Ad avanzare a Tripoli non è soltanto il fronte, ma anche il timore che la città possa essere repentinamente risucchiata nel vortice di un conflitto che c’è ma non si vede da almeno otto anni. Nella capitale libica in queste ore emerge una precisa paura: quella di finire come Bengasi. In pochi lo sanno perchè in pochi ne parlano, ma la città più grande e rappresentativa della Cirenaica si presenta in alcuni quartieri come un immenso cumulo di macerie. Nel suo servizio andato in onda a Speciale Tg1 a gennaio, Paolo di Giannatonio evidenzia proprio questo aspetto: “Le ferite della guerra sono evidenti – afferma il giornalista recatosi a Bengasi all’inizio dell’anno– Manca di tutto, soprattutto il centro storico è gravemente danneggiato”.

A Tripoli lo sanno e si teme che la città possa subire stesso malaugurato destino. Danneggiata già dai bombardamenti contro Gheddafi nel 1986 e soltanto sfiorata dai combattimenti che rovesciano il rais nel 2011, la capitale libica negli anni più difficili per il paese riesce comunque ad avere una vita quanto più normale possibile, almeno a confronto con le realtà circostanti. Almeno fino all’avvicinarsi della battaglia.

Tra guerra e pace: la fiera internazionale di Tripoli

Sul web però, da Tripoli non emergono solo testimonianze di guerra e di combattimenti. In questi giorni in città si sta regolarmente svolgendo la fiera internazionale, un appuntamento molto atteso e tradizionale. Si tratta di un evento che mostra sempre la vocazione mediterranea e cosmopolita di Tripoli, che negli anni riesce a sopravvivere ai periodi di isolamento internazionale del governo di Muhammar Gheddafi e che viene svolta anche durante gli anni dell’attuale destabilizzazione. Quando l’ex rais esce dal gioco delle sanzioni, la fiera diventa cartina di tornasole di una Libia che torna ad aprirsi al mondo ed agli investimenti internazionali.

Programmato per questa prima decade di aprile, l’evento viene confermato nonostante l’infuriare della battaglia. I tripolini ci tengono ed hanno voglia di avere un motivo in più per distrarsi dai rumori degli aerei militari che sorvolano la capitale e dal pensiero, sempre più presente e pressante, della linea di fronte sempre più vicina. Su Twitter e su Facebook, sono tanti i cittadini di Tripoli che inseriscono immagini e video dai luoghi della fiera. Lo si può evincere anche dai servizi della collega Vanessa Tomassini, in questi giorni in città: “I tripolini sembrano ormai avvezzi ai conflitti – scrive la giornalista su SpecialeLibia.it – Non si lasciano abbattere da quanto sta avvenendo”.

La guerra alle porte, ma la vita ancora presente tra le strade, le case ed i mercati di Tripoli. L’unico vero elemento differente dalla normalità, riguarda la chiusura delle scuole per ovvi motivi di sicurezza. Adesso però è corsa anche ai negozi di alimentari e di materie prime: la vita si cerca di continuarla, ma si sa come ben presto potrebbe essere fortemente condizionata dall’insorgere della battaglia anche al centro della capitale.

Ci si prepara anche al peggio

Quando il generale uomo forte della Cirenaica inizia la sua offensiva lo scorso 4 aprile,  a Tripoli la notizia non desta particolare preoccupazione. Tante volte la città negli ultimi mesi vede l’esplodere repentino di combattimenti, i cittadini sanno che gli equilibri tra le varie milizie che controllano la capitale sono delicati e, in un certo senso, tutto ciò fa parte della normalità di uno Stato imploso. Dunque, quando si apprende che Haftar ha intenzione di avanzare, si continua con la vita di tutti i giorni. C’è chi pensa si tratti di un’azione dal mero risvolto politico, c’è chi ritiene invece l’Lna del generale molto più attrezzato delle milizie locali e dunque pronto ad avanzare senza sparare un colpo. Ma la situazione dopo pochi giorni cambia repentinamente.

Alle porte di Tripoli è battaglia a tutti gli effetti, Al Sarraj resiste coadiuvato dalle milizie di Misurata ed adesso lo scenario, specialmente nei quartieri meridionali, inizia ad essere sempre più caratterizzato da trincee e posti di blocco. Già da sabato l’aumento dell’intensità degli scontri fa temere per le sorti della capitale. Lo spettro di Bengasi e delle altre città libiche distrutte dalla guerra, inquieta gli abitanti. In caso di battaglia urbana, qui potrebbe essere non solo un bagno di sangue ma anche una devastazione che si vuole a tutti i costi scongiurare. L’appello più volte lanciato a far tacere le armi in questi giorni, non vale unicamente per tornare al tavolo dei negoziati ma anche per un importante specifico obiettivo: salvare Tripoli.