Navy per ovviare a questo problema potrebbe impiegare le rimanenti navi d’assalto anfibio in turni operativi più lunghi, andando però a incidere sull’efficienza di uomini e mezzi così come avviene per i bombardieri e i velivoli dell’Usaf, o potrebbe recuperare dalla riserva una Lha della classe Tarawa, ma che necessiterebbe di ulteriori lavori di ammodernamento.

Potrebbe sembrare una questione da poco per una potenza come gli Stati Uniti, ma in un periodo di recessione economica e soprattutto con il fronte dell’Indo-Pacifico sempre più caldo per via dell’attività militare cinese, la perdita della Bonhomme Richard rappresenta un vero grattacapo per il Pentagono.

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