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La pacificazione del Donbass, sconvolto da ormai cinque anni di guerra che hanno provocato oltre tredicimila morti e gravi danni infrastrutturali, pare sempre più a rischio. Violenti scontri armati, infatti, sono scoppiati nella regione ed hanno portato alla morte di un soldato ucraino ed al ferimento di altri quattro militari: le forze armate di Kiev ed i ribelli separatisti si sono accusati a vicenda di quanto accaduto che, in ogni caso, rischia di far deragliare i laboriosi sforzi per porre fine al conflitto in Ucraina orientale. Si tratta di uno dei più gravi episodi di violenza avvenuti dall’incontro di Parigi del dicembre 2019. Il summit aveva visto la partecipazione del presidente russo Vladimir Putin, del suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky, della cancelliera tedesca Angela Merkel e del capo di Stato francese Emmanuel Macron.

La pace è lontana

Gli scontri tra le parti potrebbero dunque causare problemi al processo di pace locale, che si regge su equilibri instabili e su un lento e difficile riavvicinamento tra Mosca e Kiev, una volta alleate ed ora divise da divergenti priorità di politica estera e di collocazione internazionale. L’ostilità tra le forze del governo centrale ucraino e le milizie separatiste è, poi, particolarmente accentuata: Vadym Prystaiko, ministro degli Esteri del governo ucraino, ha recentemente ricordato come Kiev sia aperta al dialogo con i residenti delle regioni di Donets e Luhansk, profughi compresi ma non con i cosiddetti esponenti delle istituzioni locali. Questo clima di profonda sfiducia rischia di incidere anche sullo svolgimento delle consultazioni locali nel Donbass, che dovrebbero aver luogo nel corso del 2020 e che dovrebbero avere la funzione di porre fine al conflitto su scala locale e di trovare una soluzione politica alla vicenda. Le elezioni dovranno però svolgersi senza condizionamenti da parte delle milizie locali: un obiettivo, quest’ultimo, che pare difficile.

Le prospettive

Le relazioni tra Ucraina e Russia sono lentamente migliorate a partire dal mese di settembre e più in generale dall’elezione del centrista e moderato Zelensky alla presidenza della repubblica. Gli scambi di prigionieri tra le parti, l’adesione dell’Ucraina alla cosiddetta Formula Steinmeier (libere elezioni in Donbass in cambio dell’autonomia) ed il ritiro congiunto delle forze del governo ucraino e delle milizie separatiste da tre punti di contatto del fronte hanno rappresentato importanti passi avanti nel dialogo tra le parti ma i temi più scottanti e divisivi non sono comunque stati risolti. Tra questi, senza dubbio, c’è la futura collocazione internazionale di Kiev, che aspira ad entrare a far parte di Unione Europea e Nato mentre Mosca ha mostrato una certa ostilità nei confronti di questo scenario. Sullo sfondo c’è anche il ruolo importante che potrebbero giocare, in questa complessa vicenda, gli Stati Uniti, che al momento appaiono piuttosto ai margini ma il cui ruolo potrebbe tornare ad essere più significativo nel prossimo futuro. L’Unione Europea, invece, non sembra poter essere in grado di influenzare gli equilibri e di supportare efficacemente il governo ucraino.

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